Alessandro Cortesi o.p. commento VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 15 Febbraio (DOMENICA – Verde)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

di Alessandro Cortesi o.p.🏠home

“Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno …”. ‘Se vuoi…’ la Parola di Dio è appello ad una libertà come risposta. Quando rispondiamo a qualcuno che chiama siamo invitati innanzitutto ad uscire dalla solitudine, ad aprirci ad una alterità. E’ la possibilità di scoperta di una relazione. Nell’invito ‘se vuoi…’ si socchiude una porta che apre il cammino verso una parola da accogliere e far propria per lasciarsi cambiare dalla parola che precede e invita. I cosiddetti ‘comandamenti’ nella tradizione biblica sono innanzitutto le parole dell’alleanza, le tracce di un incontro che si fa dialogo di vita, la declinazione della parola di amore: ‘Io sono il Signore della tua vita’. In questione non è l’osservanza di una legge anonima e oppressiva, ma un rapporto personale: “se hai fiducia in lui, anche tu vivrai”. Al cuore dell’esistenza di ognuno, dice il Siracide, c’è il seme di una promessa: ‘vivrai’. Ed è questo un seme che fiorisce nell’incontro tra dono e accoglienza, tra proposta e libertà, nel dare spazio alla parola di Dio e nello schierarsi di fronte al bene e al male. E’ un esser custoditi per poter esprimere nelle scelte e nei gesti della vita di ogni giorno una risposta che si radica in uno sguardo di bene e viene accompagnata ad essere espressione di una vicinanza accolta.

Dopo la pagina delle beatitudini e subito dopo le due metafore del sale e della luce, Matteo inserisce nel suo vangelo una lunga pagina detta ‘delle antitesi’: ‘avete inteso che fu detto, ma io vi dico…’. Gesù si pone con autorevolezza di fronte alla legge e indica l’orizzonte in cui attuare alcune indicazioni. L’intera pagina va letta però con alcune avvertenze. E’ innanzitutto da accogliere l’affermazione: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento…”. Non si devono intendere queste parole come una opposizione di Gesù alla legge ebraica, alla tradizione di Israele, al Dio dell’Antico Testamento. Gesù non si pone in contrasto con la legge, ma accompagna a scorgere la radice nei comandamenti in un appello che coinvolge l’interiorità e chiede ascolto. Ciò che sta al cuore della sua preoccupazione è il regno dei cieli, il rapporto con Dio compassionevole e buono (Mt 5,45). Il desiderio di Dio è compassione e giustizia oltre la legge stessa.

C’è poi una insistenza ripetuta: ‘se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli’ (Mt 5,20; cfr 6,1). E’ questa una chiave di lettura dell’intera pagina sulle sei prescrizioni della legge richiamate. Al cuore del discorso sta l’esigenza di una ‘giustizia sovrabbondante’, in rapporto al ‘regno dei cieli’.

‘Scribi e farisei’ sono indicati come un tipo: sono persone religiose preoccupate di una esecuzione di prescrizioni puntuale o erudita ma senz’anima, con uno sguardo chiuso agli altri e presuntuoso di fronte a Dio, ripiegati su di sé e preoccupati delle apparenze. A Gesù sta invece a cuore comunicare il senso profondo dell’esperienza di fede come relazione di amore con Dio.  ‘Ma io vi dico’: una pretesa risuona in queste parole e proviene dalla sua libertà, dall’autorevolezza della sua vita. E’ appello perché coloro che seguono le beatitudini non rimangano schiavi sotto la legge ma persone libere capaci di responsabilità. La provocazione di Gesù conduce a togliere le radici della violenza, a impostare relazioni non di possesso  ma di cura. Il cammino per il regno dei cieli implica rapporti nuovi gli altri, di accoglienza e dedizione. Gesù chiede parole trasparenti e propone di intendere la riconciliazione con l’altro più sacro dell’offerta all’altare. Non si può vivere un rapporto autentico con Dio senza gli altri. Tutta la legge per Gesù si riassume in un sola parola decisiva. Decisivo per lui è l’amore.


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