Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
di Lila Azam Zanganeh🏠home
Oscar Wilde ha scritto che «persone incantevoli come pescatori, pastori, aratori […] sono il vero sale della terra». L’espressione è arrivata a indicare, in modo vago, gentilezza, dolcezza, autenticità. Quando però Gesù, in Matteo, parla del «sale della terra», si riferisce a qualcosa di completamente diverso. Anche «luce del mondo» è diventato un tropo, talmente diluito da non significare quasi nulla.
È nel discorso della montagna che vengono pronunciate queste parole. «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?».
Nei tempi antichi produrre sale era spesso un lavoro arduo. Ma era essenziale per la conservazione di carne, pesce e formaggio. La maggior parte delle creature ha bisogno di sale per sopravvivere. E anche gli uomini ne hanno bisogno per evocare regni dalla polvere e dal vento. Il sale di allume era usato per sandali, tende, cavalli, interi eserciti. A volte i soldati venivano pagati con il sale. Salarium tradotto in salario. E Salus era la divinità romana della salute, che officiava con il sale.
Il sale era più di un bene: era un’ancora di salvezza. Pertanto, Dio chiede ai cristiani di preservare, come con il sale, la sua vita, la sua presenza in questo mondo.
Roma è stata costruita vicino al Tevere per le sue acque, ma anche perché era vicina a una via del sale, conosciuta come la Via Salaria. In quel tempo ogni romano portava con sé del sale. Allo stesso modo, più a est, sulle sponde del Mare di Galilea, o nelle miniere di sale del Monte Sodoma, tutti conoscevano l’importanza del sale. Il discorso della montagna di Cristo, dunque, collega la centralità del sale al Regno di Dio.
Anche i pesci sono importanti nel Vangelo. Conosciamo i miracoli compiuti da Pietro o Giovanni. Anche i discorsi della montagna avvengono vicino a Magdala, un porto di pescatori.
E nell’Antico Testamento si fa riferimento al «sale dell’alleanza». Mentre l’incenso brucia nel tempio, dice il Levitico, «sopra ogni tua offerta porrai del sale». Nell’alleanza con Davide: «Non sapete forse che l’Eterno, il Dio d’Israele, ha dato per sempre a Davide il regno sopra Israele, a lui e ai suoi figli, con un patto di sale?».
Negli Atti ci vengono raccontati nuovamente i quaranta giorni dopo la Risurrezione: «E, ritrovandosi assieme a loro, comandò loro che non si allontanassero da Gerusalemme, ma che aspettassero la promessa del Padre: “Che, egli disse, voi avete udito da me. Perché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, fra non molti giorni”». Papa Benedetto XVI ha osservato che la frase «ritrovandosi assieme a loro» in greco di fatto significa «mangiando sale con loro». È un pasto, come un patto. Quindi il sale è «un segno di vita nuova ed eterna». È una nuova alleanza con il Dio vivente.
Nel Rituale Romanum l’officiante fa scivolare sulla lingua del sale benedetto. «Ricevi il sale della sapienza; ti giovi per la vita eterna». Quindi la benedizione del sale conduce alla luce della salvezza. «Voi siete la luce del mondo; […] risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano […] e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». È un’alleanza, un intreccio di luce.




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