fr. Massimo Rossi Ascensione del Signore (Anno A)

Commento su Matteo 28,16-20
fr. Massimo Rossi

Ascensione del Signore (Anno A) (24/05/2020)

Vangelo: Mt 28,16-20

Il secondo libro di San Luca, gli Atti degli Apostoli, inizia là dove il (suo) primo libro, il Vangelo, si era interrotto. Il cantore dell’amore misericordioso – così possiamo chiamare Luca – ci informa sui giorni successivi alla risurrezione di Gesù: un vero e proprio corso accelerato, una full immersion cui il Nazareno sottopose gli amici più intimi, per spiegare loro i fatti della Passione, ma soprattutto ciò che li attendeva dopo la sua dipartita.

“La salvezza viene dai Giudei”, aveva annunciato il Signore alla donna samaritana (cfr. Gv 4,22); Luca conferma la tesi, precisando che l’annuncio della risurrezione sarebbe risuonato in prima istanza a Gerusalemme.

Non si può fare a meno di vivere la situazione attuale alla luce di quell’ordine dato ai suoi dal Risorto: “Non allontanatevi da Gerusalemme…”. Non allontanatevi da Torino, da Milano, da Bergamo, da Bologna,…”. Mentre scrivevo questa riflessione, guardavo dalla mia finestra… le persone sui balconi dei condomini che sorgono intorno al convento… sembravano dei reclusi, in ora d’aria. Non era proprio un belvedere!

Confesso che le parole dello scrittore ispirato, in questi tempi di pandemia, acquistano un valore e un peso particolari. Come non pensare alle nostre quarantene, leggendo dei quaranta giorni che, il Signore risorto trascorse con gli Undici, chiusi nel cenacolo, a parlare di annuncio del Vangelo, di battesimo, di salvezza,…

La fede era tutta da seminare, la Chiesa tutta da costruire, un nuovo concetto di salvezza da capire e diffondere. In realtà il significato (teologico) della salvezza è vecchio quanto il mondo, da quando Adamo ed Eva esagerarono nella frutta… Ma il mistero dell’incarnazione segna il passaggio dalle parole ai fatti, dalla profezia alla realizzazione; o, per dirla con le parole di san Paolo, “la pienezza del tempo…”.

Sono trascorsi due milioni e mezzo di anni, secolo più, secolo meno, da quando un uomo del tutto simile a noi è apparso sulla terra; mi sono sempre chiesto perché il Buon Dio abbia aspettato così tanto a realizzare il Suo progetto, e ripristinare il contatto che noi avevamo irrimediabilmente interrotto a causa del nostro orgoglio… “La risposta, amico mio, se la porta il vento…”, cantava Bob Dylan, più di 50 anni fa,… Meglio evitare di fare domande a cui la Bibbia non risponde. Siamo noi a dover entrare nella forma mentis della Rivelazione di Dio, e non viceversa… soprattutto da quando l’Altissimo si è sintonizzato con noi, parlando la nostra lingua.
Evviva la salvezza! evviva il Natale!…

L’Incarnazione ha segnato la fine dello stato di ignoranza, alzando il velo che impediva la conoscenza della Verità: prima di Cristo, la fede poggiava su promesse; Abramo è il modello di una fede cieca, senza ‘sé e senza ‘ma’.

Dopo Cristo, non abbiamo più scuse! le promesse si sono realizzate.

Noi, che viviamo venti secoli dopo, abbiamo perduto quell’immediatezza che gli Apostoli ebbero il privilegio di godere, vivendo fianco a fianco con Gesù Risorto… e per ben quaranta giorni!
E che cosa insegnò loro, Gesù, in quei quaranta giorni?

Legittima l’impazienza degli Undici di conoscere i tempi e i modi nei quali la storia della salvezza avrebbe raggiunto pieno senso compiuto. In fondo, gli Apostoli vivevano l’infanzia della Chiesa; e l’infanzia è il tempo dell’impazienza, della fretta di conoscere, di crescere, di sperimentare,…

Ma, lo sappiamo, la fretta è nemica del bene, e la fame di novità, anche questo tipico dei bambini, impedisce spesso di vivere il presente in pienezza, assaporandolo, diventandone partecipi fino in fondo.

Il presente degli Apostoli era costituito dall’oggi della Risurrezione: un “oggi” che dura ormai da venti secoli, ma che non abbiamo ancora del tutto assimilato, forse anche noi malati di impazienza, di fame/sete di novità…

In tutta onestà dobbiamo riconoscere che il Vangelo, novità intrinseca, non suscita quell’entusiasmo che merita – lo ha mai suscitato? -. Anche in questo ci scopriamo infantili, incapaci di ‘stare’ sulla novità per più di 5 minuti,… ci stanchiamo subito, proprio come i bambini, i quali, a Natale, scartano i regali, con quella frenesia esagerata, per loro assolutamente naturale, fisiologica, ma che svanisce immediatamente, appena visto il giocattolo nuovo; e la loro attenzione è già tutta rivolta al regalo successivo…

Quanto dura la percezione della novità in quanto novità? lo spazio di un’emozione!

Questo atteggiamento – un fuoco di paglia – con il Vangelo non funzione!

La triste verità: non abbiamo ancora elaborato la vicenda di Cristo, esattamente come gli Apostoli, in quei giorni, ma già vorremmo conoscere il seguito della storia… come anche loro pretendevano di sapere che cosa sarebbe successo DOPO…

Ora come allora, ci è dato di sapere che Cristo non è più fisicamente con noi; è asceso al cielo, è tornato al Padre. E anche ora, come allora, è forte la tentazione di sospendere la vita, in attesa che ritorni… Per “vita” (sospesa) si può intendere una relazione affettiva, il lavoro, un impegno particolare,… Quanto invece all’“attesa che ritorni”, può trattarsi (del ritorno) di una persona, come nel caso degli Apostoli, i quali se ne stavano con il naso all’insù a contemplare il Cristo che si allontanava; oppure attendiamo che ritorni lo “status quo ante”; ma è un’utopia,… Lo status quo ante non tornerà più! Un dramma come quello che stiamo vivendo, paragonabile ad una guerra mondiale, ad una catastrofe atomica,… non si può archiviare nell’illusione che non lasci traccia… Stiamo imparando – spero – dagli errori del passato, per non commetterli più in futuro! Auguriamoci, dunque che lo status quo ante non ritorni più.

Che cosa aspettate ancora? – dicono gli angeli agli Apostoli -. Che cosa aspettiamo ancora?

“Il momento favorevole è ora! i giorni della salvezza sono ora!”, scrive san Paolo ai cristiani di Corinto (cfr. 2Cor 6,1-2). Accogliamo questi insegnamenti con tutta l’attenzione e l’impegno che meritano. La fantasia, il coraggio e la pazienza ci suggeriranno i modi per attivarci, e costruire insieme la nuova Gerusalemme terrena, sull’esempio di quella celeste.

Molti cantieri sono già stati aperti… semi di novità sono già stati seminati.

La Chiesa non si è fermata; niente e nessuno la può fermare! neppure l’ultima pandemia di questa storia faticosa, a tratti dolorosa, ma sempre bellissima che si chiama umanità, grazie a Dio, redenta.

Fonte:https://www.qumran2.net/