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fr. Massimo Rossi Domenica delle Palme (Anno A)

Commento su Matteo 26,14-27,66
fr. Massimo Rossi

Domenica delle Palme (Anno A) (05/04/2020)

Vangelo: Mt 26,14-27,66

Nell’immaginario collettivo Giuda non ha mai goduto buona reputazione. Si sarà salvato? si sarà perduto? Che poi, a pensarci bene, questo è quanto ognuno di noi si chiede riguardo a se stesso: sarò salvato, o sarò perduto?

Una domanda che, alla luce di Cristo, non ha alcun senso! Occorre partire da questa verità: io sono salvato, perché sono perduto! Finché non accettiamo questa verità, come una realtà che ci riguarda in prima persona, la salvezza sarà per altri, ma non per noi
La salvezza è solo dalla morte.

Quando, nella nostra vita, facciamo esperienza della morte, in senso fisico, ma anche e forse di più, in senso spirituale, affettiva, psicologica,… allora facciamo l’esperienza della risurrezione e della salvezza. Quando tocchiamo il fondo, quando ci scopriamo perduti, sperimentiamo la gioia di Dio Padre che fa festa per noi, perché, come scrive san Luca al capitolo 15, eravamo morti e siamo ritornati in vita, eravamo perduti e siamo stati ritrovati (cfr. 15,24).

Non auguro a nessuno di toccare il fondo… Resta il fatto che Dio ascolta il grido degli abbandonati; come ascoltò il grido di suo Figlio, mentre pendeva dalla croce, e lo esaltò, dandogli quel nome che è sopra ogni altro nome (cfr. Fil 2).

Il cristianesimo non è il luogo ove rifugiarci per eludere la vergognosa verità del nostro peccato; il cristianesimo è una casa ove possiamo trovare salvezza, il perdono per questa nostra misera condizione.

Il boccone che Gesù intinge nel piatto e dà al discepolo-traditore è una chiara immagine della Comunione eucaristica. Gesù offre se stesso a Giuda, a noi, e in questo gesto lo perdona e ci perdona, lo recupera e ci recupera, lo salva e ci salva.

Citando Giuda, gli evangelisti specificano sempre: «uno di loro», «uno dei dodici», «uno dei suoi»; lo possiamo interpretare come un richiamo a non dimenticare che Giuda è «uno di noi», e nessuno è esente da quello che Giuda ha vissuto. In ultima analisi, Giuda sono io! Giuda è (un po’) ciascuno di noi!


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