Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Di don Lucio D’abbraccio🏠home
Siamo abituati a pensare alla fede come a qualcosa di estremamente privato, un tesoro da custodire nel segreto del cuore per paura che qualcuno possa rovinarlo o deriderlo. Eppure, il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci libera da questa tentazione.
Gesù ci guarda negli occhi e non usa il condizionale.
Non dice: “dovreste essere”.
Non dice: “cercate di diventare”.
Egli afferma con autorità divina un dato di fatto:
«Voi siete il sale della terra» e «Voi siete la luce del mondo».
Fermiamoci sul sale.
Al tempo di Gesù aveva due funzioni vitali, che spiegano chi siamo chiamati a essere.
La prima: dare sapore.
Immaginate un pasto insipido dopo una lunga giornata. Pur nutriente, diventa immangiabile. Così è la vita senza testimonianza cristiana: piatta, spenta. Un cristiano autentico rende l’esistenza più umana, più vera.
Penso a Carla, una mia amica. Lavorava in un ufficio avvelenato dalla competizione spietata.
Il successo di uno significava la rovina dell’altro.
Lei, ogni mattina, sceglieva diversamente. Aiutava chi era in difficoltà con le scadenze. Condivideva le sue competenze invece di nasconderle. Non predicava. Non ostentava. Preparava un caffè a chi arrivava in ritardo. Restava qualche minuto in più con chi era in affanno. Viveva un’umanità concreta.
E lentamente quel luogo cambiò atmosfera.
Dopo mesi, alcuni colleghi le chiesero:
“Ma perché lo fai?”.
E quella domanda era già una porta aperta al Vangelo.
Questo è il sale che dà sapore alla vita.
La seconda funzione del sale era preservare dalla corruzione. Senza frigoriferi, impediva al cibo di marcire. Il discepolo è colui che, con la sua presenza, frena il male. Non si adegua. Non dice: “fanno tutti così”.
Penso a chi, in un gruppo di amici, non ride delle battute che umiliano qualcuno.
A chi rifiuta di partecipare al pettegolezzo che distrugge reputazioni.
A chi, nel commercio, non bara sulla fattura anche quando “è normale”.
Questo è il sale che disinfetta le ferite del male.
Ma Gesù aggiunge parole durissime:
«Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente».
Un cristianesimo di facciata, fatto solo di abitudini esteriori senza cuore, è sale scipito. Cristiani per anagrafe, ma indifferenti nella pratica. Incapaci di fare differenza.
Questa è la vera tragedia: non l’assenza di fede, ma la sua irrilevanza.
Un credente irrilevante è peggio di uno che non crede, perché testimonia che il Vangelo non cambia nulla.
Fermiamoci un momento.
E chiediamoci con onestà:
la mia presenza fa differenza?
Se domani sparissi dalla mia famiglia, dal mio ambiente di lavoro, dalla mia parrocchia, mancherebbe qualcosa?
Oppure sono semplicemente uno in più?
Se il sale opera nel silenzio, la luce opera alla luce del sole.
Se il sale cambia dall’interno, la luce orienta dall’esterno.
«Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte».
La fede non è un affare privato da tenere nel cassetto per timore del giudizio altrui. La lucerna non viene accesa per se stessa, ma per illuminare tutti quelli che sono nella casa.
Quando entrate in una stanza buia e accendete anche solo un fiammifero, le tenebre sono vinte. Non serve un riflettore abbagliante. Basta una piccola fiamma.
Essere luce significa abitare la vita quotidiana con uno stile diverso.
Un gesto di gentilezza inatteso.
Una parola di speranza quando tutti si lamentano.
Un perdono quando sarebbe legittimo vendicarsi.
Non sono gesti eclatanti. Sono quella luce quieta che permette agli altri di vedere la strada e non inciampare.
Gesù è chiarissimo:
«Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Attenzione. Non siamo noi i protagonisti.
Siamo come la luna: non brilliamo di luce propria, ma riflettiamo quella del sole. Se la gente, guardando la nostra vita, si ferma a lodare noi dicendo “quanto sei bravo”, abbiamo fallito. Se invece, attraverso la nostra bontà, la nostra onestà, il nostro perdono, intravede la bellezza di Dio e lo ringrazia, allora siamo stati vera luce.
Sant’Ireneo lo disse con parole memorabili: «Gloria Dei vivens homo». «La gloria di Dio è l’uomo vivente».
La nostra vita pienamente umana è la vera lode al Creatore.
Chiediamo allora la grazia di non essere cristiani insipidi o spenti. Chiediamo il coraggio di essere, nelle nostre case, nei nostri uffici, nelle nostre scuole, quel pizzico di sale che cambia il sapore della giornata.
Quel raggio di luce che indica, senza urlare ma senza nascondersi, che Dio è Padre ed è vicino a ciascuno di noi.
Non serve essere eroi.
Serve essere veri.
Il resto lo fa Lui.



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