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Tonino Lasconi”Piccola candela, grande luce”

Presentazione del Signore – Festa – Anno A – 2020

Perché la festa della Presentazione del Signore, per il popolo, è la Candelora.

Per i testi ufficiali e per gli esperti, il due febbraio è la Presentazione del Signore. Per il popolo di Dio, invece, è la Candelora. “Vox populi, vox Dei” (voce di popolo, voce di Dio) anche in questo caso? È opportuna qualche riflessione. Perché questo attaccamento non soltanto al nome, ma anche alla festa, che rimane una delle più popolari e frequentate, anche quando, come avviene normalmente, cade in giorno feriale? Da dove nasce questo affetto? Forse dall’interesse per la vicenda di Gesù portato al tempio per essere presentato al Signore in quanto primogenito, secondo la legge di Mosè, ed essere riscattato con «una coppia di tortore o due giovani colombi», oppure per la simpatia verso i due vegliardi Simeone e Anna, che aspettano di vedere il Messia prima di ritornare al Signore? No di certo! Sono tantissimi i fatti evangelici molto più importanti verso i quali i cristiani dimostrano scarso interesse. Il motivo – i parroci lo sanno bene – sta nella celebrazione con le candele, e soprattutto nella candela da portare a casa.

La celebrazione con le candele attrae, perché la luce piace, affascina, dà sicurezza, dà calore, mette allegria, apre il cuore. Ritrovarsi per creare luce è sempre molto gradito e coinvolgente, persino consolatorio. Lo constatiamo continuamente anche dalle cronache televisive con le fiaccolate, i lumini alle finestre, o dove è accaduto un evento importante.

Ma perché questo interesse a portare a casa una piccola candela, magari non soltanto per sé, ma anche per la figlia, o per l’amica che non sta bene? A cosa serve questa piccola candela? Una volta si poteva capire. Una candela a portata di mano era provvidenziale, perché la luce elettrica, se c’era, andava e veniva, e non era facile per tutti averne a disposizione. Ma oggi di luci ne abbiamo tante, potenti, seducenti: lampioni sulle strade, fari nelle piazze, lampadine in ogni stanza, vetrine illuminate… Questa candelina non si capisce a cosa possa servire. Anche in caso di blackout di corrente, infatti, è molto più pratica ed efficiente una torcia elettrica.

Una spiegazione c’è: questa candela è benedetta.
Questa “benedizione”, questo gesto misterioso, anche se non in modo teologicamente approfondito, richiama il desiderio profondo e incancellabile di una luce “dall’alto”, di una luce “altra”, che nessuna centrale elettrica può dare. Di luci dal basso, alla nostra portata, ne abbiamo tante, più dei lampioni nelle strade, più dei fari nelle piazze, più delle lampadine nelle case. Troppe! Basta tirare fuori dalla tasca lo smartphone per avere le mappe del nostro territorio e le vie delle città; per sapere se tra un paio di ore, o domani, o nel weekend pioverà o sarà bello; per controllare se le quotazioni della Borsa salgono o scendono… Per avere luce su qualsiasi problema: la politica, lo sport, la religione, le vittime del Coronavirus…, basta trovare l’App giusta, oppure accendere la televisione, dove a tutte le ore esperti e “tuttologi” di ogni tipo proiettano la loro luce per illuminarci, gratis, sul bene e sul male.

Tante luci! Troppe luci! Ma più che illuminare, abbagliano. E se questa candelina “benedetta” potesse aiutarci con la sua luce “altra”, Gesù, a fare luce tra le altre luci? La piccola candela della Candelora forse è il desiderio di questa luce. Accogliamola come tale. Quando la confusione delle luci dal basso sale, accendiamola – anche realmente e fisicamente se possiamo farlo perché siamo in casa, altrimenti idealmente – e fermiamoci ad ascoltare cosa dice Gesù: il «misericordioso e degno di fede», colui che ci conosce nel profondo ed «è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova, per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente».

Allora, prendiamola questa piccola candela! Però per lasciarci prendere da essa.

Fonte:https://www.paoline.it/

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