Figlie della Chiesa Lectio V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

di Figlie della Chiesa🏠home

La liturgia della V domenica di Quaresima ci pone davanti l’amore del nostro Dio, il Dio dei viventi, che ci chiama a vita ogni volta che siamo dispersi nelle tenebre della morte.

Il Dio che richiama alla vita era tale già nel Primo Testamento e la prima lettura ci propone la visione del profeta Ezechiele durante l’esilio in Babilonia, nella quale il profeta osserva una valle piena di ossa di cadaveri, che riprendono vita per il soffio dello Spirito, ricongiungendosi alle altre membra. Ezechiele ha ricevuto da Dio il compito di incoraggiare gli esuli sfiduciati e lo fa con la promessa della vita e della terra che il Signore tornerà a dare.

Dio è capace di ricreare il suo popolo dalle ossa che giacciono nelle tombe, come ha già fatto all’origine della creazione: dalla nostra polvere, dai resti della nostra vita, da ciò che resta di noi dopo il peccato, Dio plasma e ri-plasma la nostra vita.

È questo stesso il cuore dell’annuncio della pericope dell’ottavo capitolo della lettera di Paolo ai Romani: l’Apostolo ci rivela l’efficacia della grazia battesimale nella nostra vita, avvolta dallo Spirto che è in noi, per cui risultiamo vittoriosi nel conflitto con le forze mortifere che dominano la carne e tentano di travolgere la fragilità dell’uomo decaduto.

Il trionfo della vita prosegue nella luminosa pagina giovannea (il capitolo 11) che oggi ci viene proposta. Marta e Maria conoscono bene il loro amico e i prodigi che è in grado di compiere, lo hanno servito e cosparso di profumo; e per questo, ora che il fratello Lazzaro è malato, lo mandano a chiamare. L’evangelista Giovanni ci riferisce che Gesù ascolta la notizia, ma non si preoccupa di correre da lui e resta nel luogo in cui si trova: conosce il Padre e sa che la malattia mortale dell’amico sarà l’occasione per manifestare la Sua gloria.

Nel vangelo di Giovanni la “gloria del Padre” si manifesta nella croce. L’evangelista, facendo dire a Gesù che la malattia di Lazzaro lo porterà alla gloria del Padre, ci dà un indizio molto forte: si avvicina la croce. Il ritorno alla vita di Lazzaro, infatti, è la causa scatenante per accelerare la condanna a morte di Gesù.

Gesù quindi si ferma sulla strada per Gerusalemme; poi però prende la decisione di tornare in Giudea, nello sgomento dei discepoli… Ma quando Gesù arriva, Lazzaro è già morto da quattro giorni ed è anche sepolto. Ai tempi di Gesù esisteva una credenza, secondo la quale l’anima del morto aleggiava per tre giorni vicino al corpo, ma dal quarto non poteva più rientrarvi. Giovanni sottolinea così l’ineluttabilità della morte di Lazzaro per evidenziare ancora di più la straordinarietà del miracolo di Gesù.

Marta, appena sente del suo arrivo, gli corre subito incontro e nella sua affermazione «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» (Gv 11, 21) ci sembra di sentire l’eco delle parole di rimprovero che gli aveva rivolto qualche tempo prima: «Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?» (Lc 10, 40).

Gesù è un caro amico, ma il suo modo di amare è nuovo, lascia sgomenti ogni volta, è fuori dai nostri schemi. Pur nel tono un po’ risentito, Marta dice una verità che poi professerà con le parole: Gesù è la vita e se c’è Lui non c’è la morte. Marta crede nel Cristo Figlio di Dio, Colui che è la resurrezione e la vita.

Dopo la sua professione di fede corre a chiamare Maria, rimasta seduta in casa, schiacciata dal dolore: ognuno reagisce a modo suo alla morte di una persona cara, ma talvolta è necessario che qualche altra persona a ci richiami alla vita salvaguardandoci dal morire con chi scende nella tomba. Quando scopriamo che Cristo è la vita, non possiamo tenerlo per noi, dobbiamo correre ad annunciarlo a chi forse non ha più la forza di sollevarsi.

Maria si alza, risorge anche lei, corre dal Maestro, rimasto ancora lontano dalla loro casa, e ripete a lui le stesse parole della sorella: Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!

È il grido di afflizione e fiducia insieme delle due sorelle, che si uniscono in una stessa voce, in una stessa accorata preghiera al maestro: forse Gesù aveva insegnato anche a loro quello che ha insegnato ai discepoli: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà» (Mt 18, 19).

Gesù vedendo piangere Maria e i Giudei che erano con lei piange anche Lui, turbato; vive nel suo cuore la lotta tra la desolazione che porta la morte e il coraggio che infonde la vita. Sarà turbato anche nell’orto, prima di essere catturato e condotto lui stesso alla morte. Le lacrime di Gesù sono le lacrime del Padre di fronte alla separazione, cioè alla condanna, che la morte del peccato provoca nell’umanità che si allontana da Lui.

Quando siamo turbati per il nostro peccato, infatti, viviamo qualcosa di molto simile alla separazione da una persona amata, perché ci separiamo di fatto dall’amore del Padre. La buona notizia che Gesù dà a Marta e Maria è che Dio non si allontana da noi e torna a mostrarci il suo amore.

La Quaresima è il tempo privilegiato in cui metterci sulla strada che ci riporta al Padre: Egli ci aspetta e viene fin davanti al nostro sepolcro per ridarci vita.

«Dove lo avete posto? […] Togliete la pietra!» (Gv 11, 34.39). Gesù va a cercare Lazzaro in quel luogo buio e maleodorante che è il sepolcro; conforta Marta nella sua debole fede, Maria invece ha forse intuito fin dove può arrivare l’amore di quell’Amico!

Tolta la pietra Gesù si raccoglie in intimità con il Padre e lo ringrazia perché lo ascolta; sembra vedere Lazzaro già ritornato in vita, prima che accada davvero, perché è certo che il Padre gliela vuole ridonare.

In questa domenica, lasciamoci chiamare per nome dal Dio che non teme di avvicinarsi ai baratri in cui siamo precipitati; permettiamogli di trasformare in nostro nulla in vita nuova, con il soffio del suo Spirito.

Portiamolo fin davanti alla soglia del nostro sepolcro, quella che abbiamo chiuso con una pietra perché nessuno guardi dentro, perché è evidente che “manda cattivo odore”.

Lasciamo che ci riporti in vita!


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