Tonino Lasconi”Granelli di senape e lievito buono contro la zizzania”

Eliminare la zizzania è un’illusione. Rubargli spazio è fede, coraggio e saggezza.

In questa domenica il brano di vangelo è un grappolo di parabole. Gesù inizia con quella del grano e della zizzania, che i discepoli non comprendono e che Gesù spiegherà loro soltanto la sera, una volta rientrati in casa, quando avrà spiegato anche quelle del granello di senape e del lievito con le quali aveva continuato a intrattenere la folla. Seguiamo anche noi lo stesso percorso.

Il buon seme e la zizzania. Un uomo semina del buon grano nel suo campo. Di notte un suo nemico lo riempie di erbaccia. Quando l’effetto disastroso diventa visibile, i servi si offrono di estirpare la zizzania. «No – dice il padrone – perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano». La selezione si farà alla fine: la zizzania sul fuoco, il grano nel granaio.
Alla sera Gesù spiega: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli». Soltanto alla fine: «pianto e stridore di denti» per i malvagi, «sole del regno del Padre» per i buoni.

L’evangelista non riporta le reazioni dei discepoli, però sicuramente essi (così come la folla) non saranno stati d’accordo. Come lo sappiamo? Ragionavano come noi. E noi non siamo d’accordo. Perché lasciare la zizzania a sfruttare il terreno? Estirpandola, sarebbe partita qualche spiga, ma le altre sarebbe cresciute meglio. E poi perché dare soddisfazione al “nemico” che segretamente gongolava nel vedere la sua erbaccia fare concorrenza al grano? No, no! Pulizia subito. È quello che dovrebbe fare Dio, ed è quello che spesso gli chiediamo: una bella ripulita di tutti coloro che commettono «scandali e iniquità», in modo che i buoni (tra i quali ovviamente noi!) possano vivere in pace. Ma perché Dio non lo fa?

Dio non lo fa perché, avendoci creati liberi, «a sua immagine e somiglianza», deve lasciarci liberi di seminare sia il grano che la zizzania; e anche perché «ha cura di tutte le cose» che ha creato, anche dei seminatori di zizzania, ai quali concede tempo e possibilità di convertirsi. Egli, infatti, padrone della forza, giudica con mitezza e ci governa con molta indulgenza, dando ai suoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, sia concesso il pentimento.

“Ma nel frattempo, noi buoni dobbiamo sopportare e basta?”.
Prima di tutto dobbiamo abbandonare la presunzione di essere buoni. Siamo proprio sicuri che, se Dio desse la ripulita che gli chiediamo, noi saremmo trovati dalla parte del grano buono? Oltre a «non farsi un’idea troppo alta di noi stessi» (Cfr. Rm12, 16), i buoni non devono starsene ad aspettare passivamente la soluzione finale. Tutt’altro! Con la mitezza e la pazienza di Dio devono credere che il bene, anche se non appare e non fa scena come la zizzania, è come il granello di senape, «il più piccolo di tutti i semi ma che, una volta cresciuto… diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Essi, i buoni, possono e devono essere come il lievito «che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Eliminare la zizzania è un’illusione. Rubargli spazio è fede, coraggio e saggezza.

Le parabole della zizzania, del granello di senape e del lievito sono di una attualità straordinaria. «La dittatura del relativismo» (papa Ratzinger), dopo aver scambiato la libertà con il “faccio quello che mi pare”, e avere annullato la distinzione tra grano e zizzania, si illude di estirpare gli effetti nefasti di queste scelte di vita, invocando pene severe, telecamere dappertutto, potenziamento delle forze dell’ordine… Poi appena il carabiniere si gira… Lo si è visto durante il lockdown e lo si vede adesso nei confronti delle precauzioni necessarie. Per combattere la zizzania tante cose possono essere utili, ma necessario è l’impegno a essere granelli di senape e lievito buono dentro al vissuto quotidiano.

Fonte:https://www.paoline.it/