#PaneQuotidiano «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria»

Liturgia di Domenica 05/01/2020 VANGELO (Gv 1,1-18) Commento: Rev. D. Ferran BLASI i Birbe
(Barcelona, Spagna)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria»

Rev. D. Ferran BLASI i Birbe
(Barcelona, Spagna)

Oggi, il Vangelo di Giovanni ci viene presentato sotto una forma poetica e sembra offrirci, non solamente un’introduzione, ma pure una sintesi di tutti gli elementi presenti in questo libro. Possiede un ritmo che lo rende solenne, con parallelismi, somiglianze e ripetizioni ricercate, mentre le grandi idee segnano, diremmo, una specie di diversi e grandi cerchi. Il punto culminante dell’esposizione lo si trova precisamente nel centro, con un’affermazione che s’incastra perfettamente in questo tempo di Natale: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

L’autore ci dice che Dio assunse la condizione umana e stette tra noi. In questi giorni Lo troviamo nel seno di una famiglia: per adesso in Betlemme, e, più avanti, con gli altri, in Egitto, e poi a Nazaret.

Dio ha voluto che Suo Figlio condivida la Sua vita con la nostra e –perciò- che passi attraverso tutte le tappe dell’esistenza: nel seno materno, nella nascita e nella Sua crescita costante (appena nato, bambino,adolescente e, per sempre, Gesù, il Salvatore).

E continua: «abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (ibidem). Anche nei primi momenti l’hanno cantato gli angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli», «e pace in terra» (cf. Lc 2,14). E, adesso, nel fatto di trovarsi avvolto nei panni dai suoi genitori: nei pannolini preparati dalla Madre, nell’amoroso ingegno del padre – buono ed abile- che Gli ha preparato un posto così accogliente come ha potuto, e nelle manifestazioni di affetto dei pastori che vanno ad adorarLo, e gli fanno moine e Gli portano regali.

Ecco, come questo frammento del Vangelo ci offre la parola di Dio –che è tutta la Sua sapienza-. Di questa ci fa partecipi, ci offre la Vita in Dio, in una crescita senza limiti, ed anche la Luce che ci fa vedere tutte le cose del mondo nel suo giusto valore, dal punto di vista di Dio, con “visione soprannaturale”, con affettuosa riconoscenza verso Chi si è dato a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo, fin da quando apparve su questa terra come un bambino.

don Roberto Seregni 

E’ la nostra quotidianità il luogo in cui possiamo fare esperienza di Dio.E in questo ultimo giorno dell’anno sarebbe davvero bello trovare uno spazio di silenzio per mettere nelle mani di Dio tutti i nostri grazie. Al posto degli inutili e costosi botti di capodanno, troviamoci un angolo di silenzio, uno spazio per umanizzare il tempo che ci scorre sulla pelle. Grazie per le persone, gli incontri, gli eventi, le situazioni che mi hanno fatto crescere, che mi hanno purificato e, magari con fatica, mi hanno fatto un uomo o una donna migliore. Grazie per tutti quei passaggi nascosti di Dio nella mia vita, per tutte le occasioni nella quali ho riconosciuto la sua impronta digitale e il suo sorriso nel volto del fratello. Grazie per la forza e il coraggio che inaspettatamente mi sono trovato nelle vene.Raccogliamo tutti i nostri grazie e lasciamoli nelle Sue mani.

Non c’è posto più sicuro.Garantito.