p. Alberto MAGGI OSM”È RISORTO E VI PRECEDE IN GALILEA”

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE – 12 APRILE 2020
È RISORTO E VI PRECEDE IN GALILEA
Commento al vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Mt 28,1-10

CENTRO STUDI BIBLICI “G. VANNUCCI”
via dei servi,4 – 62010 Montefano (Mc)


Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria
andarono a visitare la tomba.
Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò,
rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito
bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero
come morte.
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non
è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto.
Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea;
là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare
l’annuncio ai suoi discepoli.
Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli
abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad
annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Nessun evangelista descrive la risurrezione di Gesù. L’immagine classica tradizionale
conosciuta del Cristo trionfante, che esce dalla tomba, non appartiene infatti ai vangeli, ma ad un
apocrifo del II secolo, chiamato il vangelo di Pietro. Ma tutti gli evangelisti danno indicazioni su come
incontrare il Cristo vivente. L’esperienza del Cristo risorto, infatti, non è stato un privilegio concesso
duemila anni fa ad un piccolo gruppo di persone, ma una possibilità per i credenti di tutti i tempi.
Vediamo cosa ci dice al riguardo Matteo, nel capitolo 28, il capitolo della risurrezione.
“Dopo il sabato”, ecco l’evangelista inizia con una notazione: l’osservanza del precetto del
sabato ha ritardato la comunità primitiva di fare esperienza del Cristo risorto. “Dopo il sabato,
all’alba del primo giorno”, il primo giorno richiama il primo giorno della creazione, in Gesù si realizza
la nuova definitiva creazione della settimana. Il primo giorno della settimana, è il giorno ottavo, e il
numero otto, nella chiesa primitiva, sarà il numero che avrà il significato del Cristo risorto, ed è il
numero infatti delle beatitudini. “Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba”,
manca una donna; alla crocifissione di Gesù erano tre le donne presenti: Maria di Magdala, l’altra
Maria, la madre di Giacomo e Giuseppe, ma c’era anche la madre dei figli di Zebedeo. Non c’è più,
perché? Questa donna ambiziosa, che voleva la gloria, il successo per i suoi figli, quando vede che il
suo messia muore definitivamente, ha perso ogni speranza, quindi non sarà testimone della
risurrezione.
“Ed ecco, vi fu un gran terremoto”, il terremoto, nella Bibbia, è un segno della manifestazione
divina, “e un angelo del Signore”, per angelo del Signore non s’intende un angelo inviato dal Signore,
ma Dio quando entra in contatto con gli uomini. In questo vangelo appare per ben tre volte: per
annunciare la vita di Gesù, per proteggerla dalle mire omicide di Erode, e per confermarla(e) ora,
che, quando la vita viene da Dio, è indistruttibile. “Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si
avvicinò, rotolò la pietra”, questa pietra era stata definita una gran pietra, “e si pose a sedere”,
sedere è segno di conquista, “su di essa”. A differenza delle donne, che, nel capitolo precedente,
l’evangelista ci ha indicato che si erano sedute davanti alla tomba in segno di lutto, l’angelo siede
sulla pietra in segno di vittoria. “Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve”,
sono le stesse descrizioni della trasfigurazione di Gesù e i colori della gloria divina.
“Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte”, c’è
l’irruzione della pienezza di vita, ma quanti appartengono al mondo della morte, per loro non è
un’esperienza di vita, ma sprofondano ancora più nella morte. L’evangelista è ironico, perché quello
che pensavano che è morto, in realtà è vivo, e quelli che erano vivi, dice sono come morti, sono
morti.
Ma “l’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura!”, è strano questo, perché ad avere
paura sono le guardie, e l’angelo invece le ignora e si rivolge alle donne, dice “«Voi non abbiate
paura! So che cercate Gesù, il crocifisso”, cioè il maledetto, quello che era considerato morto per
una maledizione divina, “Non è qui”. L’angelo non dice non è più qui, (ma) non è qui: il sepolcro non
ha mai potuto contenere colui che era il vivente, ”È risorto, infatti”, e qui c’è un velato rimprovero,
“come aveva detto”, l’aveva detto per ben tre volte, “venite, guardate il luogo dove era stato
deposto”, e “Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in
Galilea”, la Galilea è importante nella narrazione della resurrezione, apparirà tre volte, “là lo
vedrete”, questo verbo vedere è lo stesso che è apparso nella beatitudine di: beati i puri di cuore, e
non indica la vista fisica, ma una profonda esperienza interiore. Gesù risuscitato in questo vangelo,
il vangelo di Matteo, non si manifesterà mai a Gerusalemme, la città assassina, la città che, fin
dall’inizio, è sotto una cappa di tenebre, ma, per vedere Gesù, per sperimentarlo, occorre andare in
Galilea, cioè il luogo della sua predicazione.
“Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande”, nella misura che abbandonano
il sepolcro, che mai ha potuto contenere il vivente, subentra una gioia grande, e “le donne corsero
a dare l’annuncio”, il termine annuncio, in greco, contiene in sé la radice del vocabolo angelo. Le
donne, considerate gli esseri più lontani da Dio, in realtà sono i più vicini, compiono la stessa
funzione degli angeli, “l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco”, l’espressione indica una sorpresa, “Gesù
venne loro incontro”, quando si va a comunicare vita, quando si va ad annunciare vita, c’è sempre il
Signore che viene incontro, per rafforzare, con la sua presenza, l’annuncio, ”e disse”, qui la
traduzione è “«Salute a voi!»”, in realtà è “rallegratevi”, perché? Al termine delle beatitudini,
nell’ultima beatitudine, quella dei perseguitati, Gesù aveva detto: rallegratevi perché grande è la
vostra ricompensa nei cieli. Eccola qual è la ricompensa: una vita indistruttibile, una vita capace di
superare la morte.
“Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono”, i piedi indicano un incontro
reale, fisico non è uno spirito, un fantasma. Il fatto che lo adorarono (vuol dire) che riconoscono in
lui la pienezza della condizione divina. “Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare”,
di nuovo il ruolo degli angeli, “ai miei fratelli”, per la prima volta i discepoli vengono chiamati i fratelli
di Gesù, “che vadano in Galilea”, e, di nuovo, l’invito, “là mi vedranno”. Perché in Galilea è possibile
vedere Gesù? Poi vedremo in seguito che i discepoli andranno in Galilea su “il monte che Gesù aveva
loro indicato”. Ma Gesù non ha indicato nessun monte. Qual è questo monte? È il monte delle
beatitudini. Qual è il messaggio allora dell’evangelista? Vivendo, accogliendo le beatitudini,
manifestando in pienezza la buona notizia di Gesù, c’è la possibilità di fare l’esperienza, d’ incontrare
nella propria vita, colui che è il vivente.

Fonte:https://www.studibiblici.it