padre Gian Franco Scarpitta “UMILTÀ E SPIRITO”

padre Gian Franco Scarpitta  

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (19/01/2020)

Vangelo: Gv 1,29-34 

Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo.” Giovanni con queste parole precedute da altre predicazioni, insegnamenti e atti accompagnati dal battesimo per la conversione dei peccati rende testimonianza a Gesù identificandolo e indicandolo a tutti come il Messia, la luce che è venuta nel mondo, il Salvatore per il quale occorre spianare ogni sentiero e ogni cammino va reso percorribile. Giovanni, il cui nome significa “Dio non dimentica”, che conduce una vita umile e sottomessa e predica “nel deserto”, riconosce sempre la superiorità di Gesù nei suoi confronti, annuncia a tutti che egli è il Messia Salvatore che battezzerà in Spirito Santo e fuoco, la cui efficacia sarà molto più sorprendente della sua. A coloro che, meravigliati, lo informano che Gesù al Giordano sta battezzando e sta facendo discepoli più di lui, ribadisce con forza che è proprio lui colui del quale si deve affermare la grandezza e la superiorità e conclude: “Lui deve crescere e io diminuire” (Gv 5, ) per esaltare la figura del Figlio di Dio ma anche per evidenziare che la suddetta superiorità di Gesù si evince da due elementi: l’Agnello e lo Spirito Santo. Gesù infatti sarà innalzato ed eleverà tutti facendosi “vittima di espiazione per i nostri peccati. Non soltanto per i jostri, ma per quelli del mondo intero”(1Gv 4, 10), nella sua immolazione si realizzerà la redenzione e sarà portato a compimento il progetto di salvezza voluto dal Padre. Umiliazione che è stata intravista peraltro nella fila che lui ha fatto insieme ai peccatori nell’attesa del battesimo da parte di Giovanni. Ma l’annichilimento di Gesù non è l’ultima parola, perché esso si rivela tappa obbligatoria per la glorificazione sua e per la salvezza di tutti: lo Spirito Santo che riveste Gesù della nuova dignità di Figlio di Dio non appena fuoriesce dal Giordano, sarà lo stesso Spirito di fortezza e di costanza e parresia che lo accompagnerà nella missione e soprattutto sarà il.medesimo Spirito per il quale la salvezza sarà diffisa a tutti i popoli, nel nuivo battesimo che avverrà nel suo nome. Gesù stesso infatti battezzerà nello Spirito Santo, effonderà vigore e coraggio ai suoi discepoli il giorno di Pentecoste e inviterà i suoi a battezzare “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito”.

L’evangelista Giovanni affermerà pertanto che tre cose daranno testimonianza: “lo Spirito, l’acqua e il Sangue”(1Gv 5, 6 – 8) e sono gli stessi elementi di cui rende unile testimonianza anche il Battista: acqua e sangue, simboli dell’acqua battesimale e dell-Eucarestia, sono del resto elementi che sgorgano dal costato trafitto di Gesù (Mt) e introducono al nuovo battesimo che proviene dall’associazione Umiltà e Spirito.

Ma Giovanni si rende anche testimone dello Spirito, che è con il Padre e il figlio il protagonista assoluto dell’evento salvezza. Il Battesimo che Gesù istituirà infatti, a differenza di quello del Battista che era segno esteriore dell’avvenuta conversione interiore, apporterà il perdono dei peccati rigenerando gli uomini “dall’acqua e dallo Spirito Santo.” E’ in forza dello Spirito che Gesù realizza il suo battesimo di rigenerazione spirituale e nello Spirito lo rende consistente donando a tutti lo stato di grazia. Lo Spirito Santo viene qui descritto come lo Spirito che guida Gesù e allo stesso tempo come Colui che Gesù elargisce a tutti; lo Spirito cioè che discendendo su Gesù appena uscito dal Giordano ha costituito Cristo Figlio di Dio e lo Spirito che, comunicato da Cristo, rende tutti Figli di Dio: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.

Battesimo e (il che è lo stesso) Spirito Santo ci sospingono nella gioia di appartenere a Gesù e di essere suoi instancabili annunciatori e testimoni. Chi viene raggiunto dalla grazia battesimale del Redentore è immerso nella vita piena nel Signore e vive costantemente di lui e della sua parola. Non può esimersi di conseguenza dal protrarre ad altri la stessa grazia attraverso una costante coerenza di vita che sia il riflesso della luce di cui lo stesso Signore è il fulgore principale. Non molto tempo fa ho letto la testimonianza di alcuni cristiani in Iraq la cui chiesa era stata presa d’assalto, saccheggiata e devastata da intransigenti e qualcuno commentava: ‘Dove si è perseguitati si vuol essere cristiani a tutti i costi”. La testimonianza di cui invece non si ha il coraggio nella vecchia e opulenta Europa e in tutti quei luoghi dove appartenere a Cristo non è vero motivo di gioia.

Fonte:https://www.qumran2.net/

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