Domenica 1 Febbraio (DOMENICA – Verde)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sof 2,3; 3,12-13 Sal 145 1Cor 1,26-31 Mt 5,1-12
Di Rocco Pezzimenti🏠home
Siamo sicuramente davanti a uno dei brani più noti e letti del Vangelo: le Beatitudini. Si dice che siano una sorta di manifesto del Cristianesimo. Eppure, a furia di sentirlo, rischiamo di banalizzarlo e finiamo per non dargli il giusto rilievo. Diciamo subito che è un brano per tutti perché il Signore non ne parla in una casa privata, in una sinagoga o ad alcune persone incontrate per strada. Matteo dice esplicitamente che Gesù si trova davanti a folle che sente il bisogno di ammaestrare. È chiaro che nessuno può sottrarsi a questo suo invito perché non parla a dottori della legge o a discepoli chiamati a seguirlo. No! Le beatitudini sono dirette a tutto il popolo di Dio, quindi, anche a noi e non possiamo far finta di niente.
2. La prima beatitudine, forse la più discussa e che ha prestato il fianco anche a non poche interpretazioni politiche, è emblematica, spesso, di un diabolico vizio di interpretare, quindi di scagionare, il vero senso di un’azione che riguarda l’interiorità di tutti. “Beati i poveri in spirito”. Al di là della promessa, che per chi la applica è il regno dei cieli, questa beatitudine va vissuta in spirito. Non basta essere poveri o amare la povertà come tanti credono. Quel “in spirito”, che si posseggano o no certi beni, indica un distacco proprio di chi è umile di cuore. Il cuore nel Vangelo è tutto, lì si concentra il bene e il male, l’avarizia come la stupida prodigalità. Nessuno di questi estremi può andare d’accordo con il regno dei cieli.
3. Solo se si vive in questa prospettiva, cioè “in spirito” si potrà essere anche miti e misericordiosi, cosa che chiediamo al Padre nella preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato e di cui le beatitudini sono un’ulteriore sintesi. “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”. Anche qui, questa beatitudine sembra richiamarne un’altra: “Beati i pacifici, perché erediteranno la terra”. La pace, verrebbe da chiedersi quale pace, e questo è un periodo, ahimè, in cui tanti se lo chiedono e il Signore ha risposto: “vi lascio la pace, la mia pace, che non è quella che vi dà il mondo”. È una pace soprattutto interiore, frutto del rapporto con il Cristo che è mite, che consola, che, insomma, raccoglie tutte le beatitudini.
4. Questo messaggio appare incomprensibile ad un mondo dove sembra predominare l’egocentrismo. Le beatitudini ci chiedono di uscire da questa prospettiva. Ce lo dice con chiarezza Paolo. Ci consiglia proprio di essere umili e sentirci esattamente quello che siamo, perché, guardandoci intorno, possiamo constatare che “non molti sono i sapienti secondo la carne, non molti i potenti, non molti i nobili”. Per questo ci dovremmo sentire bisognosi di aiuto e di pietà per quello che abbiamo fatto.
5. Eppure questa è la nostra grandezza. Per questo siamo stati scelti da Dio, perché quello “che è stolto per il mondo, scelse Iddio per confondere i sapienti; e ciò che per il mondo è debole; scelse Iddio per confondere quello che è forte”. Insomma non quello che ha valore secondo il giudizio mondano trova riscontro nel regno dei cieli. Di questo immenso valore, se ci facciamo umili, non bobbiamo però vantarci. È merito di Cristo, se siamo quello che siamo, che, per noi è divenuto sapienza, giustizia, santificazione e redenzione.




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