
Ascensione del Signore
Lectio Divina – Anno A
L’antica professione di fede della prima comunità cristiana che riconosce Gesù Cristo risorto come il “Signore”, viene trascritta nel linguaggio simbolico della sua ascensione al cielo. Luca privilegia questo modello espressivo alla fine del Vangelo e all’inizio del suo secondo libro, gli Atti degli apostoli. Gesù risorto, dopo aver tracciato il programma della missione ai suoi discepoli, sotto i loro occhi sale al cielo. L’evangelista Matteo, invece, fa ricorso a un altro schema per esprimere la stessa convinzione di fede. Gesù risorto, costituito nella pienezza dei suoi poteri, invia i discepoli a tutte le genti e promette di essere con loro tutti i giorni fino alla fine del mondo.
Nel testo degli Atti degli apostoli (I lettura) l’ascensione di Gesù al cielo conclude la sua missione storica, quello che egli “fece e insegnò”. Nella prospettiva lucana l’ascensione non solo pone fine all’attività di Gesù e alla sua presenza visibile in mezzo ai discepoli, ma fonda anche la loro futura missione. Essi, grazie all’incarico di Gesù risorto, confermato dal dono dello Spirito santo, diventano i suoi apostoli. Perciò l’ascensione di Gesù al cielo è preceduta da un periodo di preparazione dei suoi discepoli alla missione futura. I quaranta giorni nei quali Gesù “si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione” rientrano nel computo di cinquanta giorni che separano la festa di Pasqua dalla Pentecoste.
In questo periodo di tempo i discepoli di Gesù sono preparati al loro compito di inviati. Ma l’abilitazione definitiva è il dono dello Spirito Santo: questo è il battesimo nello Spirito che prende il posto del rito di iniziazione praticato da Giovanni. I discepoli di Gesù dunque, con la forza dello Spirito Santo donato da Dio sono incaricati di essere suoi testimoni di fronte a tutti i popoli, a partire da Israele.
v.16: Matteo parla esplicitamente di Undici e non di Dodici, per ricordare che il gruppo ha una ferita causata dal tradimento di uno di loro; inoltre fa in tal modo comprendere che le parole di promessa che seguiranno non sono donate ad un gruppo di perfetti, ma a uomini fragili, la cui fedeltà è già stata scossa. Il fatto che Gesù convochi non altri discepoli, ma gli stessi che hanno fallito nella prova della sua passione, evidenzia la fedeltà di Gesù alle sue promesse.
Abbiamo nel cuore un desiderio sincero di Dio, nutriamo il sogno di un rapporto fraterno d’amore verso gli altri. Ma questo cammino, che è il nostro, è bloccato da tante paure che ci mettono in atteggiamento di difesa di noi stessi e di sospetto verso gli altri.
Inoltre tante e tali sono le promesse del mondo che ci risulta difficile non esserne condizionati e sedotti. Ebbene, Gesù è passato in mezzo a tutte queste realtà del mondo tenendo fisso lo sguardo verso il Padre, senza deviare dalla strada della sua missione. E il traguardo del suo cammino è stata la risurrezione, anzi l’ascensione e la partecipazione alla gloria del Padre. Le potenze del mondo non sono state capaci di bloccare il cammino di Gesù e hanno dovuto riconoscere la propria sconfitta quando il Padre lo ha risuscitato dai morti.
v.17: Il testo descrive la prostrazione dei discepoli davanti a Gesù, gesto che esprime la loro fede. Si potrebbe anche tradurre: ‘Vedendolo, si prostrarono, ma rimanevano dubbiosi’. Secondo questa traduzione ai discepoli manca ancora, anche dopo i fatti di Gerusalemme, la forza di credere in modo incondizionato a Gesù ed è perciò la sua parola che vince ogni dubbio e li conferma nella fede.
v.18: In queste ultime istruzioni di Gesù, con la promessa che le segue, si trova condensata la missione della chiesa apostolica. Il Cristo glorificato esercita sulla terra il potere che ha ricevuto dal Padre. I suoi discepoli eserciteranno questo stesso potere in suo nome battezzando e formando dei discepoli nella fede. La loro missione è universale; annunziata prima al popolo di Israele, la salvezza deve essere offerta ormai a tutte le nazioni.
Gesù ha ricevuto un potere, donatogli da Dio e perfettamente rispondente a quello del Padre, ottenuto con la logica paradossale dell’obbedienza a Dio e del servizio agli uomini. Il potere di Dio non è il potere dei grandi di questo mondo; il suo potere è diverso: è piuttosto il potere di salvare, di introdurre l’umanità dentro al mistero della sua propria vita.
La manifestazione della potenza di Dio nella risurrezione di Gesù è orientata verso di noi. Cristo ha vinto la morte; ma questa vittoria è per la nostra risurrezione. Cristo è stato investito di un potere salvifico che esercita su di noi per liberarci da ogni forma di schiavitù. Questo fonda la missione della Chiesa: essa sta in mezzo al mondo e tuttavia vive non sotto il dominio del mondo ma sotto la sovranità di Cristo. Tutto il senso della sua esistenza è quindi quello di presentare al mondo la sovranità di Cristo perché gli uomini la riconoscano e liberamente l’accettino.
v.19: L’espressione originale del vangelo di Matteo, tradotta in italiano “fate discepoli”, cioè ammaestrate, ha un significato più preciso: “Fate discepoli tutti i popoli”. Tutti e ognuno, senza distinzioni, sono destinatari della missione degli inviati di Gesù. Lo scopo della loro missione è di farli discepoli di Gesù. Solo con la risurrezione di Gesù si apre l’orizzonte dell’invio a tutte le nazioni per fare di esse l’unico popolo di Dio.
Con il battesimo coloro che hanno creduto entrano in una vita nuova, nella vita divina, trinitaria. Si noti che Matteo parla di un battesimo con formula trinitaria, mentre il battesimo nei primi anni veniva conferito nel nome di Gesù. Matteo deve aver preso questa formula dall’uso liturgico della sua comunità e questo sta ad indicare che ormai era cresciuta nella chiesa primitiva la consapevolezza della divinità non solo di Gesù ma anche dello Spirito. Si sta facendo largo una comprensione più adeguata del tema dello Spirito, che non appare più come forza impersonale proveniente da Dio, ma viene messo sullo stesso piano personale del Padre e del Figlio.
v.20: Matteo ricorda che il tempo della Chiesa è caratterizzato non solo dall’imperativo, dal comando, ma anche dalla promessa: è il tempo della promessa e della fiducia che deriva da questa presenza invisibile, ma efficace, reale, del Cristo risorto. Così, dopo l’imperativo ad osservare i comandamenti, il Risorto aggiunge una formula: “Io sono con voi”, che è ripetuta nell’Antico Testamento ogni volta che Jhveh, affidando una missione impegnativa, vuole assicurare anche la sua presenza operante, salvifica, reale.
Allo stesso modo Gesù sarà accanto ai suoi con il suo aiuto salvifico e misericordioso. Tale presenza del Risorto non si riferisce solo agli Undici, ma a tutta la Chiesa, ai credenti di ogni tempo. Attraverso questa custodia di Gesù i discepoli lo sperimenteranno davvero come Emmanuele, “Dio con noi”.
Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/
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