padre Gian Franco Scarpitta”Eventi e Parola”

 (26/04/2020)III Domenica di Pasqua (Anno A)

Vangelo: Lc 24,13-35 

Il testo della Dei Verbum sulla divina rivelazione ci ricorda che Dio rivela se stesso attraverso atti e parole intrinsecamente connessi, in modo che le parole descrivano le opere e le opere siano il significato delle parole. Ciò è vero soprattutto nella resurrezione, evento unico avvenuto con la scoperta della tomba vuota, che si riverbera nelle apparizioni dello stesso Gesù Risorto, invitto e glorioso. Almeno, queste pagine sembrano coinvolgerci non solamente attraverso concetti elucubrativi ma anche per mezzo di fenomeni grandiosi che ne danno la spiegazione.

C’era delusione e malcelata turbativa nell’animo dei discepoli di Gesù, dopo la costatazione della sua passività e della sua impotenza nel subire la condanna a morte. Dominava in loro l’idea di aver seguito un Messia che avesse mancato il suo bersaglio, fallito la sua missione e lasciato tutti con un palmo di naso. Non doveva essere lui a liberare Israele e a recuperarne le sorti? Non doveva mostrarsi invincibile e imperioso di fronte ai nemici? Evidentemente si erano sbagliati, Gesù non era stato differente da uomini carismatici come Teuda e Giuda il Galileo, che con i loro movimenti proselitistici avevano raccolto accanto a sé centinaia di persone, ma che erano poi stati uccisi e tutti coloro che li avevano seguiti erano stati dispersi (At 5, 35 – 37). E infatti anche loro, i disillusi discepoli del presunto Messia crocifisso, rischiavano di disperdersi.

Accanto al disappunto dei seguaci, vi era il trionfalismo degli avversari. Scribi, Farisei, Sinedrio, Sacerdoti erano infatti convinti di essere riusciti ad eliminare un pericolo per la fede tradizionale d’Israele e probabilmente si rallegravano del traguardo raggiunto.

Dio provvede però ad ambedue gli inconvenienti, rincuorando i discepoli sfiduciati e convertendo i presuntuosi Giudei avversi e refrattari, e lo fa ricorrendo, in ambedue i casi, agli eventi e alla Scrittura. Nell’episodio narrato da Luca nel libro degli Atti (I Lettura) è già avvenuto infatti il fenomeno di Pentecoste, lo Spirito Santo ha raggiunto gli spauriti apostoli, la cui unica preoccupazione era quella di fuggire ai Giudei pur continuando a professare la fede nel Signore Risorto, li ha animati, spronati, motivati e condotti fuori dal loro regime di clausura. Ora Pietro di fronte agli astanti zelantissimi Giudei di varia provenienza si sta avvalendo della testimonianza delle Scritture, le quali presentano argomenti convincenti per asserire che il Messia tanto atteso dalle genti era proprio quel Gesù che loro avevano crocifisso preferendo la sua morte in cambio di un malfattore. L’evento caratterizzante è stato lo Spirito Santo, il suo avallo convincente è stata la testimonianza per mezzo delle Scritture, che lo Spirito stesso ha reso possibile a Pietro. La risultante del discorso sarà l’adesione di moltissime persone fra gli astanti, che si faranno battezzare nel nome di Gesù e questa sarà l’efficacia dei doni di cui Cristo e lo Spirito lo hanno reso destinatario. Oltretutto l’apostolo, costituito capo (cefa) dallo stesso Gesù durante la sua vita pubblica, parla anche in ragione di episodi di cui è stato testimone oculare diretto e non per aver dato credito a invenzioni o fantasticherie opportunamente costruite (2Pt 1,16).

Nel racconto evangelico di Luca invece l’evento è la resurrezione stessa di Gesù, che sta facendo discutere questi due viandanti che camminano da Gerusalemme a Emmaus, che secondo alcuni studiosi era un villaggio che aveva conosciuto in passato avvenimenti di vero trionfo. Il Risorto li avvicina in incognito e alla loro delusione non risponde immediatamente con l’automanifestazione, ma con il concorso della Scrittura: a partire da Mosè spiega loro in modo coinvolgente tutto quello che a Gesù si era riferito e che il Messia doveva necessariamente essere mandato a morte per poi resuscitare. Non era il destino politico di Israele l’obiettivo della sua venuta, ma l’istaurazione del Regno di Dio, dimensione di amore, di giustizia e di pace.

I due discepoli vedevano le cose dal loro punto di vista soggettivo, implicitamente intenti ad ostinare la loro coscienza e le loro previsioni secondo quelle che erano sempre state le loro aspettative, ma adesso Gesù li mette in condizioni di obiettività, svegliandoli dal loro torpore e aprendo loro gli occhi. Ciò soprattutto durante la cena consumata insieme con loro, al momento in cui spezza il pane. Durante il percorso aveva provocato il loro cuore che era riarso alla spiegazione delle Scritture e aveva rivelato loro la Parola e proprio questa Parola adesso viene spezzata e in tutto ciò egli fa dono di se stesso. Proprio quello che avviene nell’Eucarestia.

I discepoli di Gesù avrebbero dovuto credere essi stessi all’evento della Resurrezione, avrebbero anzi aver dovuto concepirlo sin da quando Gesù era stato consegnato al patibolo e avrebbero dovuto ritenerlo in cuor loro elemento veritiero di speranza, anche perché già i prodigi di guarigione e di resurrezione operati dal Signore dovevano averli resi certi della venuta del Regno di Dio, della quale Gesù aveva peraltro parlato abbondantemente. Erano rimasti passivi e distaccati, in preda alla disillusione, tuttavia Gesù supera la loro incredulità e li convince da Risorto dove loro si ostinano a credere che sia morto.

Come nella nostra mentalità comune odierna accade, chi noi definiamo morto e sepolto in realtà vive più di noi e non smette di stupirci; siamo noi piuttosto a morire, vittime delle nostre chimere e delle false certezze. Soprattutto quando presumiamo di poter fare a meno di Gesù Risorto convinti della sicurezza di ideali ed espedienti in realtà vacui e deleteri: Gesù risorge proprio vincendo la nostra ostinazione a non credere o ad accettarlo secondo parametri del tutto nostri e distanti dai suoi. Grazie a Dio lo Spirito Santo di cui si accennava, che guida tutti gli uomini alla verità per intero, non cessa di condurci verso la realtà di fatto che la Resurrezione è un fatto perenne, che prevarica le nostre abitudini e i nostri pensieri, sconfigge l’artoganza delle nostre supposizioni e il suo protrarsi di salvezza continua nel tempo. E ci convince con l’Evento e con la Scrittura.

Fonte:https://www.qumran2.net/


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