Padre Paolo Berti”E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

II Domenica dopo Natale
Gv.1,1-18
“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

Vangelo (Gv 1,1-18)
Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza e grida: “Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me”.
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Omelia

Fratelli e sorelle, l’incarnazione del Verbo è opera decisa da Dio da tutta l’eternità e sarebbe avvenuta anche in assenza della colpa originale, ma in tal caso il Verbo incarnato sarebbe stato solo il nostro glorificatore. Dove si trova scritto tutto ciò, voi mi direte? Rispondo che è teologia francescana fondata là dove Paolo dice che Adamo è figura di Cristo (Rm 5,12), il che vuol dire che il disegno del Padre parte in realtà da Cristo, di cui Adamo è solo figura. La ragione del nostro essere figli di Dio non può stare in Adamo, anche se non avessimo peccato, ma nel Verbo incarnato, nel Figlio del Padre. Paolo ci dice pure che “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16), il che vuol dire che tutto il disegno del Padre è centrato su Cristo. Chiaro che siamo nel mistero e che quanto il pensiero teologico ci dice deriva dall’ascolto della rivelazione. Amici, credo che sia chiaro che se potessimo con la nostra ragione arrivare a tutto, non ci sarebbe stato bisogno della rivelazione, e non sarebbe necessaria la fede nelle verità rivelate. Così, non cerchiamo di andare oltre quanto possiamo dire sulla base della Scrittura; e piuttosto ringraziamo che ci sono state dette cose alle quali mai avremmo potuto accedere.
Detto ciò, bisogna anche dire che Dio da sempre ha visto il peccato dell’uomo, cosicché l’incarnazione del Verbo venne decisa da tutta l’eternità, per salvare l’uomo e non solo per glorificarlo. In questa prospettiva si deve così dire che il Verbo, nella futura umanità che avrebbe assunto, è stato l’eterna vittima di espiazione dei nostri peccati.
Tutta la storia della salvezza, che comincia subito dopo il peccato di Adamo ed Eva, ha come evento fondante e centrale il Cristo. Il disegno sapiente del Padre è Cristo; la sapienza del Padre in tutto il disegno della creazione, è Cristo.
Il testo del Siracide, che abbiamo ascoltato, ci presenta la sapienza in una personificazione, che rimanda a Cristo, sapienza del Padre. Essa parlava nell’assemblea dell’Altissimo, che è il popolo di Israele, per mezzo dei patriarchi, dei profeti. La sapienza ha condotto Israele lungo il deserto dimorando, sovrana condottiera, sulla colonna di nubi. Poi si è stabilita ai piedi del Sinai sulla tenda del convegno e ha stretto alleanza con Israele, diventato sua eredità. Ha officiato nel sacerdozio Aronitico nella tenda. Infine, si è stabilita a Gerusalemme. Paolo parla della presenza di Cristo, non ancora presente, ma presente nel disegno del Padre, lungo il cammino nel deserto (1Cor 10,4).
Tutto nel Vecchio Testamento era denso di Cristo, per cui Cristo doveva essere accolto da Gerusalemme; ma ecco: “Venne fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto”. Ma, cosa ancora che rende assurdo il rifiuto di Cristo è che il mondo porta l’impronta di lui, anche se offuscata dalla caducità del peccato (Rm 8,20), e che lui, Luce del mondo, dava la possibilità di vedere con gioia la sua impronta d’amore, e con tristezza la caducità del peccato. Ma, dice ancora Giovanni: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Chi rifiuta Cristo dimora nel buio ed è un figlio delle tenebre, ma chi lo accoglie è figlio della Luce. A noi la scelta. E non è possibile non scegliere.
Cristo ci sta dinnanzi, non possiamo prescindere da lui, perché è solo per mezzo di lui che possiamo accedere al Padre. Guai, amici, se ci allontaniamo dal cristocentrismo, per finire nel teocentrismo, che è appunto tale perché non riconosce vitalmente Cristo. Molti cristiani sono diventati teocentristi, e quindi cristiani che scartano Cristo per scartare la croce di Cristo, che è loro di disturbo. Essi vogliono vivere percorrendo la strada del savoir faire e del bon ton, e non del rinnegamento dell’egoismo per la scelta della carità.
Al di fuori di Gesù Cristo l’uomo non può avere pace e salvezza. Ma mi direte: “Ci sono persone oneste che ancora non hanno conosciuto Cristo, o che non ci credono”. Vero, amici, ma se venissero meno i cristiani che in Cristo intercedono presso il Padre per il mondo, cosa diventerebbe la terra? Se cessassero di esserci cristiani che vivono la celebrazione eucaristica accogliendo la croce, perché la partecipazione alla Messa vuole l’accoglienza della croce, cosa diventerebbe la terra? Quella buona volontà che noi vediamo in tanti lontani da Dio diminuirebbe ancora di più di consistenza fino a scomparire. Se non ci fossero cristiani che intercedono come Abramo per Sodoma, o come Mosè per Israele infedele, la terra diventerebbe in breve un vero orrore. Esagero? Chi pensa che stia esagerando è uno che non vuole ricordarsi degli orrori che si sono compiuti sulla terra e che ancora si compiono sulla terra. Manco di speranza? Sono pessimista? No, amici, semplicemente non ho una speranza stolta, appunto la spensieratezza. Semplicemente mi nutro della vera speranza che è Cristo, e tale speranza non delude, non ci deluderà. Vedremo, forse solo dal cielo, una Terra riconciliata con Dio, con se stessa, con la natura. Noi lavoreremo per questo.
La spensieratezza! Già Amos parlava degli spensierati di Sion (6,1); già parlava dei falsi sicuri. Noi siamo i sicuri, amici, perché abbiamo fondato, e vogliamo che resti fondata – e vigiliamo e preghiamo per questo – la nostra casa sulla parola di Cristo, su Cristo nostra roccia. Quale mondo, amici, se il salmista dice: “Se il Signore non costruisce la casa invano faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città invano veglia il custode”? Quale multiculturalità ci sarebbe – e per multiculturalità si intende un civile dialogo di valori – se la tolleranza reciproca diventasse soltanto indifferenza reciproca, o peggio se si estinguesse ogni tolleranza? Quale compattezza se non si avesse un insieme di valori condivisi? Rimarrebbe solo una multietnicità senza un collante, e perciò fonte solo di recinti chiusi. Il muro che divide popolo da popolo Uno l’ha abbattuto e può abbatterlo: Cristo.
Dunque, fratelli e sorelle, impegniamoci, non lasciamoci afferrare dalla spensieratezza, che è una con l’indifferenza, la stoltezza, l’intolleranza, formando una quadriga sfrenata guidata dall’odio. Sembra il carro del vincitore questa quadriga, ma è il carro che corre verso il baratro.
I giovani, amano la spensieratezza? E’ purtroppo un male diffuso la spensieratezza. Ma ci sono tantissimi giovani che non ci stanno a giocarsi la loro giovinezza in modo banale, diventando vecchi nell’anima. Affrontano i problemi, tantissimi giovani, si aiutano vicendevolmente. Sono determinati a costruire un futuro che sia pervaso dal bene, quello costruito sui fatti e non sulle chiacchiere. Noi, amici, non dobbiamo lasciare soli i giovani, ma dobbiamo stare con loro per valorizzare le loro risorse e promuovere con loro il bene nella società, impedendo con tutte le forze che la quadriga dell’odio vi scorrazzi liberamente.
Noi dobbiamo vivere insieme, o per amore o per forza. Nessuno può attuarsi senza gli altri. Cristo, l’inviato del Padre che noi abbiamo accolto, è venuto per darci la possibilità di vivere insieme per amore. Egli, sapienza del Padre, ci ha insegnato come si ama. Lui, il centro del disegno del Padre, il senso di ogni cosa creata, non ci abbandona mai. Egli infatti ha piantato una tenda tra di noi, e questa metaforica tenda, che ha il suo lontano riferimento alla tenda del deserto, è espressa nel segno del canopeo, ancora usato in tanti tabernacoli. Gesù è tra noi e vuole venire in noi. Egli ha ricevuto la missione di ricondurre tutte le genti al Padre. L’uomo peccatore viene ricreato in Cristo e ha come futuro la risurrezione gloriosa. In Cristo anche tutto il cosmo viene ricreato, anche se al presente ciò non lo si vede ancora, ma lo si vedrà quando al ritorno del Signore il cosmo sarà sottratto alla caducità e trasformato in cieli e terra nuova (Rm 8,21).
Coraggio e gioia, amici: Possa egli davvero illuminare gli occhi della nostra mente per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.

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