Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42
di Don Paolo Zamengo
Questa scena che ha luogo presso il pozzo di Giacobbe è una delle più belle del vangelo di Giovanni. Mi provoca un’impressione indimenticabile per la memoria poetica degli incontri che sono accaduti vicino al pozzo, per la profondità del dialogo tra Gesù e la samaritana. Dopo il racconto delle nozze di Cana, dove Gesù si rivela come il vero sposo venuto a inaugurare una festa senza fine e dopo il fatto della purificazione del tempio, segno che rimanda al vero tempio che è il corpo di Gesù, Giovanni l’evangelista riporta tre dialoghi con alcuni personaggi che rappresentano tre risposte diverse all’annuncio missionario della fede. “Gesù, affaticato dal viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno”. La luce non è solo quella del sole a mezzogiorno e la fatica di Gesù non è solo fisica. La ricerca di chi è “perduto” lo porta a percorrere tutte le strade dell’uomo, come fa il pastore con la pecora che si era smarrita, e a scendere fino agli abissi oscuri e impenetrabili del cuore, per raggiungere ogni lontananza. È la croce il luogo che segna la massima distanza tra Dio e l’uomo ma è proprio sulla croce che avverrà l’incontro decisivo e si celebrerà l’avvento delle nozze del Messia. Sulla croce Cristo Gesù si unirà alla sua sposa e i due saranno “una carne sola”. La notte non sarà più notte perché splenderà la luce che viene dall’alto. Al pozzo “giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: Dammi da bere”. Gesù si presenta come un mendicante, un forestiero che ha bisogno di aiuto, un povero che chiede la carità di un sorso d’acqua. Ma la domanda di Gesù non è compresa dalla donna che rimane sul piano della pura necessità materiale e dei cattivi rapporti esistenti tra ebrei e samaritani. Gesù vuole far luce su una realtà misteriosa di cui l’acqua è semplicemente il simbolo. “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Il dono di Dio è Gesù. Conoscere il dono di Dio significa conoscere chi è Gesù. Il dono di Dio, il dono dell’acqua viva, è la scoperta progressiva del mistero di Gesù, la conoscenza di chi Egli è. Nella letteratura sapienziale l’acqua viva indicava la sapienza, l’insegnamento che si ricava dalla Legge, la tradizione dei Padri. A Israele è stato dato un pozzo da cui sgorgano flutti d’acqua viva; il pozzo è la Legge; l’acqua viva è la dottrina della sapienza che si ottiene scrutando la Legge. C’è una sostituzione. Gesù non siede “presso il pozzo”, ma diventa Lui stesso il pozzo. E la verità che proclama e la rivelazione che porta nella propria persona sono una sorgente di acqua viva e zampillante. La prospettiva si allarga: non si parla più della donna, ma di chiunque desideri dissetarsi. Quando, in quale ora avverrà questo? Nell’«ora» inaugurata dalla Pasqua di Gesù e rivelata dallo Spirito. Si tratta di accogliere una Parola fatta carne, luce che splende nelle tenebre, come la luce del sole a mezzogiorno. Questa Parola, questa verità, non rimane fuori dall’uomo, ma diventa in ciascuno una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna. Lo Spirito fa questa “interiorizzazione” nel cuore del discepolo della Parola ascoltata e accolta. L’acqua viva che ci disseta è la verità di Gesù e il suo messaggio accolto e approfondito mediante lo Spirito. La prospettiva si allarga: non si parla più della donna, ma di chiunque desideri bere. La donna di Samaria non comprende molto di tutto questo, ma il dialogo sincero con questo sconosciuto risveglia in lei il desiderio di avere risposte alle sue domande. Al pozzo Gesù spalanca un cammino.
Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te”. La parola che la samaritana attendeva finalmente le viene donata: lo sposo atteso, il Messia, si rivela nella luce piena del giorno; i tempi sono compiuti; è giunta l’ora per l’adorazione del Padre “in spirito e verità”. Signore Gesù, aspettaci, nell’ora che tu sai, al tuo pozzo.




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