Domenica 15 Febbraio (DOMENICA – Verde)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 15,16-21 Sal 118 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37
Di Figlie della Chiesa🏠home
Il brano evangelico che la liturgia ci propone in questa domenica (Matteo 5,17-37) rappresenta un passaggio importante del “Discorso della montagna”, di cui fa parte, e di tutto l’insegnamento di Gesù.
Infatti, definendo il suo rapporto con la Torah, Gesù trova modo per affermare la propria unicità e per proporre, a chi vuole essere suo discepolo, la pienezza e la verità delle sue parole.
Egli non rifiuta, anzi abbraccia la storia, il cammino, la vita di Israele, popolo della Prima Alleanza e insieme di chiunque crede in lui, facente parte del popolo della Nuova ed Eterna Alleanza, a qualsiasi Nazione egli appartenga.
Novità nella continuità
Gesù si pone come novità rispetto alla Torah, con l’espressione emblematica che nel brano ricorre più volte: “Avete inteso che fu detto agli antichi… Ma io vi dico…” (vv.21-22.27-28.31-34); In questo modo manifesta di essere su un piano di uguaglianza con Dio, il quale aveva consegnato sul Sinai le Dieci Parole (Esodo 20) e si presenta anche Lui come datore ii una Parola originale rispetto a tutte le altre. Tuttavia, la novità di Gesù non cancella ciò che è contenuto nella Legge e nei Profeti: “Non crediate che io sia venuto ad abolire…” (v. 17).
Piuttosto, Gesù è novità nel senso che, ponendosi in continuità con la Legge e i Profeti, “dà pieno compimento” a quello che Dio ha voluto dire, con verità e bontà, attraverso la Torah: perciò, “fino a quando tutto non sarà avvenuto, nemmeno il segno più piccolo della Legge passerà” (v. 18).
La novità, il pieno compimento che Gesù porta è la riaffermazione della necessità di ritornare a Dio, alle origini del suo progetto di salvezza, dove tutto è “cosa buona” (Gn 1) e pienezza di vita; alla misura infinita della sua giustizia e del suo amore; una misura che in Cristo raggiunge il suo culmine, perché Egli incarna ogni Parola uscita da Dio, osservandola con amore e senza cedimenti, nella piena obbedienza al Padre e nel dono di sé all’umanità.
Discepoli di questa novità
Gesù, quindi, esorta i suoi discepoli a non accontentarsi di un approccio superficiale ai comandamenti di Dio, magari solo per scrupolo o con fastidio, come se fossero una regola vuota o un peso; ma ad essere partecipi della sua novità e capaci, con la testimonianza della propria fede, di dare pieno compimento agli insegnamenti divini. Per far questo devono “superare la giustizia degli scribi e dei farisei” (v.20) ed avere un riferimento più alto da seguire, cioè “essere perfetti come il Padre celeste” (Mt 5,48).
Gesù stesso ha ricercato, solo ed esclusivamente, la perfezione secondo i progetti del Padre.
La novità che cerca la perfezione secondo Dio esige un approccio diverso ai comandamenti rispetto all’Antico Testamento; sull’esempio di Gesù, occorre che la persona sia coinvolta nella sua interezza e che li viva portandoli alla misura piena di giustizia e di amore.
Ecco perché Gesù, scendendo nel particolare (vv.29-30), invita ad educare il cuore e ogni altro membro del corpo, cioè la totalità del proprio essere, a non essere un inciampo (“scandalo”) che impedisce agli altri di scoprire, nel Signore, la bellezza della vita; cioè ad essere segno del vero amore, riflesso di Dio, che si dona gratuitamente; altrimenti, avremo sprecato l’esistenza, impedendo anche a noi stessi di trovarla e rendendoci degni della Geenna.
Seguendo l’esortazione di Gesù, dovremo impegnarci:
- a ricercare, nel cammino della vita, in ogni modo possibile, di costruire prima di tutto fraternità tra noi esseri umani, fino al punto di perdonare, quando necessario, anche se sono gli altri a mancare nei nostri confronti: “Se… tuo fratello ha qualche cosa contro di te”… per poter essere, di conseguenza, autentici figli di Dio Padre: “Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono” (vv.23-26);
- a capire che non uccidere non significa solo evitare di togliere a qualcuno la vita fisicamente, ma pure evitare di distruggerne l’esistenza e la dignità anche solo con le parole o con l’ira (vv.21-22);
- a comprendere che il comando di non commettere adulterio richiede di non pretendere di possedere l’altro/a nemmeno col desiderio (27-28);
- a non scegliere la via, apparentemente più facile, di sciogliere un’unione coniugale, ma mettercela tutta per essere per sempre, nel dono di sé, come una sola carne (vv.31-32);
- a non giurare, perché se le nostre parole sono sincere non abbiamo bisogno di ulteriori testimoni che le comprovino, testimoni che, tra l’altro, nemmeno possiamo chiamare in causa; ad esempio, non possiamo giurare “neppure per la nostra testa, perché non abbiamo il potere di rendere bianco o nero un solo capello” (vv.33-37).
Un approccio sapienziale
Come ci esortano le altre letture e il salmo, dobbiamo chiedere Sapienza allo Spirito Santo:
- per credere che i comandamenti sono via alla vita, alla gioia e al bene e che solo “chi li osserva e insegna agli altri a fare altrettanto sarà grande nel Regno dei cieli” (v. 19);
- per vivere i comandamenti, non come un dovere o per paura, ma con tutto il cuore, nella totalità del nostro essere, scegliendo la via impegnativa ma liberante dell’amore;
- per credere nella novità che Gesù Cristo porta in sé: quella di far entrare il nostro tempo nella pienezza di Dio, perché Egli è il Verbo che si è incarnato per farsi vicino a noi e ha portato a compimento ogni parola del Padre: “Chiunque ascolta e mette in pratica le sue parole è come un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7,24) e diventa “perfetto come il Padre”.
Domande di riflessione
- Sono convinto che, credendo in Gesù e nei suoi insegnamenti, trovo la pienezza della vita?
- Che significato dò ai comandamenti: sono per me una via che mi fa essere grande per la vita, oppure un’imposizione o un messaggio freddo che non mi riscalda il cuore?
- Cerco di essere perfetto come il Padre, impegnandomi con tutto me stesso ad amare come lui?
- Prego lo Spirito Santo perché mi dia la sapienza di vivere al meglio la Parola di Dio?



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