Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mt 26,14- 27,66
di Alessandro Cortesi o.p.🏠home
L’esperienza della violenza è un dato buio della vita umana. Nella Bibbia si può rintracciare un percorso per porre limite alla violenza: Caino, paradigma di chi ha ucciso il fratello, viene tuttavia protetto da Dio dal subire lui stesso violenza con un segno ed una promessa. Tale protezione per non toccare Caino è orientata a fermare anche la violenza attuata come deterrenza e che continua a riproporsi. Si può limitare in parte la violenza ma si può anche generare un crescere senza limite: il canto di Lamech nella Bibbia fa comprendere come la violenza, anche con l’idea di rendere giustizia, tenda a moltiplicarsi: ‘sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette’ (Gen 4,24). Il diluvio è un’altra tappa significativa: il diluvio infatti sommerge l’umanità che soggiace alla logica della violenza. L’alleanza con Noè pone ancora un limite (Gen 9,6). Israele tra i popoli si scopre responsabile di un cammino nuovo e soprattutto nel tempo dei grandi profeti accoglie una promessa di pace (shalom) che chiede giustizia e solidarietà. La pace sorge dalla giustizia come dono di Dio che rimane fedele alle sue promesse: è dono messianico, dono di trasformazione delle spade in vomeri (Is 2,2-5; Mi 4,1-3). Nei canti del servo del secondo Isaia può essere colta un’importante novità: il servo affronta la violenza con uno stile nuovo, si pone i fronte ad essa inerme. Rifiuta di reagire con il medesimo linguaggio del dominio e dell’imposizione. Il servo si affida a Dio, nella certezza che Dio sta dalla parte delle vittime e per questo gli darà vita (Is 52,13-53,12). E’ messaggero di lieti annunci che annuncia la pace (Is 52,7): a costo della sua vita, la sua esperienza è fonte di pace. La scelta di non rispondere alla violenza con altra violenza è via indicata per vivere la vicinanza di Dio che si oppone ad ogni violenza. I primi cristiani videro in questa figura un riferimento per dire ciò che Gesù aveva vissuto. La via di Gesù si denota in relazione a questa figura profetica in cui la scelta della nonviolenza di resistenza attiva non è aspetto marginale ma al cuore stesso del cammino di Gesù.
Matteo nel suo vangelo narra la passione di Gesù in sette tappe da leggere a partire dalle parole: ‘Voi sapete che fra due giorni è pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso’ (Mt 26,2). La Pasqua ebraica, evento di alleanza e rivelazione del Dio vicino e liberatore è il quadro in cui trovare il senso di tutti i momenti della passione di Gesù. Nella narrazione è anche centrale il tema della ‘consegna’. Gesù viene tradito, quindi consegnato: subisce un abbandono ed una violenza profonda – quella di chi non riconosce più l’amico – da parte dei discepoli. Matteo legge nella vicenda del tradimento lo svolgersi di un movimento profondo di consegna: consegna di Gesù al Padre, consegna della sua vita per tutta l’umanità: è lui il servo che giustificherà molti.
Il racconto pasquale inizia con l’unzione di Betania, annuncio profetico della morte di Gesù, seguita dai preparativi e dallo svolgimento della cena pasquale in cui Gesù è consegnato da Giuda (Mt 26,16.20), ma ad un livello più profondo è lui stesso che si offre e si dà liberamente: la sua vita è il ‘sangue dell’alleanza versato per tutti’ (Mt 26,28).
Un terzo momento è al Getsemani: Gesù presentato come ‘il giusto’ subisce la prova e rimane in rapporto con la sua comunità: vive la rova insieme ai suoi discepoli e chiede loro aiuto nel vegliare: ‘andò con loro… presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo… disse loro: … vegliate con me’ (Mt 26,26-38).
Segue la scena l’arresto: al centro è ancora Gesù che prende le distanze dalla violenza che pure ha contagiato anche i suoi discepoli (Mt 26,51-54): egli per primo si oppone alla logica della spada e invita a leggere le sue scelte come ‘compiersi delle Scritture’, un disegno di incontro e di alleanza che indica accoglienza contro ogni esclusione e violenza.
Matteo presenta poi lo svolgersi del processo presso il sinedrio (Mt 26,57-68) mentre Pietro vive il rinnegamento di Gesù (Mt 26,69-75): è una sezione in cui compaiono una serie di titoli attribuiti a Gesù, ad indicare la sua identità segno della rivelazione di Gesù quale messia. Nela risposta di Gesù al sommo sacerdote c’è una sintesi della fede della prima comunità che scorge in Gesù il messia del tempo ultimo: ‘d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi dell’altissimo’ (Mt 26,64). E’ rinvio al testo di Daniele in cui si parla del messia come di una figura che verrà negli ultimi tempi, come giudice della storia e portando una signoria nuova (Dan 7,13).
La sesta scena è il processo romano, davanti a Pilato: si evidenzia ora la strumentalizzazione della folla di Gerusalemme, l’indifferenza di Pilato che si lava le mani e l’intervento della moglie di Pilato che testimonia la simpatia per Gesù anche da parte dei pagani (Mt 27,19): Gesù è presentato come ‘giusto’. A conclusione del processo ancora un nuovo passaggio di consegna: Pilato ‘lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso’ (Mt 27,26).
Al vertice della narrazione sta la crocifissione: Gesù è presentato nella sua vulnerabilità e nell’incapacità a salvare se stesso: lo schernivano ‘ha salvato gli altri, non può salvare se stesso’ (Mt 27,42). Gesù accetta la morte senza salvare se stesso: ora si consegna in modo definitivo. Di fronte alla violenza del potere che l’ha condotto a morte Gesù si mantiene fedele alla via del dono. Proprio il momento della morte in Matteo è narrato come rivelazione di Dio, una grandiosa teofania. L’utilizzo del linguaggio simbolico apocalittico sta ad indicare che quella morte è evento che segna la storia , ne sta al centro e la cambia, coinvolge il cosmo e tutta l’umanità. C’è chi rifiuta Gesù, c’è chi si apre ad una nuova fede come il centurione pagano e tutta l’umanità è liberata: i morti escono dai sepolcri. Il salmo 22 pronunciato da Gesù sulla croce è la preghiera di un giusto senza alcuna difesa, sofferente, che chiede di essere scampato dalla violenza e abbandona la sua sorte a Dio, lascia a lui l’ultima parola e si apre a lodare l’azione potente di Dio: ‘il regno è del Signore… e io vivrò per lui…’. La rivelazione che si attua nel momento della morte di gesù sulla croce compie – nel quadro della narrazione di Matteo – la teofania del momento del battesimo (cfr. Mt 3,13-17) e ‘accade la pasqua’.
I capitoli della passione si chiudono con la sepoltura e la doppia ‘vigilanza’ davanti al sepolcro, cìè il vegliare delicato e premuroso delle donne (Mt27,61) e c’è la vigilanza del potere – ossessionato dalla sicurezza e dalla repressione – che pone delle guardie (Mt 27,64-65).
Matteo presenta Gesù come il giusto che affida la sua vita al Padre e la dona a tutti: è messia che compie le Scritture nel ‘fare la pasqua con i suoi’.

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