Battesimo del Signore
Mt.3,13-17
“…Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”

Vangelo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli rispose: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.

Omelia  

Il profeta Isaia aveva designato il Messia, diversamente dalla tradizione messianica regale, quale “il servo di Jahvéh”; servo di un disegno di salvezza a favore del genere umano. Gesù affermerà il suo essere servo (Lc 22,27): “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”.
Il profeta presenta il servo di Jahvéh con tratti precisi: sarà mite, non griderà, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà il lucignolo fumigante. In lui non ci sarà niente che lo assomigli ai potenti della terra, eppure è potente perché “proclamerà il diritto sulla terra”. In lui ci sarà la nuova alleanza (Is 42,6; Ger 31,31) che abbraccerà, nell’azione della Chiesa – il tronco vivo dell’unico popolo di Dio, essendo l’altro tronco, Israele, privo della vita dello Spirito – tutte le genti. Lui il liberatore degli uomini dal peccato. Lui che li illumina liberandoli dalle tenebre.
Tratti chiari, precisi, inequivocabili, quelli dati dai profeti, ma tanti di Israele li oscurarono fino al punto di non riconoscere l’inviato di Dio. Eppure era riconoscibile; doveva essere accolto. C’era stato Giovanni Battista che aveva preparato il popolo ad accoglierlo. Gesù poi si manifestò quando compì “ogni giustizia” scendendo nel Giordano per ricevere il Battesimo di penitenza di Giovanni.
Giovanni cercò, stupefatto, di impedire a Gesù di scendere nel Giordano per il rito di penitenza, poiché in Gesù non c’era peccato: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Ma Gesù scese nel Giordano addossandosi i nostri peccati. Giovanni si arrende alle parole di Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Alla discesa nelle acque del Giordano seguì subito una voce dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Dopo l’essersi presentato al Padre come l’agnello che sarà sacrificato per il riscatto degli uomini secondo il disegno del Padre, il Padre lo addita come colui sul quale ha posto il suo compiacimento, poiché il Figlio si manifesta come l’Obbediente (Gv 1,32-34). L’obbedienza è la virtù caratteristica del Figlio.
E’ l’unzione pubblica di Gesù a Messia come dice Pietro nel suo discorso: “Come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret”. “E potenza”, proprio per la forza della parola di investitura del Padre. Gesù già era il Messia, ma sulla riva del Giordano ciò si manifesta visibilmente, dando inizio alla sua vita pubblica. Vita pubblica per la quale lo Spirito scende su di lui per dargli forza per reggere l’urto brutale che il mondo gli darà.
Cristo, con il suo Battesimo nel Giordano, diede evoluzione al Battesimo di penitenza di Giovanni verso il Battesimo che noi abbiamo ricevuto. Se viviamo il Battesimo, fratelli e sorelle, veramente siamo in Cristo e siamo uniti a lui nel cammino sacrificale che indubbiamente, pur nell’adesione positiva alla vita, all’operosità, alla creatività, è presente nella nostra quotidianità di cristiani. Non c’è infatti nessun passo del Vangelo che ci autorizzi a pensare che seguendo Cristo avremo vita facile, soldi in quantità, salute sempre d’acciaio, onori garantiti. Sfido chiunque a trovare passi nel Vangelo che dicano questo; eppure molti si aspettano da Cristo proprio questo.
In lui ho posto il mio compiacimento”. Il Padre si compiace di noi quando in Cristo percorriamo la strada percorsa da lui, che è la via regale. Il Padre si compiace di noi quando scegliamo ciò che Cristo ha scelto.
Come poco si compiace di noi il Padre quando siamo lontani da Cristo, dal volerlo veramente seguire. Anzi, non poco, ma per nulla si compiace.
Noi eravamo ciechi, ma ora vediamo, poiché Gesù ci ha ridato la vista, quella interiore. “Perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.
Noi vogliamo servire, e perciò non vogliamo impadronirci del mistero del governo di Dio del mondo, né, del resto, lo potremmo. Tuttavia, di fronte alle catastrofi naturali: terremoti, alluvioni…qualcosa sappiamo, ed è questo: “Ribelli noi a Dio, ribelli a noi le forze della natura”. Guardiamoci dentro. La nostra preghiera per il mondo esiste, o soltanto preghiamo per noi stessi? La nostra accettazione delle difficoltà della vita esiste, o siamo degli insofferenti? Il nostro amore per il Signore è vivo, o abbiamo deciso di fare senza di lui, di essere autosufficienti? Interrogativi doverosi. Allora, come dobbiamo concludere? Dio è innocente, e dunque il verdetto è contro di noi. Contro di noi; ma senza disperazione, perché il Signore misericordioso è pronto ad accoglierci se noi torniamo a lui. Voi mi direte: “Ma, a chi ti rivolgi?”. Ve lo dico con chi sto parlando: Innanzitutto con me stesso, che devo sempre convertirmi, poi con quelli che vivono nel compromesso con il mondo, e sono tantissimi.
Quanto disastro c’è, amici, nelle famiglie, nella società! Quanti sono i giovani che mi dicono di sentirsi venir meno la forza di reagire perché pare loro di non contare, di essere ai margini, di essere sommersi da un mondo che li inghiottisce nel male, con una potenza devastante ben superiore ad un’alluvione; e il male è odio e morte, a breve o a lunga scadenza.
Senza disperazione ho detto prima, ma neppure, dico ora, con speranza stolta; quella che non vuole vedere. Io voglio servire la vera speranza, la saggia speranza, quella che rendendosi conto delle cose agisce con forza e agilità per un mondo rinnovato dalla grazia.
Proprio le acque del Giordano, così belle per la presenza dell’Agnello innocente, ci danno la speranza certa che al tocco del Principe della pace, del Cristo Sposo della Chiesa, le furie degli elementi saranno di nuovo gestite dalla potenza del Padre e non più lasciate a se stesse, poiché “Ribelli noi a Dio, ribelli a noi le forze della natura”.
Ci viene, fratelli e sorelle, il nodo alla gola di fronte agli avvenimenti catastrofici. Quello che, però, dobbiamo affermare è che nel banco degli imputati non possiamo porre Dio.
Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”; ascoltiamolo dunque, e le alluvioni del vizio e della disinformazione non ci sommergeranno più. E se gli uomini diventeranno buoni, la Provvidenza di Dio farà sì che anche le forze della natura non colpiranno tragicamente gli uomini e le case degli uomini. E, ancora, se gli uomini diventeranno buoni sapranno ascoltare le voci della natura, e non zittirle con le opere della speculazione, salvo poi udire il grido devastante dei territori violentati.
Tanti i bambini morti per catastrofi naturali, ma il peggio è segnato da tanti bambini che noi contaminiamo con il turismo sessuale, con lo sfruttamento nel lavoro minorile, con il commercio di organi. Per loro noi abbiamo cercato di essere migliori? Vi lascio a questo interrogativo, ma vi dico pure: Riceviamo nel cuore il Principe della Pace per andare in pace, cioè nella vera pace; quella che nasce dal dovere cristiano compiuto. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.

Fonte: http://www.perfettaletizia.it/

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