fr. Massimo Rossi COMMENTO II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

fr. Massimo Rossi  

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (19/01/2020)

Vangelo: Gv 1,29-34 

Erano passati circa trent’anni da quando Giovanni e Gesù si erano incontrati – si fa per dire -: in verità si erano incontrate le loro madri, Elisabetta che era al sesto mese di gravidanza e Maria, rimasta incinta da poco. In quell’occasione, avvertendo la presenza del Messia, colui che si sarebbe stato chiamato col nome di Giovanni aveva sussultato nel grembo della anziana cugina di Maria; e piena di Spirito Santo, la donna proruppe in quel saluto che tutti conosciamo: “Benedetta tu fra le donna e benedetto il frutto del tuo seno!” (Lc 1,43).
Poi, più nulla!… o, forse, no…

L’incontro dei due uomini ormai cresciuti, è frutto, anche questo, di una ispirazione dello Spirito Santo, oppure si conoscevano? Giovanni dichiara che Giovanni non conosceva Gesù,
…Ma importa poco.

L’essenziale è che quando Gesù arrivò ai guadi del Giordano, là dove Giovanni predicava e battezzava, questi lo riconobbe e lo additò chiamandolo: “l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo.”. Ricordo che il verbo latino tollere, è molto più ricco del corrispondente italiano: l’originale latino significa “togliere prendendo su di sé”: infatti, il Crocifisso, non ci ha tolto soltanto i peccati, ma se li è caricati addosso.

L’espressione capro espiatorio definisce colui, colei che vengono scelti per addossare loro una responsabilità imbarazzante e risolvere una questione, politica o non, particolarmente delicata, senza compromettere coloro che vi sono coinvolti. Non è detto che lo sfortunato prescelto sia realmente l’unico colpevole, anzi… spesso non lo è. Ma, a volte, la ragion di Stato prevale sulla verità. Il capro espiatorio ‘salva’ per così dire la situazione, e i veri responsabili ne escono con le mani pulite e la coscienza lavata – chissà, poi, se è proprio così?… -.

L’espressione deriva da un antichissimo rito ebraico, compiuto nel giorno dell’espiazione, lo jom Kippūr, tristemente famoso, per l’omonimo conflitto tra Arabi e Israeliani esploso nel 1973 (6-25 ottobre) sulle sponde del canale di Suez. Al capitolo 16 del libro del Levitico è descritto nei minimi particolari: al fine di purificare il popolo, il sommo sacerdote caricava virtualmente tutti i peccati su un capro e poi lo cacciava nel deserto a morire.

Secondo le parole di Giovanni Battista, Gesù è il vero capro espiatorio, che, innocente, compie l’espiazione dai peccati (del popolo di Dio), prendendoseli addosso e morendo per il bene del popolo stesso.

In occasione del complotto intentato contro Gesù da sommi sacerdoti e farisei, uno di loro, di nome Caifa, dichiarò: “«Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera» Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione, e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,49-53).

La carica di sommo sacerdote conferiva un potere gerarchico sulla casta sacerdotale, (un potere) politico, e naturalmente cultuale, in relazione alle celebrazioni che avvenivano nel Tempio. Ma non solo: la dignità di sommo sacerdote era connotata da una grazia speciale, la grazia della profezia. Le parole di Caifa assumono pertanto un valore particolare per noi cristiani, perché anticipano quello che sarebbe accaduto a Gesù, crocifisso per salvarci dai peccati nostri e di tutti.

Il grande protagonista della vicenda raccontata dal quarto evangelista è lo Spirito Santo: è Lui che manda Giovanni a battezzare; è Lui che discende sulla persona di Gesù e lo rende riconoscibile agli occhi del Precursore; è ancora Lui, lo Spirito Santo, che spinge il Battista a proclamare Gesù, chiamandolo Agnello che toglie i peccati del mondo. Sarà infine Lui a convincere Giovanni che la sua missione era compiuta e che i suoi discepoli, da quel giorno, avrebbero dovuto seguire il Signore. Conosciamo certamente tutti la questione che si agitò durante tutto il primo secolo, se il Messia fosse Gesù Nazareno, oppure Giovanni Battista. Se ne parla anche negli Atti degli Apostoli: Giunto Paolo ad Efeso, “trovò alcuni discepoli e disse loro «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?» Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Dopo aver udito questo si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano lingue diverse. Erano in tutto circa dodici uomini.” (19,1-7).

Mossi dall’azione dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel Battesimo e la Confermazione, anche noi dobbiamo imparare a riconoscere il Cristo, la sua Parola, la Sua azione in noi e nel mondo. Lo Spirito Santo accresca in noi la virtù di saper discernere i comportamenti autenticamente cristiani, da quelli che non sono cristiani, ma finzioni, strumentalizzazioni, apparenze, ipocrisie. Cristo avverte senza mezzi termini, né giri di parole: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.” (Mt 7,15-16).

In questo tempo, in cui i simboli della fede sono spesso usati come arma da guerra e non come offerta di pace, la virtù del discernimento è preziosissima e necessarissima.
E così sia!

Fonte: https://www.qumran2.net/

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