Alessandro Cortesi O.P. Commento V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Di Alessandro Cortesi O.P.🏠home

“Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo”. Il simbolo del sale attraversa la Bibbia e presenta significati diversi. In negativo è segno del giudizio di Dio, come ricorda l’episodio della rovina di Sodoma (Dt 29,22; Sof 2,9) e la moglie di Lot (Gen 19,26; Sap 10,7); è ancora simbolo della distruzione (Gdc 9,45). In positivo il sale è indicato come elemento indispensabile per la vita umana (Sir 39,26). Indica poi la forza: ai bambini appena nati si facevano le frizioni di sale in segno di augurio e di incoraggiamento per la vita (Ez 16,4). Il sale è soprattutto segno di incontro e di amicizia: nel libro dei Numeri si parla di “un’alleanza di sale, perenne, davanti al Signore” (Num 18,19) con riferimento alla prescrizione di Lev 2,13: “dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio”. Il sale ha così questa funzione di rendere un’offerta dedicata al Signore e ricorda il patto, legame che stringe la vita quotidiana del popolo al Dio liberatore e fedele. Un’alleanza di sale ha il carattere della stabilità, non si corrompe e non può venir meno. Ancor oggi nel mondo orientale mangiare insieme pane e sale è segno di un’intesa. Sale è anche segno di vita (da cui il termine ‘salario’, elemento per la sopravvivenza). Ed è segno di sapienza: “Il vostro parlare sia sempre con grazia condito col sale (della sapienza) per sapere come rispondere a ciascuno” (Col 4,6). ‘Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri’ (Mc 9,50).

Gesù chiede ai suoi discepoli di essere luce e sale: chiede loro non solo di essere testimoni e annunciatori, ma un segno di alleanza nella storia in cui essi vivono. Il sale, come la luce, stanno in rapporto ad altro, si diffondono e scompaiono lasciando spazio ad altro da sè. Il sale dà sapore, la luce consente di vedere. L’immagine della luce in Matteo viene trasformata in una parabola che parla di città sul monte e di lucerna sul candelabro. Gesù chiama i suoi discepoli, dopo aver indicato loro la via delle beatitudini e averli detti ‘beati’ ad essere sale e luce. Segni che non s’impongono ma suscitano fascino e attrazione. La comunicazione della fede, come incontro con Cristo, non è opera di indottrinamento ma di testimonianza e proposta.

Come si può attuare questo? La prima lettura offre indicazioni importanti: Isaia si scontra con una religiosità che annulla il senso profondo del rapporto con Dio. E’ una religiosità magica, dove il sacrificio è inteso ad ingraziarsi un Dio lontano: il culto mira a controllare la divinità. Isaia parla invece di un ‘altro digiuno’:  il rapporto con Dio non dipende dagli sforzi umani. Al centro della fede sta l’apertura a Dio che scende e libera, ascolta il grido dell’oppresso e si prende cura del povero. L’altro digiuno si compie nell’attuare giustizia.

Il primo modo per ‘essere luce’ sta nello sciogliere le catene che tengono oppresse le persone rendendole schiave.  Si potrebbe  cogliere l’invito ad un’opera educativa intesa a liberare, nella ricerca a lasciare spazio ed espressione alle potenzialità di vita di ognuno.

Un secondo modo è dividere il pane: la fame è terribile schiavitù che conduce alla morte. Dio si preoccupa che i suoi figli abbiano da mangiare e imparino a condividere: il cibo, dono di Dio, non va sottratto agli altri, non va ammassato, né conservato per paura, ma richiede di essere condiviso quale dono di Dio che ha cura di tutti.

Essere sale e luce infine rinvia a ‘stare dentro’ alla realtà. Gesù invita ad una presenza responsabile e disponibile a scomparire, divenendo solidali nella storia, come sale e luce che non si percepiscono ma innervano la realtà. I discepoli potranno essere così se seguono Gesù nel cammino delle beatitudini indicate. Stare dentro le realtà come segno di vicinanza di Dio che è fedele e prende le parti dei poveri e delle vittime: a questo sono chiamati i credenti nel seguire Gesù.


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