
«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Matteo 28,16-20
«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Questa è una parola che conforta e consola, ma spesso sembra irreale; talvolta ci si sente abbandonati, non accompagnati. È quindi importante capire bene il senso delle parole del breve Vangelo di questa festa dell’Ascensione.
La frase finale di Gesù riecheggia una formula ereditata dall’Antico Testamento, quella di un Dio presente, ma soprattutto alleato del suo popolo. Il “Dio-con-noi” che è il nome “Emanuele” rappresenta il compimento della formula: «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio» presente sin dal Sinai, ed è un lungo processo di crescita nell’unione con Dio, fino al compimento nel corpo del Signore Gesù Cristo, che è vero Dio e vero uomo, in una unione perfetta e definitiva.
Tutto molto bello, ma perché poi ci si sente soli, allora? Badiamo bene a quel che dice Gesù prima di quella frase finale: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». Ecco il luogo della sua presenza: nel compito di evangelizzazione che è la missione centrale della Chiesa.
Cerchiamo di capire: il luogo dove poter riconoscere la potenza di Dio non è ovunque perché Dio non ci accompagna per andare a spasso, ma per la missione che ci ha dato. Dice un altro Vangelo: «Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo» (Gv 11,9), e altrove dice ancora: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Forse Dio Padre non veglia sempre su di noi? Forse Gesù non è ovunque il Signore? Forse lo Spirito Santo non è sempre solerte con le sue ispirazioni? No, Dio non ci abbandona mai, questo è sicuro.
Ma siamo vertiginosamente liberi: possiamo scegliere di camminare nella tenebra, rifiutare il Padre, consegnarci ad altre signorie e contristare lo Spirito.
LA NOSTRA MISSIONE. Un punto nodale dell’Ascensione è la liberalità con cui il Signore ci accorda fiducia, consegnandoci la sua opera. In modo inspiegabile la salvezza di questo mondo passa per il compimento della nostra missione di cristiani. San Paolo dice: «Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?» (Rm 10,14). Il Signore Gesù è sempre con noi, ma noi (e il mondo) lo percepiamo pienamente il giorno in cui entriamo nella nostra missione.
Nel giorno dell’Ascensione inizia il tempo della creatività cristiana, quando l’uomo impara a fare le cose con il Signore, ma a farle in prima persona. È il periodo adulto della Storia della Salvezza. In questa epoca il centro della nostra vita, diceva N. Berdjaev, non è più la nostra salvezza, ma quella altrui. Non siamo a questo mondo solo per salvarci, ma per essere strumenti di salvezza. Come quando si diventa padri o madri: la cosa più importante non è più la nostra vita, ma quella di chi ci è affidato. Ed è qui che appare il Signore accanto a noi.
Fonte:https://www.famigliacristiana.it/
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