Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42
di Alessandro Cortesi o.p.🏠home
‘Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?’. La mormorazione esprime il dubbio della mancanza di senso nel cammino. E’ sospetto riguardo alla chiamata di Dio ed alla sua presenza. Il popolo d’Israele nel deserto avverte la nostalgia delle facili sicurezze della schiavitù: quel cammino incerto non valeva la pena per giungere a morire di sete nel deserto e costruisce un passato dimenticando il negativo e ricordandolo come benessere. La mormorazione si fa protesta contro Dio con una domanda radicale: ‘il Signore è in mezzo a noi sì o no?’. Massa (tentazione) e Meriba (protesta) rimarrà nella memoria del popolo d’Israele momento di crisi. Al centro sta la questione del credere come affidarsi al Dio delle promesse, alla sua presenza liberatrice. Così nel cammino della quaresima siamo anche noi provocati a considerare il nostro cammino di fede come cammino di libertà esigente, non senza fatica e nella prova per passare da una religiosità dell’utile, centrata sui propri bisogni ad un incontro che accetta il silenzio di un Dio affidabile.
La donna di Samaria, come tante figure del IV vangelo diviene un tipo di un percorso di vita e di fede: il suo incontro con Gesù si svolge come dialogo. Al comunicarsi di Gesù corrisponde stupore e ricerca, ma anche incomprensione e smarrimento. Gesù per primo le rivolge la parola e intraprende un cammino d’incontro. Si manifesta in questa inziiativa un tratto dell’agire storico di Gesù capace di attenzione e di libertà nell’andare oltre regole di separazione e di discriminazione. La domanda di Gesù suscita un’apertura nella donna di Samaria e, presso al pozzo, poco alla volta le fa scorgere profondità insondate della sua inquietudine, quasi un accomapganre a scendere nel pozo del proprio cuore. La accompagna infatti a leggere la sua sete più profonda, le sue attese di incontro, di vita, di ricerca del volto di un Dio liberante. La richiesta ‘dammi da bere’ suscita meraviglia e da questo primo stupore l’apertura a nuove domande. “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice ‘dammi da bere’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Dall’attesa dell’acqua per vivere Gesù accompagna alla scoperta di attese più radicali: non distanti dalla vita ma al cuore dell’esistenza quotidiana e nel contempo presenti nelle profondità del cuore. E l’acqua diviene segno di un dono più grande: lo Spirito, che nel IV vangelo è indcato cme l’utlimo dono nella consegna della croce: consegnò lo Spirito. Dalla questione dell’acqua il dialogo si sposta alla domanda ‘dove adorare Dio?’ Ma in radice la doamnda è su quale volto di Dio, il Dio delle esclusioni, dei fondamentalismi o il Dio da accogliere più intimo di se stessi e al cuore della vita, oltre i diversi monti?
In questo scambio la donna si apre poco alla volta all’ incontro con Gesù: non solo come il patriarca Giacobbe (4,12), non solo un profeta (4,19) ma il Messia, colui che annunzierà ogni cosa, rivelatore di Dio stesso (4,25-26). Gesù si fa vicino perché la donna scruti il proprio cuore e si apra all’attesa di un incontro. Dio si adora su un monte o su di un altro (in riferimento alla polemica tra giudei e samaritani) ma ‘in spirito e verità’, nel coinvolgimento della vita. Gesù è testimone e via per l’incontro con il Padre. Il futuro che la donna attende in un messia che deve venire ha già avuto inizio, si offre in un incontro possibile: ‘Sono io che ti parlo’ (4,26). L’esperienza del credere sta dentro la vita, richiede ascolto delle attese più profonde e apertura ad una parola donata, passa attraverso gli incontri. Non è cammino solitario: la donna va ad annunciare nella città e ‘molti credettero per le parole della donna’. L’incontro della fede è sempre un percorso condiviso e di coinvolgimento responsabile.
Alessandro Cortesi op




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