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diac. Vito Calella”Il sale in noi della Parola, la luce della carità”

V Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (09/02/2020)

Vangelo: Mt 5,13-16 

L’elemento «sale» è un bell’esempio, di immediata comprensione, perché tutti noi abbiamo in casa il sale da cucina per dare sapore alle nostre pietanze. Ne basta pochissimo e se ne deve usare la quantità giusta, altrimenti una dose esagerata fa male alla salute, aumenta la pressione e rovina le ricette. Fa male anche alla terra, perché se si sparge il sale su un campo o se lo si irriga con acqua salata, lo si rovina per l’agricoltura. C’è però anche un uso quantitativo del sale. Oggi ancora, ma ancor più nel passato, quando mancavano i freezer e i metodi di conservazione sotto vuoto, il sale, usato in quantità, serviva per mantenere a lungo gli alimenti, soprattutto carne e pesce. Il sale è dunque una cosa preziosa, da usare con moderazione per condire le pietanze, o da usare in quantità per non permettere che gli alimenti vadano in putrefazione. C’è un altro dettaglio da considerare: il sale, chimicamente parlando, è un minerale che, di per sé, non perde mai sapore.

Allora che cosa vuol insegnarci Gesù quando ci dice: «Voi siete il sale della terra, ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente» (Mt 5,13)?

Innanzitutto consideriamo il «voi». Contempliamoci come comunità, non come individui! Quando siamo uniti nella carità, cioè misericordiosi nelle nostre relazioni, capaci di condividere tra noi la sincerità dei nostri cuori spezzati e riusciamo ad essere artigiani di pace, in grado di rispettare pazientemente l’altro, nonostante le continue persecuzioni che imperversano contro questo ideale, allora siamo «sale della terra». Questo è possibile quando ciascuno di noi rinnova ogni giorno la scelta libera di invocare lo Spirito Santo per stare in marcia nel cammino dell’umiltà, avendo coraggio riconoscere e accogliere la radicale povertà della propria condizione umana; avendo imparato, con la preghiera silenziosa, ad avere un cuore libero, arreso, consegnato e svuotato da ogni sicurezza umana; avendo già sperimentato cosa voglia dire perseverare con coraggio nell’ora della prova, nell’ora in cui non c’è nessuna gratificazione al proprio farsi dono. Allora saremo riflesso della luce di Cristo, che non ci appartiene, ma lo saremo con la nostra corporeità agente, con il nostro sguardo, con la nostra bocca, con le nostre mani, con i nostri passi, con l’intensità dei nostri sentimenti.

Ma che cosa rappresenta il sale, la cui dose giusta dà sapore di gratuità alle nostre relazioni e garantisce il pane fragrante e salato a puntino del nostro essere, insieme, uniti nella carità? Che cosa rappresenta il sale, la cui esuberanza ci preserva dalla putrefazione dei pettegolezzi, dei conflitti irrisolti, delle divisioni mantenute per loschi interessi di potere, di piacere e di paura dell’altro? È il dono della Parola di Dio. Basta una piccola dose giornaliera da custodire nel cuore e nella mente, mediante l’esperienza della nostra preghiera quotidiana, individuale. Basta questo per dare il giusto sapore della gratuità in tutte le nostre relazioni quotidiane. Concentrati su un solo versetto, tuttavia ci accompagna la consapevolezza dell’esuberante ricchezza della Parola di Dio, per farci vincere la lotta contro la putrefazione delle nostre relazioni egoistiche, che continuamente siamo tentati a mettere in atto. Gli altri evangelisti, Marco e Luca, ricordano le stesse parole di Gesù, dette usando l’elemento simbolico del sale, e ce le comunicano così: «Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri» (Mc 9,50). «Buona cosa è il sale, ma se anche il sale perde il sapore, con che cosa verrà salato? Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti» (Lc 14,34-35). Se la Parola di Dio è il sale in noi, tuttavia è un sale speciale, diverso dal sale comune che conosciamo, che, chimicamente parlando, non può perdere il suo sapore. Il sale in noi della Parola di Dio «può perdere il sapore». Lo perde quando la Parola pregata, ascoltata, meditata non ci riporta al centro della nostra fede: il mistero pasquale di Cristo, che ci chiede di rimanere fissati in «Gesù crocifisso», perché «la nostra fede non sia fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio»((1Cor 2, 5). La purezza del sale in noi della Parola di Dio ci conduce all’Eucaristia, che è la memoria sempre attuale di quell’essersi fatto dono di Gesù, sulla croce, con l’offerta del suo corpo e del suo sangue. La purezza del sale in noi della Parola di Dio ci fa contemplare la vera gloria della vita piena, che non può fuggire dalla prova della sofferenza, della consegna fiduciosa al Padre della nostra povertà. Si, perché c’è nel mondo chi usa e abusa della Parola di Dio per promettere miracoli, proporre la prosperità dell’aver successo ed essere ricchi, svalutando la croce di Cristo. C’è chi usa e abusa della Parola di Dio per creare divisioni e competizione tra gli stessi credenti in Cristo. Oggi siamo investiti da valanghe di parole, attraverso i social network, i mass media. Far perdere il sapore al sale in noi della Parola di Dio possono essere i miscugli di sapienza che si vogliono attingere da altre fonti, mettendo tutto allo stesso livello e facendo diventare anche la bibbia semplicemente un libro di letteratura antica, un best seller certamente importante, ma uguale a tante altre fonti disponibili di sapienza, oggi facilmente accessibili. Gesù ci chiede innanzitutto di essere custodi autentici del sale puro della sua Parola, da pregare, meditare, scegliere come prioritaria tra tantissime altre parole e da interpretare correttamente, in modo che la nostra comunità cristiana diventi un cibo saporito per chi, nel mondo, non ha ancora scoperto il valore di questa «lampada ai nostri passi». La Parola di Dio, sale in noi, pregata e guidata dall’azione dello Spirito Santo ci fa vivere centrando tutta la nostra esistenza nel mistero della morte, sepoltura e risurrezione di Gesù, con cui possiamo entrare in comunione mediante il sacramento dell’Eucaristia. Ma non basta. L’esperienza completa della nostra comunione al corpo e al sangue di Cristo, che celebriamo e adoriamo nella Santa Messa, si realizza quando la stessa presenza reale del Cristo la viviamo nell’incontro di condivisione con chi soffre, nell’incontro con la carne di Cristo che sono i poveri. Allora sì: saremo riflesso della luce di Cristo, saremo veramente «luce del mondo». Quel «qualunque cosa avrete fatto a uno di questi piccoli, l’affamato, l’assetato, il nudo, il forestiero, il migrante, l’ammalato, il carcerato, l’avrete fatto a me» (Mt 25, 31-46) porta a compimento la profezia di Dio, per mezzo del profeta Isaia, che, incentrata sul tema del vero digiuno, abbiamo ascoltato in questa domenica:

«Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio» (Is 58,7-10).

Saremo «sale della terra», cioè saremo noi la bibbia vivente in cui la gente, in ricerca della verità, può riscoprire la gioia della signoria di Cristo nella sua esistenza e nella storia del mondo.

Chiediamo al Cristo risorto, luce che risplende nelle tenebre del mondo, che ravvivi in noi lo Spirito Santo, comunione e dono, affinché «risplenda la nostra luce davanti agli uomini, perché vedano le nostre opere buone e rendano gloria al Padre nostro che è nei cieli» (Mt 5,16).

Fonte:https://www.qumran2.net/

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