Figlie della Chiesa Lectio II Domenica dopo Natale

II Domenica dopo Natale
Lun, 30 Dic 19 Lectio Divina – Anno A

Il Prologo di Giovanni è uno dei brani più impegnativi del Nuovo Testamento, sia perché la critica testuale non sa bene risalire alla sua origine e alla sua finalità all’interno del Quarto Vangelo, sia perché presenta una teologia molto elevata, quella del Logos eterno. Eppure è la sua bellezza nascosta a doverci affascinare, che è quella di un tesoro prezioso, che come tutti i tesori va cercato in profondità, lì dove è custodito: nel pensiero amoroso di Dio, nel progetto sapientissimo che ha per l’uomo. Nel Prologo troviamo i temi più importanti del Vangelo di Giovanni: “luce”, “gloria”, “testimonianza”, verità”, tutto ciò che fa parte della vita dell’uomo e di come questa vita sia impastata con la vita di Dio. Forse può metterci in soggezione la forma lirica del brano, sembrerebbe un inno che sa poco di racconto; in realtà in queste righe è racchiuso un poema d’amore che solo Dio poteva scrivere per amore dell’uomo.

1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: L’inizio di cui parla il Prologo di Giovanni non è lo stesso inizio della Genesi, in cui si parla dell’inizio della creazione; è un principio fuori dal tempo, perché neanche il tempo era stato ancora creato in quell’inizio. In quel principio esiste solo Dio e il suo Logos, la sua stessa Sapienza, che è come Lui ed è parte di Lui. Il Logos di Dio è indicato come Persona, perennemente rivolto verso Dio in un incessante dialogo di sguardi e d’amore.

3Tutto è stato fatto per mezzo di lui. Da questo Logos, per mezzo di Lui, a immagine di Lui, direbbe S. Paolo nella lettera ai Colossesi, è stato fatto tutto ciò che esiste. È un “tutto” veramente onnicomprensivo, che abbraccia ogni spazio e ogni tempo. Anche ciò che nasce oggi, persona, animale, pianta, è incluso in quell’opera creatrice, in una contemporaneità che è possibile solo se compresa in Dio. Anche io sono compreso in quel “tutto”: la mia vita, i miei sogni, tutta la mia esistenza.

4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Dall’immagine della preesistenza prima del tempo si passa ad un altro quadro, in cui tutto è già stato creato, anche l’uomo; l’uomo che ha già sperimentato la propria caducità, la propria realtà di peccato e debolezza; e da quel momento egli sperimenterà che in sé coesistono luce e tenebra. La Luce, vita degli uomini, è più forte della tenebra e questo l’uomo lo sa per esperienza nella sua storia.

6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Nel corso della storia ci sono stati (e ci sono!) uomini che hanno fatto prevalere nella propria vita la forza della luce, piuttosto che la tenebra e questi sono i santi, i testimoni che con la loro vita fanno brillare questa luce e ci indicano la strada. Giovanni il Battista fu uno di questi.

8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni non era la luce, come non è la Parola, secondo S. Agostino. Egli è lampada che consente alla luce di diffondersi, che porta la luce; è voce che veicola la Parola. Il testimone è qualcuno che parla di qualcun altro, in questo caso che indica qualcun altro. “Ecco l’Agnello di Dio” dirà Giovanni a chi cerca il Messia, indicando Gesù.

9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. La vera luce, quel Logos che è in tutte le cose, che dà senso e significato e vita a tutto ciò che esiste ed è esistito in questo mondo, veniva… viene. Il verbo indica un’azione imminente, che sta per accadere, e prepara l’annuncio della venuta storica del Logos. Ma noi possiamo anche intenderlo in modo continuativo, un fatto che si protrae nel tempo: Cristo viene sempre, viene soprattutto quando lo invochiamo nella nostra vita, quando lo desideriamo.

10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. È l’eterno paradosso dell’uomo che non riconosce più Dio come tale, della creatura che non riconosce il suo Creatore, del figlio che non riconosce il padre ma se ne allontana in un’assurda protesta di autonomia assoluta. Dio ha preso forma, immagine dell’uomo, ma l’uomo non ha accolto Colui di cui era immagine.

12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. Chi accoglie il Cristo e si riconosce in Lui, riconosce in Lui la vera, originaria immagine con cui è stato pensato e voluto da Dio, riceve il dono più grande: diventare figlio come Lui è il Figlio del Padre; e questo è un legame che ha in Dio stesso la radice, nella sua volontà di farci figli suoi, perché il suo amore è talmente traboccante da essere infinitamente fecondo di vita e di generatività.

14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Questo versetto richiederebbe pagine e pagine di commento: ci soffermiamo solo su due aspetti. La “carne”, indica non solo la materialità del corpo, ma il suo aspetto di debolezza, di limite, di caducità. È quella parte di noi che meno ci piace, che meno accogliamo sia in noi stessi, che negli altri. Eppure è quella parte che Dio ama ed è venuto a salvare assumendola in sé.
Il venire ad abitare in mezzo a noi, si traduce letteralmente “pose la sua tenda tra noi”. È un chiaro riferimento alla presenza di Dio (shekinnah) in mezzo al suo popolo nella Tenda del convegno, attraverso il segno della nube luminosa che la avvolgeva.
In uno slancio d’amore in cui il Padre non sa più come afferrarci per attirarci a sé, incapaci come siamo di tenderci fino a Lui, nella sua infinita tenerezza e misericordiosa comprensione, decide di venire Lui stesso, abbattendo ogni barriera che ci separa da Lui, anche quella della natura; la prende in sé e per sé, senza lasciare quella divina. Questa follia d’amore così grande la comprese e la volle imitare Francesco d’Assisi, che scelse, dalla sua condizione di ricco e benestante, di vivere una vita povera per amore dell’Amore di Cristo.

15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dietro questa nuova rilevanza della testimonianza di Giovanni sulla preminenza di Gesù su di lui, probabilmente c’è la risposta a una polemica tra cristiani e seguaci del Battista, per cui l’evangelista fa affermare allo stesso Giovanni che Gesù è superiore a lui per dignità e perché esisteva prima di lui.

16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. È molto bella la lettura che i Padri danno di questo versetto, dicendo che la pienezza del Logos è la vita divina che in Lui sovrabbonda e che comunica a chi lo accoglie. Tali momenti di grazia si susseguono senza interrompersi mai e giungono fino a noi, dopo millenni, a noi che crediamo in Cristo.

17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Qui l’intenzione dell’evangelista non è di contrapporre Mosè e la Legge a Gesù Cristo e alla grazia; tuttavia di fondo c’è la concezione che sarà espressa nel Quarto Vangelo, del superamento dei riti e dei culti giudaici, come la purificazione, ormai inutili dopo l’incarnazione del Logos di Dio. Non è più la Legge che porta la grazia e la verità di Dio, ma Gesù Cristo.

18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Il desiderio più grande dell’uomo, in fondo, è quello di vedere Dio. Ma nessuno può vederlo e rimanere in vita. Il Figlio suo, la sua immagine, è venuto per rivelare quel volto tanto anelato dal cuore umano. Un volto di compassione infinita, di accoglienza assoluta, di desiderio totale di bene, di salvezza, di unione con le sue creature. Gesù Cristo, Logos di Dio incarnato, il solo che lo ha visto e lo conosce, è stato nel mondo questo volto. E continua ad esserlo attraverso coloro che vivono una vita trasfigurata in Lui.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/

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