Domenica 15 Marzo (DOMENICA – Viola o Rosaceo)
IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)
1Sam 16,1.4.6-7.10-13 Sal 22 Ef 5,8-14 Gv 9,1-41
di p. Andrea Fulco🏠home
Siamo anche noi pellegrini e viandanti in cerca di pace e di speranza. Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti e ci capisca e sopratuttto che ci guarisca dal di dentro. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, ma purtroppo ci sono tanti ciechi nella nostra vita. Il cieco nato non si sa per quale motivo lo sia, tuttavia ha subito le tenebre e la notte in tutta la vita. Ma quando non sai amare e non ti senti amato sei sempre nella cecità della notte. La Pasqua è proprio il passaggio luminoso dalla notte alla luce vera, dalla morte alla vita eterna. In questo cieco nato la Pasqua si avvicina con un gesto di ricreazione a vita nuova. La saliva gettata in terra e il fango che viene spalmato sugli occhi sono i segni della rinascita. L’unica cosa che conta non sono i peccati di una vita passata ma il coraggio di dire di no al male e di farsi guarire. Dio mi apre gli occhi. Gesù apre gli occhi a questo cieco e toglie lo squame di cecità a Saulo sulla via di Damasco. Per vedere, occorre far prima esperienza del buio e della notte proprio come la Veglia delle veglie che inizia in un buio totale che viene dischiuso dalle piccole fiamme di un bracere nuovo inaugurato dalla Pasqua. In questo contesto della feste delle capanne dove si celebrava la luce e l’ acqua, il cieco trova la vista. L’invito a farsi lavare nella piscina di Siloe, corrisponde al bisogno di vivere la grazia del battesimo che ci fa uomini illuminati e salvati. La fede aiuta l’uomo a vivere. Non possiamo fare a meno dell’umanità. Una fede che non si interessi dell’umano non merita che ad essa ci dedichiamo (Bonhoeffer). I farisei mettono Dio contro l’uomo, ed è il peggior dramma che possa capitare alla nostra fede, a tutte le fedi: mostrano che è possibile essere credenti, senza essere buoni; credenti e duri di cuore. È facile ed è mortale. E invece no, gloria di Dio non è il sabato osservato, ma un mendicante che si alza, che torna a vita piena, “uomo finalmente promosso a uomo” (P. Mazzolari). Gesù aprendo gli occhi al cieco lo immerge in una nuova creazione, anticipazione del non ancora della vita eterna. Siamo chiamati a vedere la luce di quell’alba senza tramonto che è la resurrezione. La luce cammina con noi sempre e dobbiamo sempre farci raggiungere. “Ti fuggo o luce ma sempre sulla mia strada ti incontro “(David Maria Turoldo). Non lasciamoci rubare la speranza e perseveriamo nel cammino della fede perché Dio ci possa toccare e dopo averlo fatto proclamare con la vita le grandi opere di Dio. Non solo riusciamo a toccare il lembo del suo mantello per essere risanati come l’emoroissa, ma bello riuscire a lasciarci toccare dal suo alito di vita per essere vivi e pieni di speranza. La guarigione dell’anima fa intravedere la luce di Dio anche dagli occhi chiusi dal torpore e dalla superficialità della vita. Non siamo ciechi perché abbiamo una vita sbagliata, camminiamo nel buio perché non cerchiamo le finestre, gli spiragli di vita che solo il contatto con Gesù ci può dare.




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