
un villaggio di nome Èmmaus,
La Liturgia di Domenica 25 Aprile 2020 VANGELO (Lc 24,13-35) Commento:Rev. D. Jaume GONZÁLEZ i Padrós (Barcelona, Spagna)
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per
un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore

«In quello stesso giorno [il primo della settimana]»
Rev. D. Jaume GONZÁLEZ i Padrós
(Barcelona, Spagna)
Oggi, incominciamo la proclamazione del Vangelo con l’espressione: «Quello stesso giorno, la domenica» (Lc 24,13). Si, ancora di domenica. Pasqua —si ha detto— è come una grande domenica di cinquanta giorni, oh, sapessimo l’importanza che ha questo giorno nella vita dei cristiani! «Ci sono motivi per dire, come suggerire l’omelia di un autore del IV secolo (il Pseudo Eusebio di Alessandria), che il giorno del Signore è il Signore dei giorni (…). Questa è effettivamente per i cristiani la “festa primordiale”» (Giovanni Paolo II). La domenica per noi è come il seno materno, culla, celebrazione, famiglia e anche alito missionario. Oh, se guardassimo la luce e la poesia che ci porta! Allora affermeremmo come quei martiri dei primi secoli: «Non possiamo vivere senza la domenica».
Però quando il giorno del Signore perde rilievo nella nostra esistenza, anche si eclissa il Signor “del giorno’’, e diventiamo così pragmatici e “seri” che soltanto diamo credito ai nostri progetti e previsioni, piani e strategie; quindi addirittura la stessa libertà con la che Dio attua, ci è motivo di scandalo e di allontanamento. Ignorando lo stupore ci chiudiamo alla manifestazione più luminosa della gloria di Dio, e tutto si converte in un tramonto di delusione, preludio di una notte interminabile, dove la vita sembra condannata ad una perenne insonnia.
Tuttavia il Vangelo proclamato in mezzo alle assemblee domenicali è sempre annuncio angelico di una chiarezza orientata all’intendimento dei cuori tardivi nel credere (cf. Lc 24,25), e per questo è morbido, non esplosivo, giacché —di altro modo— più che illuminare ci cecherebbe. È la vita del Resuscitato che lo Spirito ci comunica con le parole e il pane partito, rispettando il nostro camminare fatto di passi corti e non sempre ben orientati.
Ogni domenica ricordiamoci che Gesù «Entrò per rimanere con loro» (Lc 24,29), con noi. Lo hai riconosciuto oggi, cristiano?

La voce di un Padre apostolico
Sappi attendere colui che è fuori del tempo, che è al di là di ogni vicissitudine, l’invisibile che si è fatto visibile, l’impalpabile, l’impassibile che per noi si è fatto passibile, e che per noi ha sofferto ogni dolore.
S. Ignazio di Antiochia
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