Sorella Ilaria“Lazzaro, vieni fuori!”

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

di di sorella Ilaria🏠home

Con questa domenica giungiamo all’ultima tappa del nostro itinerario quaresimale prima di entrare, domenica prossima, nella settimana santa, nei giorni centrali del tempo cristiano, giorni nei quali, ancora una volta, ci immergeremo negli eventi della passione-morte-resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo.

Il testo evangelico di questa domenica ci narra della resurrezione di Lazzaro, l’amico di Gesù: è un testo molto lungo e conosciuto e noi cercheremo di leggerlo mettendolo in continuità con gli altri testi letti e meditati in questa quaresima.

Innanzitutto va notato che ci sono alcuni elementi che ritornano in tutte e tre le narrazioni di Giovanni 4, Giovanni 9 e Giovanni 11: Gesù incontra qualcuno (la samaritana, il cieco nato, le sorelle di Lazzaro), dialoga con costoro per giungere a rivelarsi come il Cristo, il Figlio dell’uomo, la Resurrezione e la Vita.

Si passa gradualmente da un evento quotidiano e umanissimo a una rivelazione cristologica: Gesù è l’acqua viva e il Messia, la luce del mondo e il Signore, la resurrezione e la vita, ma questo passaggio non è automatico, richiede un atto di fede da parte di coloro che Gesù incontra, atto di fede che nasce dallo scoprirsi conosciuti, visti e amati dal Signore.

Se, come abbiamo sottolineato le domeniche passate, il testo dell’incontro con la samaritana riprendeva la terza tentazione di Gesù, l’incontro con il cieco nato richiamava la seconda tentazione, oggi l’episodio della resurrezione di Lazzaro si collega alla prima tentazione nella quale il diavolo cercava di persuadere Gesù a fare qualcosa di prodigioso per procurarsi del cibo, ma Gesù ha combattuto questa tentazione ricordando che “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Oggi Gesù compie qualcosa di prodigioso, fa risorgere un uomo morto da quattro giorni, ma compie questa azione proprio grazie alla parola, alla sua parola che è eco della Parola di Dio, perché lui è il Verbo fatto carne, come ci aveva ricordato Giovanni nel prologo del suo vangelo.

“Lazzaro, vieni fuori!”: poche parole ma efficaci, poche parole ma sufficienti per donare vita a chi giaceva nel regno dei morti. Gesù è la parola uscita dalla bocca di Dio, parola che tutto crea e rinnova, come nel primo mattino del mondo, parola carica di spirito e vita, parola che rende liberi, come ci narra la visione di Ezechiele, testo scelto come prima lettura di questa domenica: “Vi farò uscire dai vostri sepolcri” dice il Signore in Ez 37,12 e nel vangelo Gesù grida all’amico: “Lazzaro, vieni fuori!”.

Parola di liberazione come quella che condusse Israele fuori dalla terra di schiavitù, parola che dona vita rimettendo in cammino, in movimento: i figli d’Israele usciranno dai loro sepolcri come Lazzaro esce dalla grotta in cui era stato deposto.

Tutta la narrazione di Giovanni si gioca sull’alternanza di stasi e movimento: Gesù alla notizia della malattia di Lazzaro sta fermo due giorni nel luogo dove si trovava, poi decide di andare da lui; Marta va incontro a Gesù, poi va a chiamare sua sorella Maria, la quale era ferma in casa ma, saputo che Gesù è venuto, gli va incontro; nel frattempo Gesù “non era ancora entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro” (Gv 11,30); poi Gesù si reca al sepolcro e lì grida a Lazzaro: “vieni fuori!” e costui esce con i piedi e le mani ancora avvolti nelle bende; infine Gesù ordina di liberarlo e di lasciarlo andare.

Gesù non ha fretta di andare da Lazzaro perché sa che le ore del giorno sono dodici, ovvero sa discernere il tempo necessario per il manifestarsi delle opere di Dio, ma sta fermo anche per suscitare il movimento di Marta e di Maria verso di lui, per trarle fuori dal luogo del loro dolore, come più tardi trarrà fuori il loro fratello dal sepolcro in cui giaceva.

Gesù viene a incontrarci nelle nostre valli di morte, viene a liberarci dai lacci del male con la sua parola potente, viene a prendere su di sé il peso delle nostre infermità e a rimetterci in cammino conducendoci per mano verso pascoli di vita e libertà.

La sua parola disseta la nostra sete, apre i nostri occhi e da vita ai nostri corpi mortali perché è parola carica del suo spirito creatore.

A noi di nutrirci di questa parola come del nostro pane quotidiano che ci dà forza per riprendere ogni giorno il nostro cammino dietro a lui che è la nostra Vita, colui che ci fa passare dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita e questo al prezzo della sua vita, come ricorderemo e rivivremo nei giorni santi che ormai sono alle porte del nostro cammino quaresimale, cammino nel quale abbiamo cercato di stare in dialogo con Gesù, di ascoltarlo, di lasciarci interrogare da lui, di accogliere la sua luce per riconoscerlo come Messia e Signore, come il Salvatore del mondo


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