S.B. Card. Pizzaballa Meditazione I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 22 Febbraio (DOMENICA – Viola)
I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 2,7-9; 3,1-7   Sal 50   Rm 5,12-19   Mt 4,1-11

di S.B. Card. Pizzaballa🏠home

Il racconto del primo peccato commesso da Adamo ed Eva, che leggiamo al capitolo tre di Genesi, ci dice che il male accade nel cuore dell’uomo quando questo dimentica la Parola con cui Dio gli ha parlato e si lascia confondere da altre voci, che si insinuano e lo distraggono dalla verità che gli è stata rivelata.

Il brano di Vangelo di oggi (Mt 4,1-11) ricalca esattamente la stessa dinamica: Gesù, al Giordano, ha ricevuto una parola del Padre, una parola che gli ha rivelato la sua identità di Figlio amato.

Immediatamente dopo, però, Gesù deve affrontare la prova, che consiste proprio in una voce diversa da quella del Padre, una voce che gli propone un cammino diverso da quello inaugurato con il Battesimo.

Non gli propone solo di fare cose diverse, ma di essere altro da se stesso: Gesù è il figlio amato, che in tutto può fidarsi del Padre e vivere della Sua Parola, senza dover conquistare o dimostrare nulla.

E il tentatore lo mette alla prova proprio su questo, su ciò che lo costituisce Figlio: “Se Tu sei Figlio di Dio…” (Mt 4, 3.6), sul contenuto di questa figliolanza. Non gli dice: “Se sei forte, se sei ricco, se sei potente…”, ma, appunto, “se sei Figlio”.

La prima tentazione insinua che se Gesù è Figlio di Dio, allora può tutto.

“Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane” (Mt 4,3). È la tentazione dell’autosufficienza, del non avere bisogno di nessuno, del non dover né chiedere, né accogliere, né ringraziare. È un Figlio che non ha realmente bisogno del Padre.

La seconda tentazione insinua che se Gesù vuole essere sicuro di essere Figlio di Dio, il Figlio amato, prima lo deve mettere alla prova.

“Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo perché il tuo piede non inciampi in una pietra” (Mt 4,6). È un Figlio che non può fidarsi del Padre.

La terza tentazione insinua che anche se Gesù è Figlio di Dio, in realtà non può niente e non ha niente. Il Padre non condivide con lui le sue ricchezze, non è il Padre a dargli ciò di cui ha bisogno, ma deve scendere a patti con il male per vivere pienamente: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai” (Mt 4,8). È come se essere figli in realtà non bastasse per essere beati.

Queste tre tentazioni, in realtà, toccano in profondità tre paure dell’uomo.

La prima rivela la nostra paura più primordiale: la paura della mancanza. Quella sensazione che, se non ci procuriamo da soli ciò che ci serve, nessuno lo farà. È la paura di non essere sostenuti, di non essere amati abbastanza da poter dipendere.

La seconda rivela la paura di fondo che Dio non voglia veramente il nostro bene, che non sia davvero il “Dio con noi”. Da qui il bisogno di metterlo continuamente alla prova, come se dovesse dimostrarci di essere affidabile.

La terza dice la paura di non valere abbastanza, di essere insignificanti: il peccato insinua che se non si ha tutto, se non si può tutto, allora non si vale nulla.

Gesù, però, non vive di paura, di timore: vive della sua relazione con il Padre, ed è questa la sua vera ricchezza. Alla tentazione Lui risponde sempre con la Scrittura, non come un’arma per combattere, ma come un orientamento profondo del cuore. Siccome è Figlio, conosce la voce del Padre, e sa che è una voce che non fa paura, che non pretende nulla.

La Quaresima ci porta nel deserto perché possiamo allenarci a riconoscere, tra le tante voci che ascoltiamo, quella del Padre. Ma come farlo? Quale criterio ci viene dalla pagina di Vangelo di oggi?

Il racconto delle tentazioni ci dice che la voce del Padre non ci allontana mai da ciò che siamo, non ci chiede di diventare qualcun altro, non vuole altro se non che noi diventiamo ciò che siamo: figli, amati, capaci di fiducia, capaci di chiedere.

Per vincere la tentazione, dunque, non bisogna essere più forti del male.

Basta tornare ad ascoltare la Parola del Padre, che ci chiama per nome, che ci rivela chi siamo e cosa vogliamo veramente.


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