V domenica del tempo ordinario (Anno A) – 9 febbraio 2020
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Matteo 5,13-16
San Giovanni Crisostomo dice del Vangelo di questa domenica che se la terra ha bisogno di sale e il mondo di luce vuol dire che la terra è insipida e il mondo oscuro. Non basta essere sulla terra, c’è da trovare il “sapore” dell’esistenza. Non basta vivere. Non siamo un organismo biologico, non bastano quei quattro secchi d’acqua uniti alla quantità necessaria di sali che la chimica indica come il materiale di cui siamo composti per costituire un essere umano. Abbiamo bisogno di qualcosa in più. Facciamo tante cose, ma quel che resta veramente è il senso di quel che facciamo. E c’è dell’altro.
Se il sale perde il sapore verrà calpestato dagli uomini, dice il Vangelo. Se qualcuno perde il suo sapore gli altri se ne discostano. Se un padre non è un vero padre lascerà il vuoto nel cuore dei figli. Se un prete è insipido la gente si annoia. Infatti ci si aspetta sostanza in un prete, in un padre, in un’amica, in una sorella. In tutti. Ma di cosa “sa” la vita di un uomo se è veramente vissuta?
Lo stesso Vangelo di Matteo parla di luce e tenebra in un momento ben preciso: «A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio» (Mt 27,45). Le ore più luminose divennero buio nel momento della crocefissione di Cristo; il mondo svelò la sua tenebra latente e sul candelabro della croce era innalzato Gesù di Nazaret che ci stava amando. Altra luce non c’è per l’umanità: se ci mettiamo veramente davanti a noi stessi siamo al buio e solo la tenerezza di Uno che per noi è disposto a morire ci salva dalla nostra inconsistenza. Il resto è fuoco fatuo.
Ci si può illudere che cultura, benessere, sicurezza, successo e compagnia cantante illuminino la vita, ma non bastano. È invece la relazione con il Padre che brilla in Cristo che è «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9), come dice Giovanni. Ma questa luce si conosce solo se riverbera in qualcuno.
PERCHÉ ABBIAMO LA FEDE.
Siamo cristiani perché abbiamo esperienza dell’amore che rischiara la tenebra del nostro cuore, eppure noi sul Calvario non c’eravamo… come mai quella luce è in noi? Come ne abbiamo avuto notizia ed esperienza? Perché questa luce ha avuto occasione di trasparire, di emergere, di manifestarsi nelle opere dei cristiani nel corso dei secoli, e per questo abbiamo la fede: qualcuno ce l’ha mostrata.
Come si manifesta questa luce? «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Bisogna intendere bene, perché Gesù non dice fate opere perché vedano che siete tanto buoni e bravi, ma fate opere che facciano vedere la gloria del Padre.
Le opere che danno luce e sapore alla vita non sono quelle che glorificano chi le fa, ma quelle che indicano che costui ha una relazione con il Padre. Sono le opere in cui le persone non manifestano le loro qualità, non sono eroismi personali, ma atti di fiducia, di abbandono, di misericordia. Sono quelle opere che fanno dire: vedo la potenza del Padre in te. Quello che fai non può venire da te.
Fonte:https://www.famigliacristiana.it/
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