Domenica 1 Marzo (DOMENICA – Viola)
II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9
diP. Andrea Fulco🏠home
In questo itinerario di conversione verso la Resurrezione, saliamo anche noi sul monte Tabor. Il monte, in realtà, è solo una collina, circa 500 metri dal livello del mare; tuttavia, il monte nella Bibbia ci ricorda incontri speciali, teofanie divine, momenti unici in cui Dio si mostra per quello che è. Con Mosè, nel Sinai, per quaranta giorni e quaranta notti, Dio si rivela e comunica le sue dieci parole (Esodo); sul Tabor avviene una rivelazione di luce e un’anticipazione di gloria. Gesù viene avvolto di luce per illuminare anche le nostre tenebre e la morte interiore. Pietro è abbagliato di luce, proprio per la gioia di stare con Lui. E Dio ci dona la luce per far rifiorire l’umano. L’uomo è la gloria vivente di Dio (sant’Ireneo). “Un Dio cui non corrisponda la fioritura dell’umano, il rigoglio della vita, non merita che a Lui ci dedichiamo” (D. Bonhoeffer). La gioia di fermare il tempo e di fare tre tende corrisponde al desiderio di immortalare i momenti belli della nostra vita. Oggi i giovani sul Tabor avrebbero fatto un selfie e avrebbero pubblicato sui social un volto luminoso e trasfigurante, in attesa di un like. Ma Gesù non vuole stupire nessuno con effetti speciali, ma solo rivelarci un segreto: che è Figlio di Dio, l’Amato in cui il Padre si compiace. Nel dialogo con Mosè ed Elia, l’evangelista mette in connessione l’antica alleanza con la nuova, inaugurata da Cristo con il sangue sulla Croce. In questa teofania rimaniamo alquanto meravigliati della bellezza di Dio, che ci richiama alla bellezza del cuore. “La bellezza salverà il mondo”, diceva Dostoevskij; noi, invece, possiamo dire che solo la Passione di Cristo e la sua Resurrezione salveranno il mondo dalla morte. La vera gioia nasce proprio dallo stare con Gesù, ascoltando la sua parola: «Questi è il mio Figlio, l’Amato, ascoltatelo». Dal Sinai al Giordano, fino al Tabor, Dio non smette di parlare di sé e di portare l’uomo a Dio. In questo duplice scambio del Natale, che abbiamo celebrato, trova pienezza la salvezza. Dio si fa uomo e l’uomo diventa Dio. Siamo tutti chiamati a vivere con Gesù sotto la tenda della sua dimora divina e della Parola: il Santo dei santi da custodire nella vita; ma dobbiamo anche scendere dal Tabor. Si scende per andare verso Gerusalemme e quindi per abbracciare la Croce. In questa teofania Dio ci fa assaggiare il già e il non ancora della vita eterna. Fare festa come Pietro, sì, ma c’è un prezzo da pagare: la Croce. La creazione attende e geme le doglie del parto e attende di essere trasfigurata. «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità — non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa — e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto» (Rm 8,21-23). Lasciamoci trasfigurare con Cristo per ricevere da Lui la pienezza del Regno dei cieli.




Lascia un commento