Alessandro Cortesi Commento XVII domenica tempo ordinario

(Gerrit Dou – su disegno di Rembrandt-, Parabola del tesoro nascosto, 1630 circa; ved. )

1Re 3,5.7-12; Rom 8,28-30; Mt 13,44-52

“Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male…”

La prima lettura presenta un dialogo tra Dio e Salomone, il re esempio della sapienza e dell’arte del governare. Salomone non chiede né potenza, né ricchezza né gloria personale. Consapevole del suo limite chiede a Dio di saper distinguere il bene dal male, di essere operatore di giustizia in mezzo al popolo.

Chiede a Dio un cuore docile: il cuore, centro delle scelte secondo la Bibbia, è luogo dell’ascolto. E’ luogo da coltivare per capire bene le situazioni, saper distinguere con fatica il bene dal male, e portare ad attuazione le scelte maturate. Cuore docile potrebbe essere indicato come coscienza attenta.

Un cuore capace di ‘giustizia’ indica sia il rapporto con Dio sia il rapporto con gli altri. Salomone vive la consapevolezza di una duplice fedeltà: a Dio in primo luogo, perché le sue scelte siano ispirate da lui. Nel contempo egli vede il suo compito in riferimento alle persone a lui affidate, un intero popolo. Desidera essere re come responsabile di governare la vita, per attuare cura per gli altri.

Nel vangelo di Matteo dopo i capitoli 11 e 12 che presentano le difficoltà e la crisi che attraversa la vita di Gesù – l’arresto di Giovanni, l’ostilità e l’abbandono – nel capitolo 13 Matteo raccoglie la risposta di Gesù a queste difficoltà. Il suo parlare è tutto orientato ad indicare l’orizzonte della sua vita, la speranza che lo guida nel cammino, la bella notizia in cui desidera coinvolgere chi incontra: il regno dei cieli come incontro con Dio vicino ai poveri che si prende cura dei suoi figli e apre relazioni nuove.

Gesù parla del regno dei cieli indicando innanzitutto l’esperienza della ricerca. Chi ascolta le sue parole è chiamato ad una apertura e a mettersi in cammino. Il regno dei cieli è scoperta di una realtà nascosta ma preziosa, più grande di ogni tesoro umano. L’immagine del tesoro racchiude questo senso di preziosità di fronte alla quale tutto io resto diviene meno importante.

Il ritrovamento di una perla indica nel regno dei cieli un’occasione unica, che si dà in modo inatteso e sorprendente. Un dono da non perdere, da non sprecare. E suggerisce anche lo stile con cui accogliere questa scoperta: con gioia.

La terza parabola rinvia all’esperienza della pesca. Nella legge ebraica alcuni pesci erano considerati impuri e dopo la pesca andavano eliminati (Lev 11,10). Gesù parte da questa esperienza per parlare del regno come di una realtà presente che esige pazienza e attesa. L’azione di selezionare i pesci buoni dai cattivi è da lasciare alla fine. Non è questo il momento. Il compito del presente è un altro, è il tempo del gettare la rete nel mare dell’umanità, il tempo del raduno. Il regno è realtà già in atto e rinvia ad un futuro nelle mani di Dio.

Il regno dei cieli è cuore dell’insegnamento di Gesù: nelle difficoltà risponde con questa fiducia incrollabile nella presenza del regno che è tesoro e perla ed esige attesa.

Anche nella seconda lettura risuona questa medesima fiducia nel tempo come luogo in cui Dio sta conducendo il suo disegno di salvezza: ‘noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno’.

Alessandro Cortesi op

VanGogh_barche(Amsterdam, Van Gogh Museum – Vincent van Gogh Foundation)

Cercare, trovare

“Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripetè per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”. “Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”. (M.Buber, Il cammino dell’uomo ed. Qiqajon)

Le parabole di Gesù parlano di ricerca e scoperta. C’è un tesoro nascosto dove meno si aspetta. La vita umana può essere letta come avventura di ricerca ininterrotta.

Due testi diversi possono aiutare a scorgere dimensioni presenti nella ricerca e nella tensione a trovare, pur rimanendo sulla soglia. Il primo è questo testo di Martin Buber. E’ tratto dal libretto Il cammino dell’uomo, e parla di un percorso, quello della vita, quello di ogni uomo e donna che attraversa regioni lontane e sentieri difficili spinto da una tensione a trovare un tesoro. Un tesoro nascosto. Eppure quel tesoro è sotto la stufa di casa e tanto cammino conduce a scoprire l’inatteso. E’ un testo che risente della profonda spiritualità dell’attesa e della promessa propri dell’ebraismo.

Il secondo è un testo di un gruppo musicale contemporaneo, gli U2, gruppo sorto attorno alla figura di Bono Vox nel 1976 a Dublino e che da allora è uno dei gruppi che ha segnato la storia della musica rock . E’ una canzone che parla di cammini, di esperienze nella tensione ad uno ‘stare con’, ad un incontro percepito più importante. Compaiono riferimenti al ‘regno’ che viene o è già venuto e l’affermazione di un credere che pur si mantiene insieme ad un non aver trovato. Sospeso in una ricerca aperta. E’ quasi un’eco della bellissima invocazione del vangelo, forse eco della autentica preghiera: ‘Credo, aiutami nella mia incredulità’ ma è anche rispecchiamento della condizione umana di essere viandante, in cammino, proteso a cercare e trovare. La canzone comunica il senso di una sospensione tra il movimento della ricerca e i riferimenti all’incontro con quel tu che all’inizio viene evocato ed è presente, e nascosto, interlocutore di un’apertura e desiderio che attraversano la vita nella sua complessità e concretezza. Presenza che suscita la domanda e spinge ad una ricerca ininterrotta.

Ho scalato le montagne più alte / Ho corso attraverso i campi / Solo per stare con te / Solo per stare con te / Ho corso / Ho strisciato / Ho scalato queste mura della città / Queste mura della città / Solo per stare con te / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando

Ho baciato labbra di miele / ho sentito la salvezza nelle dita / bruciava come fuoco / questo bruciante desiderio / Ho parlato con la lingua degli angeli / ho tenuto la mano di un diavolo / faceva caldo nella notte / ero freddo come una pietra / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando

Credo nel regno che viene / Allora tutti i colori sbiadiranno in uno solo / Sbiadiranno in uno / Ma sì, sto ancora correndo / Hai rotto i lacci / e hai sciolto le catene / hai portato la croce della mia vergogna, / della mia vergogna / Sai che ci credo / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando / Ma non ho ancora trovato / Cosa sto cercando

Alessandro Cortesi op

I have climbed the highest mountains / I have run through the fields / Only to be with you / Only to be with you / I have run I have crawled / I have scaled these city walls / These city walls / Only to be with you / But I still haven’t found / What I’m looking for / But I still haven’t found / What I’m looking for

I have kissed honey lips / Felt the healing in the fingertips / It burned like fire / This burning desire / I have spoke with the tongue of angels / I have held the hand of a devil / It was warm in the night / I was cold as a stone / But I still haven’t found / What I’m looking for / But I still haven’t found / What I’m looking for

I believe in the Kingdom come / Then all the colors will bleed into one / Bleed into one / But yes, I’m still running / You broke the bonds / and you loosened chains / carried the cross of my shame, of my shame / You know I believe it / But I still haven’t found / What I’m looking for / But I still haven’t found / What I’m looking for / But I still haven’t found / What I’m looking for / But I still haven’t found / What I’m looking for