Immagino Gesù e i discepoli. Il rabbì di Nazaret pronuncia parole di vicinanza ai piccoli, le parole delle Beatitudini; definisce i discepoli sale e luce, chiamati a dare gusto e sapore alla vita, per riconoscere la bellezza che il Padre dona a tutti i suoi figli. Il Signore, Maestro autorevole, pronuncia parole di libertà da quelle schiavitù che tengono prigioniero il nostro cuore e non ci permettono di vivere da uomini e donne – da figli di Dio – creati per la vita in abbondanza.
Immagino lo stupore dei discepoli e delle folle che pendono dalle labbra di Gesù. Egli non è “venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” alla legge di Mosè, alla parola di Dio per noi. Se le parole consegnate al Sinai avevano lo scopo di custodire il popolo eletto nella sua fedeltà al Dio d’Israele, quelle pronunciate da Gesù vogliono essere una custodia per noi che abbiamo deciso di scommettere la nostra vita sul suo Vangelo.
Il Cristo mostra quanto siano importanti gli atteggiamenti del nostro cuore e le nostre azioni concrete perché il regno dei cieli possa spuntare e germogliare dentro alla nostra esistenza quotidiana. Il Regno non è opera nostra: da noi dipende il fatto che esso sia accolto a partire da ogni gesto che ci riguarda.
Le parole di Gesù ci aiutano a comprendere che si può uccidere il fratello o la sorella in molti modi a partire dalla chiacchiera che distrugge o dall’offesa maturata alle spalle. Sono tutti atteggiamenti con i quali ci prepariamo, progressivamente, ad eliminare l’altro nella sua dignità e lo schiacciamo con l’odio. Allo stesso modo, non è indifferente come il nostro sguardo si posa sulle persone: siamo messi in guardia dai nostri sguardi di possesso, offuscati dalla brama di avere l’altro, piuttosto che pervasi dal desiderio di incontrarlo nella libertà. È sempre presente, poi, il rischio di trattare il fratello o la sorella come una esclusiva proprietà, trasformando anche le relazioni di amore più intime e belle in trappole. Infine, siamo avvertiti che la verità richiede di essere detta onestamente, senza ombre e senza giri di parole, con il massimo rispetto di noi stessi e degli altri.
Le parole di Gesù, affascinanti ed esigenti, sono pronunciate per liberarci dalle schiavitù in cui possiamo restare intrappolati. Sono parole che vogliono custodire questa libertà che il Padre vuole per ognuno dei suoi figli. Sono parole di libertà, quelle del Maestro. Parole che ci permettono di crescere guardando alla bellezza e alla fragilità della nostra vita per scoprire il tesoro che Dio ha posto nei nostri cuori e nelle nostre relazioni.
Fonte:http://www.twittomelia.it/
#PANEQUOTIDIANO, «IL RE ERODE SENTÌ PARLARE DI GESÙ, PERCHÉ IL SUO NOME ERA DIVENTATO FAMOSO»
La Liturgia di Venerdi 6 Febbraio 2026 VANGELO (Mc 6,14-29) Commento:Rev. D. Ferran BLASI i Birbe (Barcelona, Spagna) In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È…
Dalla «Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni»Sarete miei testimoni
Dalla «Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni» scritta da un autore contemporaneo(Cap. 14,109-110; Acta Sanctorum Febr. 1,769)Sarete miei testimoni Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi,…
padre Gianmarco Paris Commento V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16 Di padre Gianmarco Paris 🏠home Dopo aver annunciato quello straordinario “manifesto” del Regno di Dio che sono le beatitudini, Gesù continua a parlare per aiutare i suoi uditori a comprendere cosa significa in concreto essere suoi discepoli, a riconoscere…
