Simona Scala”UN DIO CHE TRASFORMA IL DOLORE IN COMUNIONE”

Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Mt 26,14- 27,66

diSimona Scala🏠home

Gesù entra nella sofferenza mostrando tutta la sua umanità, paura, angoscia e la ricerca del sostegno degli amici. Lotta pregando e trovando nel rapporto con il Padre la forza per donarsi.

Gesù con il Padre sceglie di amare fino in fondo. Non fugge, non si difende, ma si dona liberamente affrontando il male con l’amore. Egli sarebbe potuto fuggire, rinnegando ciò che aveva fatto. Avrebbe potuto combattere: sceglie invece di vivere fino alla fine facendo il bene, accogliendo su di sé il male piuttosto che farlo.

Gesù viene poi percosso, umiliato. Pietro, per paura, finge di non conoscerlo. Il canto del gallo ne scuote la coscienza, ricorda quanto detto da Gesù e uscito fuori, piange amaramente. Giuda nella sua disperazione si suicida. Sente tutto il peso del gesto compiuto e non pensa di poter essere perdonato.

Gesù è condotto da Pilato: il processo religioso poteva accusarlo, ma non condannarlo a morte. Pilato interroga Gesù, temendo che ricerchi il potere: “Sei tu il re dei giudei?”. La risposta di Gesù è una domanda che rinvia Pilato alla sua coscienza. Pilato coglie l’innocenza di Gesù, ma nessuno lo difende; e così, per non perdere il favore del popolo ed evitare sommosse che gli avrebbero creato problemi con l’imperatore, Pilato lo fa consegnare alla morte, lavandosene mani e coscienza.

Gesù viene condotto sul Golgota, dove viene crocifisso tra due malfattori. È un Messia fallito, condannato dall’autorità religiosa e con la croce, il supplizio riservato agli schiavi e ai maledetti da Dio e dagli uomini. Eppure Gesù resta fedele alla sua missione fino alla fine, per questo pone al Padre un’ultima domanda: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Non è una contestazione, ma una preghiera, una richiesta di luce nella tenebra: «Dio, ti resto fedele anche in ciò che vivo come abbandono, lontananza da te!».

Nessuno può comprendere; solo un centurione dice: «Davvero costui era Figlio di Dio!». In quella morte così atroce, il centurione vede che Gesù ha speranza, resta fedele a Dio, vive quella fine come dono, come amore per tutti gli uomini. È una morte che genera speranza, che apre gli occhi al centurione. È una morte che già mostra segni di resurrezione.

Restiamo lì davanti alla croce avendo occhi come il centurione capaci di cogliere lo stupore di un Dio che per noi ha inchiodato il male e ci mostra il Suo amore misericordioso, che scende fino al fondo della condizione umana per trasformare il dolore in comunione.


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