1 MARZO 2020 – I DOMENICA DI QUARESIMA
L’obbedienza che ci restituisce a noi stessi
Il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai”». Matteo 4,1-11
La Quaresima è un cammino verso la libertà e la verità; il sentiero passa per il combattimento descritto nel testo delle tre tentazioni di Gesù in Matteo, preparato, nella liturgia, dal racconto della caduta di Adamo ed Eva.
Una delle trappole nascoste in ogni tentazione è l’idea che la fedeltà a Dio è incompatibile con la fedeltà a noi stessi, ossia che obbedire a Dio vuole dire farsi del male, decurtarsi, sminuirsi. La realtà è l’esatto contrario: le trasgressioni sono la via tragica dell’autodistruzione. Le tentazioni di Gesù usano la stessa strategia usata con Eva: la bugia secondo cui l’affermazione di me medesimo è la mia vera urgenza. Nella prima tentazione Satana dice: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Sarebbe come dire che i veri figli di Dio hanno il diritto di manipolare la realtà, e le pietre non possono restare pietre, debbono esistere in funzione della propria fame, quindi devono essere pagnotte. L’idea della seconda tentazione, quella del pinnacolo, è che i veri figli di Dio possano pretendere che il Signore assecondi le loro iniziative. Qualunque cosa sembri un buon piano dovrebbe essere possibile, fosse anche un volo dal tetto. La terza tentazione riguarda il possesso, il potere e lo splendore del mondo: vale la pena di scendere a compromessi con il male per servirsi del potere e del possesso, magari pure a buon fine. Queste tentazioni assegnano agli appetiti, ai progetti e ai possessi dei ruoli assoluti. Sembra che così ci si possa “realizzare”, ma così si diventa solo schiavi delle voglie, delle idee e delle cose. Tutto questo è latente nell’invito fatto a Eva a lanciarsi nel tentativo grottesco di diventare “come Dio”. Questa tentazione è una fuga dal reale, rappresenta un processo elaborato e disperato di alienazione da noi stessi.
PERDITA DELL’IDENTITÀ.
Infatti quel che va notato è che Eva, alla fin fine, cerca di essere diversa da quella che è, ed entra in un inganno. Il tentativo di Eva di essere qualcosa “di più” porta in definitiva alla vergogna, alla perdita della felice relazione con sé stessi, alla perdita della propria vera identità. Eva si vergogna di essere Eva, che cosa curiosa!
Durante la Quaresima la Chiesa ci chiede di compiere atti di preghiera, digiuno ed elemosina. Queste opere sono delle vere e proprie chiamate a ritornare alla verità e alla bellezza della nostra dignità, una dignità che è minacciata dall’inganno implicito in ogni tentazione. La sobrietà, la generosità e il camminare nel giusto rapporto con Dio – tipici della Quaresima – ci riportano al nostro vero posto nel mondo. Ci riempiono di quella pace, di quella libertà da noi stessi che sono parti integranti della nostra vera identità.
La tentazione cerca di trasformare la nostra dignità in pretesa, superbia e avidità. L’obbedienza a Dio ci restituisce a noi stessi. Il digiuno rende lucidi e liberi dal proprio ego, la preghiera spezza la solitudine, l’elemosina fa amare i fratelli. Non è una questione di perfezionismo o di regole, ma di felicità.
Fonte:https://www.famigliacristiana.it/
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