Don Luciano

Don Luciano”L’amore vero genera bellezza”

Assunta 2020: L’amore vero genera bellezza

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Breve commento
La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo in anima e corpo alla fine della sua vita terrena, viene spesso definita come la “Pasqua di Maria”. Questa dicitura sottolinea l’intima unione della Madre col Figlio, evidente in tutta la sua vita, dal concepimento verginale, all’accoglienza del disegno di Dio su di Lei nell’Annunciazione, al momento più tragico della presenza sotto la croce del Figlio, fino al termine della sua vita quando lo stesso Figlio l’ha resa partecipe della sua luce e della sua gloria. La disponibilità assoluta di Maria al piano della Trinità, mediante la quale ha accolto la vocazione ad essere Madre di Cristo, ha permesso a Dio di operare in Lei le “grandi cose” del Magnificat. Il segno di Maria, già partecipe in corpo ed anima della gloria dei risorti, ci fa comprendere come Dio – di fronte alla disponibilità della sua creatura che Lo accoglie e Gli concede il primato – non tolga nulla alla sua dignità e libertà, ma la innalzi ad una dignità e bellezza nuova, che niente e nessuno in questo mondo potrà mai donare. Se la creatura umana confida nelle cose di questo mondo, finisce per sperimentare soltanto angoscia, tristezza e delusione. Confidando e “investendo” su Dio, invece, le sono dischiuse le altezze dell’eternità. Mentre il mondo attrae con le sue lusinghe e i suoi rumori, la presenza silenziosa ed efficace di Dio con la sua potenza può realizzare la vera bellezza, che non è destinata a sfiorire, ma resta per sempre, come frutto maturo dell’azione discreta e incisiva della sua grazia. La bellezza di Dio, che rifulge in Maria Assunta in cielo, ci attrae verso “le cose di lassù” (Col 3,1), come vera meta del nostro cammino sulla terra. Lo splendore di Maria va di pari passo con la sua costante crescita nell’amore. Solo l’amore, che è dono totale di sé e ricerca totalizzante del bene, genera la vera bellezza, quella che non conosce tramonto. L’accoglienza disponibile del piano di Dio in Maria ha avviato in Lei questo movimento di crescita nell’amore, tanto che non ha potuto trattenere per sé tale Presenza, ma ha voluto immediatamente condividerla con sua cugina Elisabetta, recandosi a visitarla in fretta, dopo che l’Angelo era partito da Lei. Tutta la vita di Maria è segnata da questo progresso costante nell’amore, che ha raggiunto il suo compimento nell’unione intima della Madre alle sofferenze del Figlio sulla croce. Lungi dall’essere un sentimento sdolcinato e molliccio, l’amore vero si manifesta specialmente nel dono totale di sè per l’altro, come Gesù ci ha insegnato: “non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). La bellezza di Maria, dunque, come partecipazione all’eterna bellezza di Cristo, “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 44,3), è maturata nel progresso fino alla perfezione di questo amore vero. Non dimentichiamolo: come il Crocifisso è il Risorto, così anche l’Addolorata è l’Assunta! L’elemento unificante delle loro identità sta tutto nella pienezza dell’amore. Guardare a Maria Assunta in cielo come compimento di questo percorso e invocarla con devozione, con la certezza che Dio già ha vinto in Cristo Risorto sulla sofferenza, il peccato e la morte, fa sorgere in noi il forte desiderio di partecipare a questa stessa gloria celeste alla quale tutti noi siamo chiamati, se la desideriamo veramente. Il “segno di consolazione e di sicura speranza” (Lumen Gentium, 68), che è Maria, ci invita a prendere sul serio le sfide di ogni giorno, con le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte, sapendo che se tutto questo viene accolto con fede, può contribuire al progresso e alla costante purificazione del nostro amore, che germoglierà in una bellezza eterna è intramontabile, proprio come quella della Madre.

Fonte:https://caritasveritatis.blog/


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