Padre Alvise Bellinato Commento III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

di Alvise Bellinato🏠home

Nella Bibbia, il pozzo è un luogo simbolico di incontri decisivi, spesso preannuncianti matrimoni o rivelazioni divine.
È presso un pozzo che è ambientato uno degli episodi più commoventi della Scrittura: il servo di Abramo, dopo aver ricevuto la benedizione e aver pregato con fede, trova qui Rebecca, la futura moglie di Isacco.
Anche Giacobbe incontra Rachele, sua futura moglie, presso un pozzo, e allo stesso modo Mosè incontra lì Zippora, la sua sposa.
Potremmo dire che i matrimoni decisivi nella storia della salvezza, hanno avuto la loro origine presso un pozzo.
Possibile che anche quello di Gesù con l’umanità sia avvenuto proprio presso un pozzo, a Sicar?
Per noi moderni, che abbiamo l’acqua potabile in casa, è difficile immaginare esattamente cosa significasse il pozzo nella cultura e nell’immaginario collettivo delle popolazioni della Palestina di duemila anni fa.
Il momento della raccolta dell’acqua aveva quasi un valore rituale: era al pozzo che le persone si incontravano, facevano affari, stringevano alleanze, si scambiavano informazioni e, soprattutto, parlavano.
Parlavano, specialmente le donne.
Pettegolavano anche.

Generalmente erano le donne a recarsi al pozzo, come avviene oggi in molti villaggi del mondo, e qui parlavano tra loro. Ci andavano al mattino presto, all’inizio della giornata, e commentavano le cose accadute nel villaggio. All’epoca non c’erano i giornali, cerano i pozzi.
Ci potremmo domandare cosa ci facesse la samaritana al pozzo quando “era circa mezzogiorno”, cioè nel momento più caldo della giornata, il meno indicato quindi.
E soprattutto, perché era sola?
Da sola. A mezzogiorno.
Difficile dare una risposta certa; qualcuno ha teorizzato che questa donna, dal passato complicato, preferisse evitare di recarsi ad attingere acqua al mattino con le altre donne del villaggio, perché era proprio lei l’oggetto dei loro pettegolezzi. Una come lei, che aveva avuto relazioni con sei uomini era probabilmente oggetto di chiacchiere e commenti. Possiamo immaginare quali.

È interessante che Gesù e la samaritana sono da soli: i discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Il dialogo tra i due, così intimo e personale, non sarebbe stato possibile in presenza di altre persone. Gesù e la samaritana non si trovano a tu per tu per una fortuita coincidenza: Gesù ha voluto essere solo con lei. Questo incontro decisivo non è casuale, ma fa parte di un piano provvidenziale.
I Padri della Chiesa sottolineano il desiderio di Gesù di avvicinare questa donna e vedono un significato simbolico dietro agli eventi: il pozzo diventa il luogo di un incontro tra Dio e l’umanità, la sete di cui si parla non è solamente fisica ma spirituale, una sete di senso e di ricerca della verità, l’acqua non è solo un elemento naturale, ma bensì segno della grazia divina, il dialogo non solo uno scambio di battute, ma l’immagine di una amicizia. I due protagonisti diventano quindi figura di una alleanza sponsale, di un patto che durerà per la vita eterna.
Come spesso accade nel Vangelo di Giovanni, siamo chiamati a scoprire, oltre la trama dell’episodio, il vero significato spirituale, che ha un valore per la nostra vita: Gesù si siede accanto a noi, ci ha cercati, ha voluto incontrarci, desidera dialogare con noi e rispondere alle nostre domande, per rivelarci i segreti del nostro cuore e indicarci la giusta strada.

La libertà di Gesù colpisce subito la samaritana: lei lo riconosce, dal modo di vestire e di parlare, come un giudeo e si meraviglia che le chieda da bere. Per recarsi dalla Giudea, dove era rimasto per circa otto mesi, fino alla Galilea, Gesù passa per il territorio dei samaritani e non fa nulla per evitarli, nonostante “i Giudei non hanno rapporti con i Samaritani”; dimostra libertà interiore nell’avvicinare anche coloro che di solito vengono evitati, e così anche nel chiedere da bere a una donna (“i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna”) e per di più samaritana.

Qualche commentatore segnala che, analizzando con attenzione il dialogo tra i due, la samaritana all’inizio parte con un atteggiamento poco rispettoso, quasi indisponente: lo rivela la meraviglia affettata con cui gli fa notare che lui è un giudeo, così come anche i commenti sull’essere privo di un secchio per attingere e la battuta sul sentirsi più grande addirittura di Giacobbe.
Ma Gesù non bada all’atteggiamento provocatorio e risponde con pazienza: ha a cuore la vita di questa donna. Cerca di entrare in contatto con lei in tutti i modi.
Il dialogo permette alla samaritana di conoscere meglio se stessa, il suo passato, la sua situazione, così come anche il suo futuro. Dopo questo incontro sarà una creatura nuova, una evangelizzatrice: “Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava”.
Il messaggio che portiamo a casa da questa terza domenica di Quaresima è che la preghiera, dialogo con Dio, ci apre gli occhi sul nostro cuore, oltre che sull’amore di Cristo.
La prospettiva secondo cui nel dialogo con Cristo conosciamo noi stessi è un pilastro della spiritualità cristiana e della teologia. Pascal affermava: “Non conosciamo noi stessi se non tramite Gesù Cristo”. In quest’ottica, l’incontro con Cristo non è solo un atto di fede esteriore, ma un percorso profondo di introspezione e verità interiore.
Gesù rivela all’uomo chi è l’uomo stesso, mostrando con delicatezza la dignità di essere creati a immagine di Dio, ma anche la necessità della conversione. Dialogando con Cristo, l’uomo riconosce le proprie fragilità, paure e peccati (miseria), ma allo stesso tempo percepisce il proprio valore inestimabile agli occhi di Dio, essendo amato e salvato. Il dialogo con Cristo trasforma l’identità, portando a rinnegare il falso “io”, per riscoprire il vero “io”.
Conoscere se stessi non è un atto solitario, ma relazionale. Nel dialogo con Gesù l’uomo comprende il proprio posto nel mondo e il proprio scopo.


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