Domenica 22 Febbraio (DOMENICA – Viola)
I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11
di don Lucio D’abbraccio🏠home
C’è un dettaglio, all’inizio del Vangelo di oggi, che dovrebbe farci tremare i polsi: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo». Non è un incidente, non è un fuori programma. È lo stesso Spirito di Dio a spingere Gesù in quel luogo arido e inospitale. Il deserto non è solo geografia; è la radiografia dell’anima. È quello spazio nudo dove le distrazioni crollano e ci ritroviamo faccia a faccia con la nostra verità, con i nostri demoni e, soprattutto, con le nostre paure più inconfessabili.
Il tentatore è astuto. Non si presenta quando siamo felici, sazi e circondati dall’affetto. Attende il momento della nostra debolezza più vera e profonda. Dopo quaranta giorni, Gesù è sfinito. E proprio lì, nella fame, il tentatore insinua il suo veleno: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». È la lusinga dell’urgenza materiale che calpesta l’anima. Quante volte, nelle nostre giornate, cediamo alla logica del bisogno immediato? Accade quando, pressati dalle scadenze o dall’angoscia economica, accettiamo compromessi che sporcano la nostra coscienza, illudendoci che “per questa volta” sia necessario. Accade quando cerchiamo di colmare i nostri abissi di solitudine consumando cose, relazioni o piaceri fugaci. Gesù smaschera questo inganno con una parola netta: «Non di solo pane vivrà l’uomo». Sant’Agostino lo aveva capito fino in fondo: il nostro cuore è inquieto, e nessuna cosa finita potrà mai saziare una fame che è infinita.
Fallito il primo assalto, il nemico cambia tattica. Porta Gesù sul punto più alto del tempio e gli dice: «Gettati giù». È la tentazione del miracolo a comando, della religione usata come spettacolo. È il vizio sottile di voler manipolare il Creatore. Quante volte la nostra preghiera si trasforma in un contratto: “Se ci sei, guariscimi”, “Se mi ami, risolvi questo problema familiare”. Vogliamo un Dio che ci risparmi la fatica della croce, un Dio che azzeri il dolore su nostra richiesta. Ma Gesù taglia corto: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». La fede adulta non pretende garanzie o prodigi a comando; si fida e cammina, sapendo che Dio non ci salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza.
Infine, l’abisso della terza tentazione: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». È l’ebbrezza del potere assoluto, la follia di voler essere tutto senza Dio. Non pensiamo solo ai grandi tiranni della storia. Questo idolo si nasconde nelle pieghe delle nostre vite ordinarie. Si manifesta quando, pur di ottenere una promozione sul lavoro, calpestiamo la dignità di un collega. Esplode tra le mura domestiche, quando imponiamo le nostre ragioni con prepotenza, annientando chi ci vive accanto. È la voce che ci sussurra che un piccolo cedimento morale, in fondo, ci permetterà di fare grandi cose. La risposta di Cristo è definitiva e inappellabile: «Vattene, satana! Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai». Solo Dio merita il nostro culto. Tutto il resto è polvere.
San Giovanni Crisostomo fa notare qualcosa di straordinario: Gesù non dialoga mai con il male, non lo analizza, non cerca giustificazioni. Lo combatte usando l’unica spada invincibile: la Parola di Dio. E lo fa deliberatamente, per insegnare anche a noi il metodo. Perché quella stessa Parola è nelle nostre mani, ogni volta che apriamo la Scrittura, ogni volta che la lasciamo davvero entrare nel cuore e formarci dall’interno.
La Quaresima è esattamente questo tempo di grazia. Non è una stagione di tristezza sterile, ma un cantiere di libertà. È scendere nel nostro deserto personale sapendo che non siamo soli, perché Cristo ci ha già preceduto e ne conosce ogni anfratto. Lasciamoci dunque spogliare dalle nostre illusioni. Riconosciamo i sassi che vogliamo ostinatamente trasformare in pane e gli idoli a cui stiamo svendendo la nostra dignità. Abbiamo il coraggio di stare nella prova senza fuggire, certi che Dio non abbandona chi si fida di lui. Solo così, alla fine del cammino, come accadde a Gesù nel deserto, «gli angeli si avvicinarono e lo servivano» — e quella stessa pace profonda, quella pace che il mondo non sa e non può dare, scenderà anche su di noi. Amen!




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