don Roberto Seregni”Vivere da vivi “

 DI ROBERTO SEREGNI

Vivere da vivi – Giovanni 11,1-45

Quinta domenica di Quaresima

  In quel tempo, le sorelle mandarono a Gesú questo messaggio: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”. Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.  Gesù allora si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”. Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare”.  Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

La liturgia di questa ultima domenica di quaresima ci porta a Betania, nella casa degli amici di Gesú: Marta, María e Lazzaro. Betania significa “casa del povero” e anche noi, in qualche modo, siamo cittadini di Betania che mettiamo la nostra povertá nelle mani di Dio. In queste ultime settimane tutti abbiamo fatto i conti con la fragilitá delle nostre sicurezze. Siamo stati obbligati a scoprirci poveri, deboli, come giganti dai piedi d’argilla (Daniele 2,1-49).

Proviamo a rivivere questo incontro, a mescolarci tra i famigliari e gli amici di Lazzaro, a stare lí in punta di piedi e contemplare la bellezza e la dolcezza di questo momento.

I personaggi che si muovono sulla scena sono numerosi, ma al centro, come sempre, sta Gesù nominato ben 22 volte. Tutta la scena ruota attorno a Lui, alla sua presenza e alla Sua Parola.

Nel Vangelo di domenica scorsa, Gesú rimodelló con il fango della nuova creazione gli occhi del cieco perché vedesse e riconoscesse il Figlio di Dio. Oggi, il maestro, anticipa l’esodo definitivo dalla morte alla vita: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando apriró le vostre tombe e vi risusciteró dai vostri sepolcri” (Ez 37,13).

La resurrezione di Lazzaro è segno e anticipo di quella di Gesú, ma con una differenza fondamentale: Lazzaro ritorna alla vita di prima, è un passo indietro; mentre Gesú entra in una dimensione nuova, è un passo avanti. Lazzaro morirá di nuovo, certo. Ma il suo ritorno alla vita indica che non siamo piú schiavi della morte, che Gesú è entrato nei nostri sepolcri, nelle nostre povertá e miserie, nel nostro peccato e nei nostri tradimenti. Gesú non ci salva dalla morte, ma nella morte.

Vorrei attirare la vostra attenzione su un ultimo particolare: il pianto di Gesù. Il maestro piange per il suo amico Lazzaro. Le sue lacrime irrigano e fecondano la terra che si prepara a far germogliare il seme nascosto, il chicco di grano caduto in terra che muore per dare frutto (cf Gv 12,24).

Coraggio, cari amici! Rotoliamo via le pietre dai nostri sepolcri, lasciamo che Gesú ci raggiunga, ci prenda per mano e ci insegni a vivere da vivi!

Un abbraccio, Don Roberto

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com


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