Alessandro Cortesi o.p. Commento II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 1 Marzo (DOMENICA – Viola)
II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 12,1-4   Sal 32   2Tm 1,8-10   Mt 17,1-9

di Alessandro Cortesi o.p.🏠home

Il cammino di Abramo ha il suo inizio da una chiamata di Dio. Abbandona una situazione conosciuta per aprirsi e rischiare verso un futuro nascosto nelle mani del Dio della promessa: ‘va’, lascia…’.

La chiamata lo spinge verso un cammino non da isolato, ma per un servizio e per allargare le relazioni: Abramo sarà benedizione per tutte le famiglie della terra: ‘farò di te un grande popolo e ti benedirò… in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra’.

Il suo cammino può essere paradigma: l’affidamento a Dio chiede di rinnovarsi ad ogni passaggio: Abramo deve superare lo scandalo dell’attesa e dell’assenza di evidenze. Sperimenta il dubbio e la prova continuando a guardare alla benedizione di Dio nonostante le contraddizioni. Le vie di Dio non sono le vie dell’uomo: la vicenda di Abramo contiene in sé i tratti del cammino di ogni credente, chiamato a farsi benedizione per gli altri.

All’interno del vangelo di Matteo il racconto della trasfigurazione, posto a metà dello scritto è inteso a far cogliere il senso del cammino di Gesù verso Gerusalemme: è già un racconto pasquale. Matteo riprende schemi propri della letteratura apocalittica con particolare riferimento al libro di Daniele: “ecco, mi apparve un uomo vestito di lino con i fianchi cinti da oro puro…” (Dan 10,6). Gesù è presentato mentre è diretto a Gerusalemme e verso la croce. Il suo volto nel contempo è luminoso: le sue vesti sul monte divengono splendenti e accanto Mosè ed Elia stanno a riassumere l’intero cammino di Israele. Tutto rinvia all’esperienza del Sinai, dove Mosè visse l’esperienza dell’incontro con Dio e il dono della legge, della parola.

Il monte, lo splendore, la nube, la voce richiamano infatti il Sinai: così pure i testi dell’Esodo dove la gloria di Dio si rende vicina nella tenda: “Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la dimora” (Es 40,34-38).  Tenda e dimora sono ora – nella lettura di Matteo – la presenza di Gesù che cammina davanti ai suoi discepoli.

Pietro si rivolge a Gesù chiamandolo ‘Signore’ ed il riferimento alle tende fa volgere lo sguardo alla festa delle tende, festa che in Israele veniva celebrata sei giorni dopo il giorno dell’espiazione (Yom Kippur) con le caratteristiche di una festa di attesa messianica. Pietro dicendo di voler fermarsi accenna al fatto che ormai i tempi del messia sono presenti (2Pt1,16-18).

Il testo presenta qualche elemento particolare: è infatti posto da Matteo subito dopo l’annuncio della passione, e dopo l’invito di Gesù a seguirlo. Nell’episodio della trasfigurazione, colmo di luce, si apre l’invito a cogliere perché Gesù sta percorrendo la via della croce: la croce è esito del suo scendere, servire, salire (Fil 2,5-11). Ne mistero della croce come amore sta una luce nascosta.   Il volto sfigurato di colui che soggiace alla sofferenza e la croce è il medesimo volto del risorto: la sua risurrezione è vittoria del male e della morte ed acquista il suo senso profondo dalla via del dono e del servizio da lui percorsa. Il cammino del discepolo dev’essere quello stesso di Gesù. L’ultimo invito è un rinvio alla sua parola: ‘Ascoltatelo’.


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