Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Di don Marco Pozza🏠home
Il giorno in cui Dio decise che aveva bisogno, anche lui, di farsi ogni tanto due risate, fu il giorno in cui inventò lo zucchero e il sale: li inventò praticamente uguali loro, a dimostrazione di come l’aspetto possa ingannare. “Che ridere! – Dio si trattiene per non fare udire il riso in tutto l’universo -: ieri sera ho visto, laggiù in terra, mettere due cucchiaini di zucchero nell’insalata, pensando fosse sale!” Lo zucchero e il sale, per ingegno divino, sono così uguali da mandare in confusione certi giorni. Confusione dalla quale mette in guardia Dio, tanto per non mettere il sale nel caffè: «Dio non ci ha detto che dobbiamo essere il miele del mondo, ma il sale» scrive il genio di Bernanos. Alla lettera: «Voi siete il sale della terra» disse a chi, di getto, voleva andargli dietro. Ci dev’essere un qualcosa di sacro nel sale se è vero che lo ritroviamo nelle lacrime e nel mare. C’è un però: «Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato?» Persa la sua bella qualità, «a null’altro serve che ad essere gettato via, calpestato». Non che sia questione di quantità, bensì di qualità: sarà sempre quel pizzico di sale in più o in meno a fare la differenza. Che poi, a pensarci seduti a tavola, se è vero che un chicco di sale ha un solo e identico gusto, è altrettanto vero che ne avrà migliaia, a seconda del cibo sul quale verrà messo: per ogni cibo, in ogni cibo, saprà fare la differenza con il semplice gesto dell’andare ad insaporire esattamente quel cibo, ch’è diversissimo da tutti gli altri cibi. Un chicco di sale su una fetta di carne ha un sapore: lo stesso chicco messo su una foglia di verza ne avrà un altro. Eppure il chicco è lo stesso. Non sbaglia quel cecchino di Dio: il cristiano, ovunque accetterà di essere ciò per il quale è venuto al mondo, saprà fare la differenza. Pur essendo lo stesso il Dio che lo manda, la fede che lo abita, la passione che lo sospinge.
Non lo zucchero (dolcificante) di cui va ghiottissimo il mondo ma il sale che brucia e insaporisce. “Lo zucchero non servirà a niente quando sarà il sale a mancare” sembra l’approfondimento di Dio. Che, terra terra, è una dichiarazione di guerra ad un certo cristianesimo: “Se transitate per questa terra e nessuno si accorge di voi, gentilmente non scambiate per umiltà quest’apparente invisibilità. Semplicemente non siete stati in grado di fare la differenza”. Lo visse dapprima Lui, quando scribi, farisei e compagnia bella lo fischiavano, sbeffeggiavano, inchiodavano al palo: “I vostri fischi sono il più bel applauso. E’ come se mi diceste che vi siete accorti che esisto e che vi sto stretto. Grazie per farmi sentire così importante”. Lui – sale su una mano e luce sull’altra – è convintissimo che il mondo non sia stanco del cristianesimo: ne ha visto ancora troppo poco per poterlo essere. Il mondo è esausto del cristianesimo quando è ridotto a soprammobile, della fede travestita da apparenza, di presenze che vivono a rimorchio del mondo senza fare in modo che il mondo, magari ridendole, decida di ritornare a Dio. Circa il palato, poi, bisognerà ammettere che il mondo ce l’ha finissimo, soprattutto in materia di contraffazione: valuta sempre meno il cristiano per la sua apparenza e il suo impeccabile aspetto ma ama farlo in base al sapore che lascia nel cuore il suo passaggio in mezzo al mondo.
Il sapore o l’insipido.
Il cristiano «è luce del mondo» in un mondo che ama le tenebre. Assomiglia ad una vetrata: quando c’è il sole scintilla, ma quand’è buio mostra a tutto il mondo la sua bellezza soltanto se avrà della luce dentro di sè. Il sale non usa nessuna forza, la luce nemmeno: semplicemente si posano senza fare rumore, illuminano senza usare aggegi aggressivi. Così, a sentire il Cristo ragionare, sarà il cristiano: oppure non sarà cristiano. Il fatto che esista anche la possibilità della pasta in bianco (senza niente a condirla) non toglie brio al Vangelo: senza sapore il sale non sarà più lui, sotto un moggio la luce non sarà più lei. Saranno pure invisibili il sale e la luce: quando incontreranno del cibo o un oggetto, però, diventeranno per loro motivo di rivelazione. Occasione unica d’insaporirsi.



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