Tonino Lasconi”Oggi il Signore ci parla in famiglia”


II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia – Anno A – 2020

Costretti a stare lontani dalla chiesa “tempio”, riscopriamo la chiesa “famiglia”.

Chissà quante prediche e quante riflessioni abbiamo ascoltato e fatto sul conosciutissimo brano degli Atti degli Apostoli che ci racconta come vivevano i primi cristiani: «perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere»«stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno»«ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo».
Un brano da sempre fondamentale per riflettere sulla Chiesa e sulla propria comunità parrocchiale.

Un pensiero alla nostra famiglia parrocchiale possiamo farlo anche quest’anno, ma siccome siamo chiusi nelle nostre case, ascoltiamo cosa dice il Signore alla nostra famiglia di sangue. “La famiglia è la chiesa domestica; è una piccola chiesa”… Quante volte l’abbiamo sentito predicare o l’abbiamo letto, o detto. Cerchiamo di verificare se è vero e se è possibile, e quant’è vero e possibile nella nostra famiglia concreta. Le domande che il brano degli Atti ci pone sono tante e tutte ficcanti.

  • Come è la “comunione” tra genitori e figli, tra fratelli, tra nipoti e nonni, tra coniugi, tra fratelli e sorelle?
  • Mettiamo veramente “tutto” in comune (gioie, dolori, successi e insuccessi, fatica e riposo, sogni e desideri…) con un’attenzione particolare a chi è il più debole e il più in difficoltà?
  • Qual è lo spazio e il peso della parola di Dio nella vita della nostra famiglia? Ci basta quella che ascoltiamo la domenica in chiesa, oppure cerchiamo di conoscerla, per farla essere davvero il riferimento delle nostre scelte quotidiane?
  • E la preghiera? Ci raccoglie insieme in qualche momento pur brevissimo della giornata, oppure ci basta una veloce invocazione personale alla mattina e alla sera?
  • Da questo lungo, duro, preoccupante periodo di “quarantena” stiamo cercando di ricavare il bene che si nasconde anche nelle situazioni più negative, rafforzando quei valori spirituali (“le cose di lassù”) che gli impegni e la fretta ci hanno fatto trascurare?

È facile prevedere che il risultato di questa presa di coscienza non sarà incoraggiante. Da decenni, abbiamo smesso di essere educati e di educare alla fede all’interno della famiglia, a causa dei cambiamenti sociali; dell’arrogante cultura laicista che ritiene la fede e le sue pratiche (le preghiere, lo “spezzare il pane”: la Messa) “da donnicciole” o da superstiziosi; delle nuove generazioni refrattarie alle abitudini e alle tradizioni, spesso ai fondamenti della nostra fede.

Con Tommaso nel dubbio e nella fede.
Se la nostra verifica ci troverà “peccatori”, cosa ci chiede la Parola di Dio? Di scoraggiarci? No, essa non produce mai questo effetto. Ci indica la testimonianza dell’apostolo Tommaso. Egli non ha paura di riconoscere le sue difficoltà e i suoi dubbi: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo», ma è pronto a riconfermare la sua fede: «Mio Signore e mio Dio!».

“Sì, ma a lui Gesù ha fatto vedere e toccare le sue ferite. Invece noi…”.
Noi – quelli che Gesù dichiara beati se credono pur non avendo visto – siamo chiamati a scommettere che, vendere le proprietà e le sostanze materiali e spirituali, per dividerle secondo il bisogno di ciascuno significa guardare le piaghe delle sue mani e mettere la mano nel suo fianco, per esclamare con più convinzione: «Mio Signore e mio Dio!».

Fonte:https://www.paoline.it/


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