P. Andrea Fulco Commento VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 15 Febbraio (DOMENICA – Verde)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

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Continuiamo a gustare le parole del discorso della Montagna, ricco di spunti per cambiare vita e ritrovare il senso del nostro essere cristiani autentici e veri. Gesù parla con parresia e ci indica una via di vita che va oltre il criterio di giudizio morale dell’epoca. Gesù è il compimento della legge, nuova alleanza inaugurata nel suo sangue, ci permette di capire l’antitesi tra l’avete inteso che fu detto, ma io vi dico. Quel ma io vi dico fa la differenza. Il giudizio di Cristo non è codificato dalle leggi del tempo, ma si basa sulla legge dell’amore e della misericordia. La Cristonomia evangelica supera tutte le rigidità delle leggi e dei nostri contesti ecclesiali. Non si tratta di abolire ma di compiere, di attualizzare nel presente ovvero dare anima e calore a un progetto che salva. Accogliere la Buona notizia non solo ci fa essere beati, ma ci dà le chiavi per non perderla attraverso comportamenti pratici indicati da Cristo. Gesù ci ricorda che chi osserva la Parola sarà considerato grande nel Regno dei cieli: ma i grandi sono sempre i piccoli e i poveri che mettono in pratica le sue parole e possono essere chiamati fratelli sorelle e madri.(Mc3,31-34). L’osservanza della sua Parola crea veri legami di intimità che superano quelli di sangue, ci aiuta ad essere sinceri, onesti e non giudicare, non avere nemici da odiare. Il rancore e l’odio fuor di metafora sono i veri nemici del cuore che ci imprigionano. Chi dice stupido al proprio fratello si pone come giudice severo che non riconosce nessun bisogno di condono e di misericordia, ci pone al di sopra di Dio, il giudizio è una vero immondezzaio che va bruciato nella Geenna. Con la misura con cui giudichiamo saremo giudicati. La misericordia ha sempre la meglio nel giudizio. Siamo fratelli dello stesso Dna di Cristo e siamo chiamati a guardarci e a trattarci non come colpevoli ma come debitori. Non ci sia alcun debito se non quello dell’amore vicendevole (Rm 13,8-10). Chi perdona ha trovato la chiave della propria prigione e della propria infelicità (Beato Stefan Wysznski). Chi giudica emette sentenza di condanna, e deve pagare un debito che non si condona se non con l’amore verso gli altri. In questa ottica di misericordia si inseriscono anche le norme della fedeltà coniugale: non è lecito ripudiare la propria moglie se non in caso di concubinato. La fedeltà non è solo un atto esteriore e formale ma intrinseco alle proprie scelte fondamentali di vita, cosi la vera testimonianza di vita che ci rende credibili. Se il tuo occhio ti scandalizza cavalo, meglio entrare con un occhio solo che con due e andare a finire nell’immondezzaio per essere bruciati. Lo scandalo di cui parla Gesù non è solo inteso dagli abusi, che riguardano la sfera affettiva, ma anche gli scandali di una vita non coerente e autentica che turba i piccoli. La sincerità del cuore ci trasforma e ci rende veri discepoli. Sempre bello menzionare il grande don Tonino Bello che ricordava: la fede ci rende credenti, la speranza ci renderà credibili, ma solo l’amore ci fa creduti.


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