Giovanni 13, 1-15
Giovedí Santo
Cari amici,
stasera il Signore ci invita a sederci a tavola con lui. Sicuramente siamo preoccupati, stanchi, annoiati… Una sensazione di incertezza attraversa i nostri cuori. Quando finirà tutto questo? Quando potremo tornare al lavoro, all’università, a scuola? Quando potremo incontrarci di nuovo con i nostri genitori, i figli, gli amici, i colleghi?
Il Signore sa bene cosa proviamo perché lui stesso ha attraversato tutto questo, lui stesso ha sperimentato questa paura e nei prossimi giorni lo accompagneremo nel suo cammino verso la croce. Peró, questa sera il Signore ci invita a sederci con lui e con gli apostoli al tavolo dell’ultima cena.
Tutta la città si stava preparando per la celebrazione della Pasqua, memoria della liberazione dalla schiavitù in Egitto. I discepoli non sospettavano nulla, non potevano immaginare che avrebbero condiviso per l’ultima volta la cena con il maestro. Ma Gesù sapeva esattamente cosa sarebbe successo e, durante la cena, si alza dal tavolo, si toglie i vestiti, si mette un grembiule, prende un catino con dell’acqua, si inginocchia e inizia a lavare i piedi dei suoi discepoli.
Gesù non prende tra le mani la testa dei dodici con tutti i loro sogni, gli ideali e i desideri. Gesù prende tra le sue mani i piedi, cioè il contatto con la terra, le fragilità, le vulnerabilità, la povertà.
Gesù lava i piedi perché i piedi non possono mentire. I piedi rivelano chi sei, da dove vieni, dove vai e con chi cammini. I piedi sono la mappa del mondo dell’anima.
Gesù ti invita a sederti al tavolo dell’ultima cena perché vuole prendere i tuoi piedi nelle sue mani benedette. Non importa quante volte sei caduto, non importa quante volte hai imboccato strade sbagliate, ciò che conta è che stasera sei qui perché il Signore vuole plasmare sui tuoi piedi i cammini della carità, della solidarietà e della tenerezza. Le sue mani vogliono tatuare sui tuoi piedi le rotte dell’amore perché tu possa camminare verso tutti quei fratelli che hanno bisogno di una parola, uno sguardo o una carezza.
Non aver paura.
Prendi un grembiule, un catino e un asciugamano.
Non è difficile.
Mettiti in ginocchio.
Solo cosí potrai riconoscere il volto di Cristo nei volti dei fratelli.
don Roberto
Fonte:sullatuaparola.wordpress.com
#PANEQUOTIDIANO, «ABRAMO, VOSTRO PADRE, ESULTÒ NELLA SPERANZA DI VEDERE IL MIO GIORNO; LO VIDE E FU PIENO DI GIOIA»
La Liturgia di Giovedi 26 Marzo 2026 VANGELO (Gv 8,51-59) Commento:Rev. D. Enric CASES i Martín (Barcelona, Spagna) In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato.Abramo è…
Dalla Costituzione dogmatica «Lumen gentium»La Chiesa, sacramento visibile di unità
Dalla Costituzione dogmatica «Lumen gentium» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa.(N. 9)La Chiesa, sacramento visibile di unità «Ecco verranno giorni, dice il Signore, nei quali io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo … Porrò la mia legge nelle loro viscere e nei loro cuori l’imprimerò: essi mi avranno per…
Figlie della Chiesa Lectio DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mt 26,14- 27,66 di Figlie della Chiesa🏠home La Liturgia della Parola di questa domenica ci introduce nella Settimana Santa, la settimana per eccellenza del cristiano, dove si concentrano gli eventi fondamentali della vita di Gesù: la sua Passione, Morte e Resurrezione. Dostoevskij in…
