Don Paolo Zamengo”Ho sete”

Ho sete      Gv 4,5-42

Ad avere sete erano in due: la Samaritana che andava al pozzo a prendere acqua e Gesù che gliene chiedeva: faceva caldo ed erano assetati. Non si scherza con  la sete, perché non coinvolge soltanto il corpo ma penetra in profondità nella mente fino a toccare la nostra interiorità. Perché la sete ha a che fare con la vita e con la morte.

Ma di che cosa avevano sete la Samaritana e Gesù? Se la sete del corpo può farci entrare così profondamente in crisi è perché richiama un’altra sete, più profonda e infinitamente più vitale. Dio ci ha creati così. Siamo creature di desiderio.

Noi desideriamo sempre, sempre più e sempre meglio. Non appena un desiderio viene esaudito un altro nuovo prepotentemente avanza. Come se un desidero  ne nascondesse un altro, al punto da fare di ogni uomo e di ogni donna una creatura perpetuamente affamata e assetata. Siamo insaziabili in eterno. Dio ci ha fatti così e non a caso. 

Ogni fame e ogni sete ha ciò che la sazia e ciò che la disseta. La nostra fame rivendica un pane che ancora ignora e la nostra sete aspira a un’acqua che la potrebbe placare.  Perché la fame e la sete sono sempre indice di una ricerca di un bene totale e definitivo e di una gioia senza limiti che solo un giorno saranno la nostra beatitudine eterna. 

“Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in Te”, così pregava sant’Agostino. È proprio di questa sete profonda che Gesù parla col la Samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.

Gesù sa di cosa sta parlando ma anche la Samaritana lo sa. perché nella sua vita ha provato la sete. È una donna che ha cercato con ingordigia di dissetarsi a tutte le sorgenti e a tutte le acque che incontrava, senza mai riuscire a placarla. “Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”, le rivela Gesù.

Non è un rimprovero, è una costatazione. L’uomo e la donna, divorati dalla sete, sono così. Una sete ne richiama un’altra e un’altra ancora. Nessuna ragione e nessun risultato arresta definitivamente  questa corsa, a meno di trovarsi, un giorno, come la Samaritana, faccia a faccia con Gesù. 

Anche Gesù ha sete,  ma anche per lui l’acqua di quel pozzo non basterà a dissetarlo. Perché la sete è metafora di una vita cui manca un senso,  come la vita della Samaritana. Senza saperlo questa donna, di cui non sappiamo il nome, aveva sete dell’acqua che solo Gesù poteva darle, sete di Gesù e della vita eterna che può sgorgare dal suo cuore. 

E Gesù aveva sete ma non di ricevere acqua ma di farne dono a quella donna e a tutti noi che tanto le assomigliamo. Noi ignoriamo fino a che punto abbiamo sete di Dio, ma soprattutto non oseremmo mai credere fino a che punto Dio ha sete di noi. 

La sete che Dio patisce e che tormenterà Gesù fin sulla croce, quando, prima di morire,  griderà “Ho sete”, è la sete di donarci la vita perché questa sua vita ci disseti per sempre e il suo amore sgorghi nei nostri cuori come acqua viva di vita eterna. 


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