Domenica 1 Marzo (DOMENICA – Viola)
II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9
di Giacomo Poretti🏠home
Questo Vangelo ci mette alla prova e ci costringe a pensare che la fede è qualche cosa di straordinario, di non comune, assolutamente non addomesticabile e in particolare che la fede non è un prontuario di regole e consigli per il fitness della nostra anima.
Il trio di discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo vanno a fare una gita in montagna con Gesù. Appena arrivati in cima cominciano le magie: gli abiti del capogita si trasformano, cambiano di colore, appaiono da dietro le rocce o forse dagli zaini, o meglio non si sa da dove, due anziani. I tre discepoli pensano agli scherzi dell’altitudine; Giovanni ammonisce che non bisogna esagerare con il genepì, ma quando improvvisamente compare dal nulla il Padre di Gesù si rendono conto che quello in cui credono e seguono non è per la scarsa irrorazione di sangue nel cervello, non è a causa dell’alcol o delle droghe, non è dovuto a un ictus o a un aneurisma, ma è la realtà della loro vita: esiste un Creatore della vita, un Padre appunto che ha voluto regalarci questa meraviglia dell’esistenza e che, a causa della nostra dura cervice che diffidava o non ascoltava affatto i profeti e i segni del cielo, ha mandato sulla terra suo figlio Gesù, il capogita.
Beh, sembra che i tre si siano convinti, verrebbe da dire molto affascinati e convinti; infatti non si sarebbero più mossi da lì, da quelle visioni che qualcuno ancora definisce lisergiche. Mi viene da pensare che quei tre hanno avuto un regalo enorme, di più che enorme, di un peso quasi insostenibile: infatti scendendo a valle si sono accorti che quel privilegio non era solo per loro, che dovevano distribuirlo, ma non subito.
Come avranno fatto a non urlare al mondo che avevano visto tutto quello che c’è da vedere? Timorosi hanno atteso che Padre e Figlio organizzassero qualche altro evento del genere. E accadde. Erano lì nel Getsemani, timorosi, ad accompagnarlo poco prima dell’evento finale. Erano lì pieni di speranza e pieni di sonno come spesso ci accade quando facciamo delle gite in alta montagna.
La trasfigurazione è il nostro risveglio, non da un sogno ma dalla vita.




Lascia un commento