Don Paolo Scquizzato OMELIA V domenica di Quaresima. Anno A

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

di Don Paolo Scquizzato🏠home

«Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». […].

Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.»

«Un divino cui non corrisponda una fioritura dell’umano non merita che ad esso ci dedichiamo» (Dietrich Bonhoeffer).

Gesù lo ha intuito fino in fondo: Dio non è una fuga dall’umano, ma la sua piena nascita. L’unica ragione per cui vale la pena rivolgersi a Dio è diventare finalmente se stessi, venire alla luce, accadere.

Per questo la sua parola è sempre un appello radicale: «Vieni fuori».

‘Vieni fuori’ dal tuo sepolcro esistenziale, da tutto ciò che ti ha ristretto, definito, soffocato. Sei fatto per la luce, per la bellezza, per una vita che respira ampia.

‘Vieni fuori’ dalla prigionia della condanna, quella che ti sei costruito e quella che altri hanno cucito su di te. Lascia cadere le bende dei sensi di colpa, sciogli i nodi che ti tengono legato. Torna a respirare. Torna a vivere.

‘Vieni fuori’ da quella menzogna sottile e crudele che ti ha fatto credere di essere amabile solo se meriti, accettabile solo se performi, degno solo se ti giustifichi. Tu sei amabile prima di ogni prova.

Gesù lo sapeva: ciò di cui l’essere umano ha bisogno è semplice e immenso insieme, sentirsi amato, come il fiore ha bisogno del sole. E solo questo amore rende sopportabile l’angoscia del vivere: una voce che attraversi la notte e dica: «Sii te stesso. Ci sono. Non temere».

È questa voce che scioglie la paura. È questa risposta che salva.

Gesù è stato “rivelazione” di Dio perché ha restituito le persone a sé stesse, le ha fatte uscire dai loro sepolcri interiori, le ha riconsegnate alla loro luce, senza condizioni, senza calcoli, oltre ogni giudizio morale e sociale.

Ci ricorda che ogni essere umano può diventare una ‘magnifica presenza’: un luogo in cui il divino accade. Quando ci avviciniamo a vite spente e le facciamo vibrare di nuovo, quando restituiamo respiro a ciò che sembrava perduto, lì qualcosa di Dio si manifesta.

Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che si avvicini e ci dica: «Vieni fuori». Solo così la risurrezione smette di essere un’idea e diventa esperienza: carne che si rialza, vita che riprende, amore che vince anche la morte.

«Ogni “amicizia” ci migliora e ci arricchisce, non tanto per ciò che ci dà, quanto per quello che possiamo scoprire di noi stessi. Ognuno di noi ha risorse inutilizzate, angoli dell’anima, cantucci e sacche di consapevolezza che se ne stanno addormentate. E possiamo anche morire senza averle scoperte, per l’assenza di uno spirito affine che ce le riveli. Noi tutti abbiamo sentimenti insoddisfatti e idee che possono essere attuate solo se viene qualcuno a risvegliarle. Ogni essere umano ha dentro di sé un Lazzaro che ha bisogno di un Cristo per risorgere. Sventurati quei poveri Lazzari che giungono al termine della propria vita senza incontrare un Cristo che dica loro: “Alzati!”». (Miguel de Unamuno)

E forse è proprio qui che tutto converge: essere, per qualcuno, quella voce. Essere, per qualcuno, quel Cristo che chiama alla vita.


Lascia un commento