fra Damiano Angelucci”Mio Dio, mio tutto”

Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

di fra Damiano Angelucci 🏠home

Questa donna non era certamente apatica, né nei confronti della vita, e nemmeno nei confronti di Dio. Ci fa sorridere o forse ci fa pensare qualcosa di male il fatto che avesse avuto cinque mariti e che la relazione in corso fosse con il marito di un’altra, o comunque non con il proprio. Mi piace sottolineare tuttavia la voglia di rinascere, di riprendersi la propria esistenza. Non lo so, potrei sbagliare, ma una donna normale, al secondo terzo marito, avrebbe detto: “eh no, adesso sto da sola, non me ne va bene una! Meglio sola che male accompagnata!” Certamente nel mondo ebraico di quel tempo molto difficilmente una donna poteva restare sola, ma c’è una sete di compimento nell’esistenza di questa persona.

 Inoltre, questa, appena capisce di trovarsi di fronte ad un profeta, chiede quale sia il luogo per adorare Dio; è interessata a vivere correttamente il suo culto a Dio. Anche questo dettaglio mi sembra interessante: non ha perso la speranza di poter vivere una relazione vera con Dio; ha mantenuto nel suo cuore la sete di assoluto, anzi dichiara a Gesù la sua attesa del Messia, senza sapere di averlo davanti agli occhi.

Se il vangelo di Giovanni ci aveva poco prima presentato Gesù alle nozze di Cana cambiare l’acqua in vino, portando gioia e pienezza nella relazione coniugale uomo-donna, qui, sotto il simbolo dell’acqua, si dichiara in fondo di essere lui stesso il vero sposo della nostra umanità, colui che compie le nostre attese, la nostra sete di verità, di senso, di pienezza.

Il messaggio che ne riceviamo in questa III Domenica di Quaresima è bellissimo. In Gesù, nella sua persona, che in quanto risorta è viva e quindi presente spiritualmente e concretamente, noi troviamo il “Tutto” come diceva San Francesco (Mio Dio mio tutto). Egli si fa mendicante del nostro tempo, della nostra attenzione, soprattutto attraverso i più disperati e sofferenti, ma per darci tanto di più, per darci un’acqua che disseta, da ora e per l’eternità, per il Paradiso.


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