Wilma Chasseur”L’ATTORE E IL PREDICATORE”

L’ATTORE E IL PREDICATORE


4a Domenica di Pasqua


Domenica del Buon Pastore. Durante una rassegna di poesia, in un grande auditorium americano, un celebre attore recitò a perfezione il salmo 23 “il Signore è il mio pastore”. Dizione perfetta, pause calcolate, intonazione giusta e ritmo misurato. Alla fine ricevette un grandissimo applauso dalla platea. Ma fra gli spettatori c’era un vecchio predicatore che tante volte aveva predicato su quel salmo, e fu invitato a salire sul palco pure lui e a leggere il salmo. Non aveva né dizione perfetta, né intonazione giusta e neanche pronuncia corretta, ma alla fine del salmo, dopo averlo ascoltato, tutti scoppiarono a piangere. Allora chiesero al celebre attore perché dopo il suo intervento tutti avessero applaudito, mentre in seguito all’altro intervento tutti piansero. L’attore rispose: “Perché io conosco solo il brano interpretato, ma lui conosce personalmente il buon Pastore di cui si parla”.

Domanda determinante
Ecco la domanda che dobbiamo farci: il buon Pastore conosce le sue pecore, ma noi conosciamo il Buon Pastore? E ancor prima di questo dobbiamo chiederci se siamo proprio convinti che sia Buon Pastore? Quando accadono disgrazie e le cose vanno male, mi sembra che il primo a salire sul banco degli accusati sia proprio lui, altro che buon pastore! E’ questo il grande guaio. Non saper vedere in ogni circostanza l’assoluta innocenza di Dio. Quand’è che Adamo perse l’innocenza? Quando dubitò dell’innocenza di Dio. Il nemico delle anime fa di tutto per rovinare in noi l’idea di un Dio buono e così sotto la sua influenza, a volte crediamo più in un Dio padrone che in un Dio Padre. E così ci ritroviamo a combattere con i lupi perché non crediamo nel Signore.

Salvatore e Signore
Cosa significa Gesù è il Signore? E che differenza c’è tra Salvatore e Signore? Salvatore significa che duemila anni fa ci ha salvati con la sua morte in croce. Signore lo deve essere oggi: dobbiamo dargli la signoria su tutta la nostra vita e su tutte le nostre cose, che sono sue. O almeno, dovrebbe averla, ma non sempre gliela diamo e se non gliela diamo non forzerà mai la porta del nostro cuore. Ora capita che abbiamo stabilito dei confini dentro di noi di cui siamo i doganieri e da lì non passa neanche il Signore. Ognuno si interroghi in quale ambito non lascia entrare il Signore e non lo lascia essere buon Pastore: nelle finanze, nei rapporti personali, nelle decisioni ecc?

Regole delle buone pecore
Ma se Lui è il Buon Pastore anche noi dobbiamo essere buone pecore, non pecore brigantelle che vogliono fare i comodi loro e mandare a quel paese tutto ciò che le intralcia. Eccovi dunque quattro regolette per essere buone pecore:

1) Coltivare la pace considerando le cose belle che notiamo attorno a noi. Mai sottolineare e mai soffermarci sul negativo. Non contemplare le cause di tristezza.
2) Fare l’esame di coscienza in positivo. Ricordare almeno tre momenti lieti vissuti lungo la giornata e finché non si sono trovati non si va a dormire…
3) Essere positivi e benevoli anche verso noi stessi. Lo spirito di condanna che sempre ci rimprovera, non è lo Spirito di Dio, ma quello del nemico. Convinciamoci che per quanti sbagli possiamo aver fatto, non possiamo averli fatti tutti noi: lasciamone un po’ anche agli altri…
4) Credere fermamente che Dio ci ama sempre, anche quando non lo meritiamo. Lui è sempre Padre buono anche quando noi siamo figli prodighi… e ci perdona sempre.

WILMA CHASSEUR