Figlie della Chiesa Lectio I DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica 22 Febbraio (DOMENICA – Viola)
I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 2,7-9; 3,1-7   Sal 50   Rm 5,12-19   Mt 4,1-11

di Figlie della Chiesa🏠home

Abbiamo dato inizio al tempo sacro della Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri; abbiamo così presentato al Signore la nostra fragilità e il desiderio di intraprendere con fiducia e impegno il cammino verso la Pasqua del Signore.

Ora, nella sua pedagogia materna la Chiesa nelle letture domenicali dell’Anno A, ci propone un percorso di rinnovamento interiore attraverso la preghiera, la penitenza, la gioia del ritorna a Dio.

La preghiera Colletta propria ci pone sulle labbra l’invocazione al Padre affinché “possiamo intraprendere con la forza della Parola il cammino quaresimale”. E la Parola che ci viene donata è davvero ricca di contenuti e di spunti che ci consentono di entrare con fiducia in relazione con il Padre, attraverso il Figlio e con la forza dello Spirito Santo.

La prima lettura, tratta dai capitoli 2 e 3 della Genesi (2,7-9; 3,1-7) ci riporta all’origine, all’Eden, quando i progenitori si lasciano ingannare dal serpente, illudendosi di decidere da sé quale sia il loro bene e il loro male. La tragica conseguenza del gesto di mangiare i frutti dell’albero proibito è l’allontanamento da Dio, la perdita della fiducia in Lui, la tentazione ricorrente di vederlo come nemico e controllore severo.

A questo quadro cupo l’apostolo Paolo nella seconda lettura contrappone la figura del nuovo Adamo, che con la sua adesione incondizionata alla volontà del Padre ottiene per tutti gli uomini la giustificazione.

Il brano, tratto dal capitolo 5 (12-19) della Lettera ai Romani, ci assicura che il dono di grazia che Gesù è venuto a portare per risanare Adamo, si è riversato con abbondanza su tutti noi; e la disobbedienza dei progenitori viene sanata attraverso l’obbedienza di Cristo, che tutti ci costituisce giusti.

Il testo del Vangelo di Matteo (4,3-11) che viene offerto alla nostra contemplazione ci mostra Gesù, che, come creatura umana, viene sottoposto alla tentazione; e per prima cosa colpisce il fatto che si afferma che è quasi una necessità che Egli venga sottoposto alla prova. Infatti, Gesù è “condotto dallo Spirito” nel deserto, appositamente per essere tentato.

Sappiamo che nel cammino dell’Esodo il deserto è stato per gli Israeliti luogo di tentazione, ma anche di crescita nella relazione con il Dio che lo sta liberando dalla schiavitù.

Con la scelta di digiunare per 40 giorni, Gesù vuole esprimere l’assoluta priorità di Dio su tutte le cose terrene, compreso il cibo; e tuttavia accetta anche di fare l’esperienza della debolezza umana.

Il diavolo agisce quando Gesù si trova nel bisogno per colpirlo quando è più vulnerabile, con la stessa strategia che adotta anche nei nostri confronti.

In questo momento delicato il tentatore, in modo subdolo, affidandosi a una capziosa interpretazione della Parola di Dio, cerca di lusingare il Signore; per prima cosa gli insinua il dubbio sulla sua identità e tenta di orientarlo a provvedere egoisticamente a se stesso: Se sei figlio di Dio… a Dio è possibile anche trasformare le pietre in pane… perché non dovresti farlo?

La risposta di Gesù è limpida e fa riferimento al capitolo VIII (v. 3), del Deuteronomio, quando Dio fa ricordare al popolo d’Israele che, ha provveduto alla sua fame per ben quarant’anni, nel deserto, nutrendolo di manna, un cibo “che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”.

Nel nostro mondo attuale, in cui il benessere materiale sembra essere la più grande preoccupazione, questa risposta del Signore ci dice quanto sia importante non aggrapparci a ciò che perisce, pur servendocene, ma a dare la priorità assoluta- come Gesù ci insegna a fare- alla Parola salvifica di Dio.

Nella seconda tentazione, il diavolo conduce Gesù sul pinnacolo del Tempio, il luogo più alto della città santa, per indurlo a fare un gesto spettacolare e inutile; e si appoggia anche lui a un testo della Scrittura, il Salmo 90 (91)11,12 che promette al fedele l’aiuto degli angeli che possono togliere ogni inciampo al suo cammino

Gesù però, di rimando, cita l’ammonimento che Dio in Deuteronomio 6,16 fa al suo popolo, dicendo: Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa…. L’episodio di Massa e Meriba, narrato nel libro dell’Esodo (17,1-7) racconta la ribellione degli Israeliti, nel deserto, contro Mosè e contro Dio; disperati perché privi di acqua, vivono una terribile crisi di fede e, dimenticando tutti i prodigi che Dio ha fatto, mormorano e vogliono metterlo alla pro va (la parola Massa significa infatti tentazione e prova).

Ma il Signore, facendo scaturire l’acqua dalla roccia, dimostra che non c’è bisogno di tentarlo, perché Egli provvede sempre al suo popolo, anche miracolosamente, purché mantenga verso di Lui un atteggiamento di ferma fiducia.

Il diavolo però non demorde e fa un ultimo tentativo: cerca di toccare l’umanità di Gesù in un punto che ritiene molto sensibile, un lato debole della realtà umana: il fascino del potere, della gloria, il bisogno di essere ammirati e riconosciuti…

Dal monte altissimo su cui lo conduce Satana mostra a Gesù tutti i regni della terra e la gloria che li circonda quando sono all’apice del potere; uno spettacolo grandioso, che tuttavia ha un prezzo che occorre pagare proprio a lui, il diavolo: bisogna prostrarsi e adorarlo.

La risposta di Gesù è un ordine tagliente: Vattene! La tua proposta non ha alcun senso per me. Ho fatto già la mia scelta. Per me sono essenziali le parole che il Padre ha dato al suo popolo…

E ancora una volta cita il Deuteronomio (6,13): Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome. Al potere Gesù contrappone il servizio; alla gloria, l’umiliazione per la nostra salvezza!

Così Gesù ci dimostra come si vince qualsiasi tipo di tentazione: appellandosi alla Parola di Dio, che è la vera guida ai nostri passi, la stella polare che ci consente di orientarci anche nelle tenebre più fitte, quando sembra che le situazioni che siamo chiamati a vivere non abbiano vie di uscita.

Proprio allora, come per Gesù, gli angeli si metteranno al nostro servizio, come hanno fatto con Lui. Potremo così esperimentare che il cammino di purificazione quaresimale è prezioso per acquistare forza e vivere insieme ai fratelli e sorelle che ci stanno accanto questo tempo di crescita spirituale, sapendo che anche di “angeli umani” si serve il Signore per lenire le ferite relazionali e guarire i nostri cuori.

Sarà importante, perciò, in questo tempo quaresimale, che ci interroghiamo sul peso che la Parola di Dio ha nella nostra vita e che impariamo a diventare, come il Figlio amato, persone libere e mature, capaci di servire Dio e i fratelli.


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